Milano, Roma, Venezia, Reggio Emilia: città diverse, ma tutte animate da un fermento artistico che non si ferma mai. La 15ª edizione di MIA Photo Fair è appena passata, lasciando tracce vive nel mondo della fotografia contemporanea. Artbox, in onda il 31 marzo su Sky Arte, raccoglie queste energie e le trasforma in un racconto intenso. Tra incontri ravvicinati, mostre che sfidano il tempo e riflessioni sulla storia dell’arte barocca, il programma si fa guida dentro un panorama artistico in continuo movimento. Non solo eventi appena trascorsi, ma anche anticipazioni sulle novità in arrivo: un viaggio che non si accontenta di mostrare, ma invita a capire cosa c’è dietro l’arte visiva oggi.
Dal 19 al 22 marzo, Milano ha ospitato la 15ª edizione di MIA Photo Fair negli spazi di Superstudio Più. La fiera si è confermata un appuntamento imprescindibile per la fotografia internazionale, con 111 espositori e oltre 300 artisti presenti in tutte le sezioni. Il tema scelto quest’anno è stato la metamorfosi dell’umanità, raccontata attraverso linguaggi e tecniche che si intrecciano con l’epopea mitologica di Ovidio. Un tema complesso che ha spinto a riflettere su come la fotografia possa ancora reinventarsi, sia nei contenuti sia nelle forme, trovando negli artisti nuovi modi per raccontare trasformazione e diversità.
Francesca Malgara, direttrice della fiera, ha sottolineato come MIA sia oggi un crocevia dove le diverse espressioni fotografiche si incontrano, aprendosi anche a contaminazioni con la narrazione visiva contemporanea. A fianco a lei, Rischa Paterlini, curatrice del Focus Latino, ha spiegato come la piattaforma ospiti convegni ed esposizioni che esplorano territori poco noti o emergenti in Sud America, offrendo nuove prospettive e valorizzando artisti capaci di raccontare il presente con originalità.
In questa edizione, la fotografia non è stata solo documentazione, ma ha generato domande e stimoli su temi come identità, corpo e ambiente. Ogni stand è stato uno spazio di confronto sull’evoluzione delle tecniche, dall’analogico al digitale, e sulle nuove modalità di fruizione, con installazioni interattive che hanno affiancato la tradizionale esposizione. Il successo di Milano conferma il ruolo di MIA Photo Fair come punto di riferimento per chi segue l’arte fotografica di oggi e di domani.
Artbox ci porta ora nel cuore di Roma, a Palazzo Barberini, dove fino al 14 giugno è aperta una mostra sul legame tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, poi papa Urbano VIII. Due figure chiave che hanno plasmato il barocco romano, intrecciando arte e potere in modo indissolubile. A raccontare questo sodalizio sono Thomas Clement Salomon, direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, e Maurizia Cicconi, curatrice dell’esposizione.
La mostra espone opere emblematiche, come il celebre Baldacchino di San Pietro, simbolo di un’epoca in cui il potere ecclesiastico si esprimeva attraverso l’arte monumentale e carica di emozioni. Si mostra come Bernini, sostenuto dall’autorità di Barberini, abbia trasformato Roma in un palcoscenico di forme e sensazioni capaci di affascinare i fedeli e di stabilire una nuova estetica sacra.
Tra dipinti, sculture e documenti, si ricostruisce la sinergia tra uno dei più grandi artisti del Seicento e un mecenate lungimirante, mettendo in luce il ruolo dell’arte nella storia politica e religiosa dell’epoca. L’analisi si spinge anche sugli aspetti più personali del loro rapporto, fatto di rispetto, ammirazione e un interesse comune per il rinnovamento artistico.
Nel segmento “Invito al viaggio”, guidato da Maria Vittoria Baravelli, si esplora un elemento spesso invisibile ma fondamentale nella rappresentazione visiva: l’ombra. Questo filo rosso attraversa la storia dell’arte e delle immagini, da Platone al Novecento. La rubrica mostra come il buio, spesso visto come assenza, diventi invece una forza creativa che svela dettagli nascosti e profondità simboliche.
Baravelli accompagna lo spettatore tra le ombre cariche di tensione nelle opere di Caravaggio, dove il chiaroscuro amplifica il dramma, e quelle surreali di Salvador Dalì, con giochi di luce che confondono realtà e sogno. Il viaggio passa anche per l’architettura di Aldo Rossi, dove l’ombra diventa elemento capace di definire gli spazi e suscitare emozioni.
Questa riflessione mette in discussione l’idea classica della luce come unica fonte di verità visiva, mostrando come l’ombra possa rivelare aspetti nascosti, profondi e inconsci. Nel gioco tra presenze e assenze, l’ombra si rivela protagonista e non semplice sfondo.
La puntata di Artbox dedica spazio anche a eventi e luoghi chiave della scena artistica italiana. Tra questi spicca la mostra personale di Giuditta Branconi, giovane artista nata nel 1998 in provincia di Teramo. La sua esposizione “Cannon Fodder”, ospitata alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia, affronta temi forti con un linguaggio contemporaneo, mettendo al centro questioni di identità e conflitto. Le sue opere, realizzate con tecniche e materiali diversi, invitano a una lettura partecipata e critica.
Parallelamente, si racconta la storia di Ca’ Pesaro a Venezia, sede storica delle prime collezioni di arte moderna in città. Questo museo internazionale rappresenta una tappa fondamentale per capire come l’arte moderna si sia diffusa e accolta in un contesto tradizionalmente legato al passato. Il racconto si concentra sulle trasformazioni del museo e sul suo ruolo nel promuovere artisti innovativi, creando un ponte tra antico e contemporaneo.
Nella rubrica “Agenda e News”, il programma offre infine una panoramica delle novità più importanti nel panorama espositivo nazionale, confermandosi un punto di riferimento aggiornato per appassionati e operatori culturali che vogliono restare al passo con le dinamiche del settore.
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