Categories: Viaggi

Castello di Vêves in Vallonia: il fascino medievale tra le guglie del Belgio

Su uno sperone roccioso, immerso nel verde della Vallonia meridionale, si erge il castello di Vêves. Quel maniero di pietra grigio-ocra, con le sue torri affusolate e i tetti a cono, sembra uscito da un racconto senza tempo. Chiamato “La Bella Addormentata”, ha attraversato quasi due secoli di silenzio, come sospeso in un lungo sonno. Eppure, la famiglia nobile che lo custodisce da quasi ottocento anni non ha mai lasciato che il suo spirito si spegnesse. Le mura spesse parlano di battaglie e difese, ma soprattutto raccontano la storia di un legame profondo, un filo che tiene insieme passato e presente in un angolo di Belgio dove il tempo sembra scorrere a ritmi diversi.

Dalle origini al presente: il lungo cammino di Vêves

Le radici di questo castello affondano in epoche lontane. La tradizione lo lega al VII secolo e a Pipino di Herstal, figura importante del periodo carolingio, anche se le prime testimonianze certe risalgono al XII secolo. Fu allora, con il matrimonio di Wauthier de Beaufort, che la famiglia Beaufort mise le mani su queste terre e sul castello, diventando protagonista stabile della zona.

Nel corso dei secoli, Vêves ha subito incendi e danni causati da guerre. Ma ogni volta la famiglia Beaufort ha ricostruito e rinnovato l’edificio, che oggi mostra un aspetto che mescola medievale e Rinascimento, con aggiunte successive. Un restauro importante nel Novecento, tra il 1969 e il 1979, ha riportato alla luce un grande camino medievale nella sala delle armi, eliminando modifiche più recenti e restituendo all’ambiente le sue dimensioni originali. Grazie a questo lavoro, il castello ha cominciato ad aprirsi al pubblico, pur restando sotto la gestione diretta della famiglia: un fatto raro e prezioso per una dimora di questo tipo in Europa.

Architettura tra difesa e eleganza nobiliare

Il castello colpisce per la robustezza delle sue mura e per i dettagli architettonici che raccontano una doppia funzione: quella militare e quella residenziale. Il mastio, la torre principale, si alza per circa 36 metri, con una base cilindrica di 8 metri di diametro e mura spesse fino a 3 metri. Nel Medioevo era l’ultimo rifugio in caso di assedio, oggi domina il paesaggio con la sua imponenza.

Le torri laterali, con i loro tetti conici e sottili, danno al castello un’aria da favola. Quattro torri grandi e due più piccole disegnano una sagoma riconoscibile che affascina chiunque la guardi.

Gli interni non sono da meno. La sala delle armi, appena restaurata, ospita il grande camino medievale e pareti decorate che raccontano secoli di vita cavalleresca. Armature e simboli araldici sottolineano l’eredità guerriera del castello, mentre le pareti in legno, i quadri degli antenati e i mobili intarsiati parlano della vita quotidiana della nobiltà.

Il XVIII secolo ha lasciato il segno con boiserie scolpite, finestre più ampie in stile Luigi XV e spazi come le alcove private, che mostrano il passaggio da fortezza a residenza aristocratica. Saloni, camere e corridoi raccontano la vita raffinata della nobiltà europea nei secoli.

Il cortile triangolare: cuore pulsante della storia locale

La pianta del castello disegna un triangolo irregolare che racchiude un cortile raccolto, circondato da mura e torri. Questo spazio esterno resta vivo dentro la struttura. Ogni anno qui si tiene una parata storica organizzata dalla Compagnie de la Terre de Celles, una rievocazione della milizia che per secoli difese la baronia. L’evento rafforza il legame tra passato e presente, ricordando il ruolo difensivo del castello nella comunità.

Il cortile è più di un semplice spazio: è un luogo di memoria e continuità storica, un simbolo che lega la vita del castello a quella del territorio circostante.

La leggenda della statua miracolosa e la fede nel maniero

Tra le tante storie legate a Vêves, spicca quella di un episodio del XVII secolo. Nel 1609 un boscaiolo trovò una statua della Vergine Maria dentro una quercia appena abbattuta vicino al castello. La statua fu portata nella residenza nobiliare. Poco dopo, uno dei figli della famiglia cadde da una scala e rimase gravemente ferito.

La famiglia pregò davanti alla statua per ore e, contro ogni previsione medica, il bambino si salvò. In segno di riconoscenza, il barone fece costruire una cappella nel punto del ritrovamento, aggiungendo così un tassello spirituale alla storia del castello, che intreccia fede e vita terrena.

Come arrivare a Vêves e vivere l’esperienza

Il castello si trova appena fuori dal villaggio di Celles, nella provincia di Namur, immerso nelle vallate verdi delle Ardenne belghe. È a circa due chilometri dal centro del paese, circondato da boschi tipici della zona.

La città più vicina è Dinant, raggiungibile in dieci minuti di auto. Il castello è ben collegato alle strade regionali: da Namur si arriva in mezz’ora, da Charleroi in circa 50 minuti, da Bruxelles poco più di un’ora. Chi viaggia in treno può scendere a Dinant e prendere un taxi o un’auto per gli ultimi 15 minuti.

Percorrendo la strada nella valle, il castello si mostra piano piano: prima una torre che spunta tra gli alberi, poi le altre, fino a rivelare l’intero complesso. È una vista suggestiva, autentica, che conferma una continuità rara: la fortezza medievale è ancora oggi abitata e curata dalla stessa famiglia che la possiede da otto secoli. Un caso unico in Europa, dove si fondono architettura, storia, vita nobiliare e tradizione.

Redazione

Recent Posts

Viaggiare in aereo è sicuro? Il Rapporto IATA 2025 svela tutti i dati sulla sicurezza dei voli

Nel 2024, i voli commerciali hanno superato i 40 milioni in tutto il mondo. Numeri…

3 ore ago

Liza Minnelli compie 80 anni: vita, carriera e il premio GLAAD per la comunità LGBTQ+

La verità è sempre un viaggio complicato, confessa l’autore, immergendosi in un racconto a tratti…

4 ore ago

Ministero della Cultura acquisisce il Teatro Sannazaro di Napoli: nuova gemma dopo Antonello e Caravaggio

Quando a febbraio un incendio ha avvolto il Teatro Sannazaro di Napoli, le fiamme hanno…

5 ore ago

Rarotonga, l’isola senza semafori nel Pacifico: un paradiso vulcanico tra mito e natura incontaminata

Quaranta minuti: è il tempo che serve per fare il giro completo di Rarotonga, seguendo…

23 ore ago

Addio a David Harding, lo scultore scozzese che ha lasciato il segno a Villa Borghese con l’arte partecipata

Un anno fa, tra gli alberi secolari di Villa Borghese, è spuntata una traccia insolita:…

24 ore ago

Estate 2026: Le mete sicure e consigliate per viaggiare in tranquillità nonostante i conflitti globali

Le tensioni in Medio Oriente non sono solo notizie di cronaca: stanno cambiando le rotte…

1 giorno ago