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Catania Capitale Italiana della Cultura 2028: la sfida e il sogno raccontati dal sindaco

Era quasi mezzogiorno di un venerdì di maggio quando, dall’ufficio del sindaco di Catania, le campane di Sant’Agata ruppero il silenzio della videoconferenza con Milano e Roma. Quel suono antico, potente, sembrava scandire l’inizio di qualcosa di nuovo. Quella chiamata ha dato il via alla candidatura di Catania a Capitale Italiana della Cultura 2028. Non era solo un’idea: dietro c’erano politica, cultura, società, e il lavoro di consulenti come Pts e Melting Pro, che hanno continuato a tessere la rete fino alle audizioni di Roma a fine febbraio.

L’energia del festival di Sant’Agata, che richiama ogni anno un milione di persone in tre giorni di festa itinerante, ha caricato di entusiasmo la candidatura. È considerato uno dei più grandi eventi religiosi al mondo, il secondo in Europa. Quel festival è stato l’ultima immagine viva della città, il suo cuore pulsante, pronta a farsi vedere dal Ministero della Cultura. Ma la sfida andava oltre la tradizione: voleva costruire un futuro diverso, una Catania nuova, consapevole e pronta a cambiare.

Catania: tra radici profonde e uno sguardo al domani

Le tradizioni come quella di Sant’Agata sono parte fondamentale dell’identità di Catania, ma da sole non bastano a giustificare una candidatura così ambiziosa. Il dossier “Catania Continua” non vuole solo celebrare rituali, anche se a volte segnati da contraddizioni. Piuttosto racconta una città che guarda avanti. Le parole di Goliarda Sapienza e Beppe Fava accompagnano questa visione, indicando che l’obiettivo è costruire un progetto vero, non solo celebrare una storia.

Il dossier parte da un dato preciso: il 2028. Non è un sogno vago, ma un traguardo concreto da raggiungere con numeri, dati, coinvolgimento di tutti e linee guida chiare. La città che si vuole ricostruire non è un’immagine idealizzata, ma un organismo complesso fatto di persone, spazi e relazioni. Le società che hanno seguito il progetto hanno puntato tutto sul valore del tempo, dello spazio condiviso e sulla collaborazione tra istituzioni e cittadini.

La forza della partecipazione: un motore di cambiamento

Uno degli aspetti più importanti di questa candidatura è stata la partecipazione attiva della gente. Tra luglio e agosto, al Palazzo della Cultura, si sono svolti tanti seminari con una grande affluenza. Si è parlato di parole chiave e di progetti concreti, pensati per rispondere alle esigenze e alle potenzialità di Catania. Startup culturali, operatori sociali, artisti, insegnanti e imprenditori hanno dato vita a open call e sessioni di co-progettazione che hanno coinvolto più di 110 persone.

La progettazione culturale ha affrontato temi urgenti: dalla lotta alla povertà educativa a una distribuzione più equa delle risorse tra centro e periferie. Sono emersi anche nuovi modi di valorizzare il territorio, come la riscoperta del “mare che non c’è”, cioè il legame dimenticato con la tradizione dei pescatori. Si è riacceso un senso di appartenenza soprattutto tra i giovani, invitati a restare, tornare o a portare altri a investire in città.

Catania si conferma un polo di festival multidisciplinari, un luogo dove arte e scienza si intrecciano – dal neutrino osservato ai piedi dell’Etna alle ricerche astronomiche. Una realtà che crea reti inedite tra scuole, imprese, centri di ricerca e istituzioni, dando vita al “Piano Partecipato della Cultura 2038”.

Catania oltre il 2028: un laboratorio permanente di futuro

“Catania Continua” non è solo una candidatura, ma un vero laboratorio del Sud. Un ponte tra passato e futuro, tra radici profonde e voglia di innovazione. Le piazze, i vicoli e i chioschi diventano spazi di incontro e scambio, mentre l’Etna veglia sulla città con il suo respiro antico. L’idea di una città viva, con ritmi umani e naturali, ha guidato la stesura del dossier.

Questa visione di prossimità e socialità spinge a una progettazione condivisa che va oltre le solite scelte di governo. La sfida non è solo conquistare il titolo, ma cominciare subito a mettere in pratica i progetti, costruendo una comunità unita e proiettata al domani. L’auspicio è che questa candidatura sia il punto di partenza per unire realtà spesso distanti, riorganizzare spazi culturali e sociali e restituire dignità a un tempo e a un luogo condiviso.

Il cammino verso il 2028 ha già attivato una rete di collaborazioni e azioni concrete che continueranno almeno fino al 2038, con il Piano Partecipato della Cultura. Questo decennio in più serve a dimostrare la volontà di un impegno duraturo, che non si spegne con il riconoscimento ufficiale, ma si trasforma in un nuovo modo di vivere e immaginare Catania. Una città in movimento, che si riscopre e si reinventa, pronta a scrivere nuovi capitoli attraverso cultura e partecipazione.

Redazione

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