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Fabrizio Prevedello e l’arte silenziosa: la scultura ispirata alle Alpi Apuane in Versilia

Nel cuore delle Alpi Apuane, tra vette silenziose e cave di marmo che sembrano respirare, Fabrizio Prevedello dà forma a qualcosa di più di una semplice scultura. Non si limita a intagliare la pietra: cattura un gesto lento, quasi meditativo, che svela la voce nascosta del marmo e del silenzio stesso. La sua arte nasce da un contatto intenso con la terra, un dialogo che si allarga oltre il materiale, fino a riempire lo spazio—fisico e spirituale—intorno a ogni pezzo. Da Padova alla Versilia, Prevedello intreccia il suo cammino con la storia delle Alpi Apuane, i marmi preziosi e i vuoti che li circondano. Le sue opere, appese o incastonate nella roccia, sfidano il tempo, raccontando storie di memoria e radici profonde.

“Luogo”: tra architettura e spiritualità, una dimensione da scoprire

La parola “luogo” torna spesso nel lavoro di Prevedello, ma non è un luogo qualunque. Non si tratta di una semplice collocazione geografica, bensì di una dimensione più sfuggente, che va oltre ciò che si vede. Le sue sculture, spesso chiamate proprio “Luogo”, sono come architetture sospese tra realtà e pensiero. Sono fatte di acciaio, cemento, gesso e pietre, elementi che sembrano muri o facciate, ma il legame più forte è con il paesaggio, visto come un’architettura naturale da esplorare con lo sguardo e con il cuore.

Prevedello parla di “luogo” come di una parola aperta, piena di possibilità e domande, un invito a perdersi e ritrovarsi in spazi interiori che non ti aspetti. Questi spazi inventati spingono a leggere tanto l’ambiente esterno quanto quello dentro di noi, come se fossero un dialogo continuo. La sua idea di “Accumulo per scomparsa” racconta il peso delle esperienze e dei materiali raccolti nel tempo, dando spessore ai volumi delle sue sculture. Anche il tempo diventa materia, segno di crescita e dissoluzione.

Al Centro Pecci, un dialogo tra spazio e mente

Nel 2018, alla personale al Centro Pecci di Prato, Prevedello ha portato “Luogo”, un progetto che traduce in forme lo stretto rapporto tra interno ed esterno, pieno e vuoto. La scultura verticale “Rosone ” si erge come un diaframma che illumina e separa. Il rosone richiama le facciate sacre, evoca il sole e l’apertura alla luce.

Accanto, “Sceso da una cava sul monte dentro lo zaino” gioca con il riflesso dell’acqua: una pietra posata su uno specchio d’alluminio liquido cattura l’attenzione quasi come un oggetto sacro, un piccolo frammento estratto dalla montagna. L’elemento liquido, isolante nel suo riflesso, invita a uno sguardo più introspettivo, come se si stesse contemplando un ricordo perso.

Altre sculture, allineate sulle pareti, spingono lo sguardo verso l’alto, in un viaggio simbolico che va dalla materia alla contemplazione. Insieme, queste opere tracciano un percorso che fonde lo spazio concreto con quello mentale, mostrando come per Prevedello i confini tra i due mondi siano fluidi e intrecciati.

Alle pendici delle Alpi Apuane, il paesaggio che plasma l’arte

Nato a Padova, Prevedello ha scelto la Versilia e le Alpi Apuane come casa e laboratorio, un territorio che vive in modo diretto e intimo. Dopo l’Accademia di Carrara e un periodo a Berlino, dove ha lavorato fianco a fianco con artigiani, ha deciso di affrontare le montagne apuane, camminandole con calma e osservandole da vicino.

Nel 2010 ha compiuto un gesto simbolico: ha innestato un piccolo blocco di marmo in una cava abbandonata. Da allora ha ripetuto questa pratica sette volte, immergendosi lentamente tra i marmi, ascoltando il dialogo tra natura e mano dell’uomo. La parola “innesto” al posto di “intarsio” racconta la sua ricerca di vitalità, come se la scultura fosse un organismo vivo che cresce nel suo ambiente.

Questo lavoro lento, scandito dal passo e dallo scalpello, è anche una meditazione sul paesaggio e sul tempo, un modo per trovare una propria identità nello spazio e nell’esistenza. È un legame profondo, che mette Prevedello al centro di un rapporto autentico con la montagna e il marmo, un’arte che nasce dal contatto diretto con la materia e la natura.

Tra marmo e materiali industriali, la poetica dello scarto

Un tratto distintivo di Prevedello è il contrasto tra il marmo, spesso recuperato da scarti, e materiali più umili come cemento, acciaio e gesso. Questa mescolanza racconta una storia di rinascita, dove frammenti dimenticati trovano nuova vita e senso.

La Versilia diventa così un palcoscenico dove natura e uomo si incontrano: le montagne segnate dalle cave, il mare che delimita l’ambiente, creano uno scenario dove luce e materia si intrecciano continuamente. Il marmo, tagliato e sezionato, diventa architettura e testimonianza della fatica umana.

Il cemento, che richiama maestri come Pierluigi Nervi e Tadao Ando, si lega anche alla memoria personale di Prevedello, che ha radici nei muratori della sua famiglia. L’artista usa materiali semplici che raccontano storie di costruzione e fragilità, mentre i frammenti di marmo rimandano all’arte del mosaico antico, portando con sé un’identità stratificata.

I riferimenti formativi di Prevedello vengono da due scuole opposte: da una parte togliere materia, dall’altra costruire aggiungendo. Entrambe convivono nella sua scultura, dando vita a opere che oscillano tra sottrazione e accumulo, corpo e ricordo.

“Ritratto” 2021: quando la scultura cambia pelle

Nel 2021, Prevedello ha aperto una nuova strada, allontanandosi un po’ dal marmo per esplorare materiali più universali e meno legati al territorio. Nella mostra “Ritratto”, allestita in una fabbrica dismessa, ha usato gesso e bambù, materiali semplici e reperibili ovunque.

L’installazione ha ridefinito il suo lavoro, facendo dello spazio espositivo parte integrante dell’opera. Questa apertura verso materiali più leggeri e meno iconici segna la volontà di rivedere i rapporti tra scultura, spazio e identità.

Il doppio mondo di Prevedello – lo studio in zona artigianale e la casa immersa nel silenzio delle montagne – racconta un continuo passaggio tra azione e riflessione. La strada che li collega diventa un rito quotidiano, un tempo scandito che racconta la relazione dell’artista con il territorio e con se stesso.

Così il tempo, lo spazio e la materia dialogano in un racconto dove nulla è scontato. Prevedello trasforma il marmo in voce, il silenzio in segno, restituendo alla scultura uno spazio vivo e pulsante nel cuore delle Alpi Apuane.

Redazione

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