Categories: Arte

Raimondo Franchetti, l’ultimo esploratore italiano della Dancalia: la sua vita e avventure dimenticate

Nel 1935, un aereo precipitò nelle aride distese della Dancalia, portando via la vita di Raimondo Franchetti, uno degli ultimi grandi esploratori italiani. Nato nel 1889, Franchetti non fu un semplice viaggiatore: attraversò territori inesplorati, si trovò al centro di complesse dinamiche politiche e lasciò dietro di sé una scia di scoperte e collezioni che ancora oggi parlano di lui. Tra coraggio e controversie, la sua avventura africana racconta molto più di un viaggio: è la storia di un uomo che ha segnato profondamente l’Etiopia e l’eredità stessa dell’esplorazione.

Tra avventure, libri e passioni militari

Franchetti veniva da una famiglia benestante e colta: suo padre, il barone Alberto, era compositore, sua madre, Margherita Levi, contessa di origini reggiane. Da bambino si immerse soprattutto nei romanzi di Emilio Salgari, ma non fu mai un tipo da vita ordinata. La rigida disciplina dei collegi militari di Firenze e Milano non faceva per lui, e la sua voglia di libertà lo portò a cercare esperienze fuori dall’ordinario. Nel 1907 si lanciò in una caccia all’orso nelle Montagne Rocciose, mentre nel 1910 si trovava in Malesia, dove la sua prima grande avventura prese una piega drammatica: abbandonato su un’isola colpita dalla peste durante un viaggio da Singapore, rimase per undici mesi alla mercé di una tribù di pigmei. Quell’esperienza lo segnò profondamente, insegnandogli a cavarsela in condizioni estreme.

Tra il 1912 e il 1914 attraversò il Sudan, raccogliendo reperti etnografici e animali imbalsamati, frutto di spedizioni faticose. Questi tesori oggi sono conservati nei Musei Civici di Reggio Emilia, a testimonianza della sua passione per la cultura africana. Durante la Prima Guerra Mondiale si fece notare come volontario, guadagnandosi riconoscimenti per atti di valore. Nel 1920 sposò Bianca Rocca, anche lei contessa, con cui formò una famiglia numerosa e poco convenzionale: i quattro figli portarono nomi ispirati ai paesi africani esplorati dal padre, come Simba, Lorian, Nanucki e Afdera. Dal 1921 in poi visitò più volte l’Africa centrale, intrecciando la sua vita con territori come Kenya, Uganda, Etiopia e Somalia. I dati raccolti durante questi viaggi gli valsero la nomina a socio d’onore della Società Geografica Italiana, riconoscimento della serietà delle sue ricerche.

Dancalia, terra di scoperte e giochi di potere

Alla fine degli anni Venti, Franchetti organizzò una spedizione impegnativa nella Dancalia, una zona remota dell’Etiopia nota come “la porta dell’inferno” per il clima e il territorio estremi. Con il via libera delle autorità etiopi, nel novembre 1929 partì con una squadra di una dozzina di italiani, un centinaio di locali, due guide, trenta cammelli e sedici muletti. Il viaggio fu durissimo, con mille difficoltà per uomini e animali. Nonostante tutto, Franchetti raggiunse il luogo dove, cinquant’anni prima, erano stati uccisi i due esploratori italiani Giuseppe Maria Giulietti e Giuseppe Biglieri. Lì lasciò una lapide a loro memoria, un segno tangibile della continuità nella sfida dell’ignoto.

Ma quella spedizione nascondeva anche obiettivi politici meno dichiarati. Franchetti cercò di stringere accordi con alcune tribù locali per indebolire il governo centrale etiope e favorire un regime filo-italiano. Queste manovre lo legarono in modo indissolubile all’espansione coloniale italiana in Africa. Tornato in Italia fu accolto come un eroe e si impegnò in attività politiche legate al regime fascista, pur senza iscriversi formalmente al partito. Nel 1932 tornò in Etiopia per tentare una congiura contro l’imperatore Hailé Selassié, ma l’operazione fallì.

L’ultimo volo e il mistero che ancora pesa

Negli anni che precedettero l’invasione italiana dell’Etiopia, Franchetti si stabilì lì con il compito di avvicinare la popolazione all’alleanza con l’Italia. Dopo un breve ritorno in patria, nel 1935 ripartì per l’Africa a bordo di un aereo insieme a Luigi Razza, ministro dei Lavori Pubblici. Dopo una sosta al Cairo, l’aereo esplose in volo diretto ad Asmara, uccidendo tutti a bordo. Le cause di quel disastro non sono mai state chiarite del tutto, e circolano ancora ipotesi di sabotaggio da parte di agenti britannici contrari all’espansione italiana. Quella morte ha lasciato dietro di sé un alone di mistero che ancora oggi suscita domande sul destino dell’“ultimo esploratore”.

Il racconto di un uomo e le sue tracce nel tempo

Franchetti ha lasciato una testimonianza preziosa per capire le sue imprese: il libro Nella Dancàlia Etiopica. Spedizione Italiana 1928-1929, pubblicato nel 1931 e ristampato nel 2021 grazie allo studioso Miska Ruggeri. Il volume racconta con dovizia di particolari le condizioni, i luoghi e gli incontri della spedizione, mescolando rigore scientifico e spirito d’avventura. La sua figura è stata anche protagonista del documentario Dal polo all’equatore, realizzato nel 1987 da Angela Ricci Lucchi e Yervant Gianikian, che ripercorre la storia di esploratori e scienziati impegnati in territori estremi. Una memoria che tiene viva la storia di un uomo che ha incarnato l’esplorazione del Novecento, tra scienza, politica e avventura.

Redazione

Recent Posts

Torino ospita l’Expo Internazionale delle Accademie d’Arte: un incontro globale di creatività e talento

Il conto alla rovescia è già iniziato. Torino, con le sue strade cariche di storia…

44 minuti ago

Vittoriale: inaugurati i restauri di Mausoleo e Auditorium, nuova vita a due icone storiche

Un edificio storico nel cuore della città riapre dopo un restauro Un edificio storico nel…

3 ore ago

Castello di Vajdahunyad a Budapest: la meraviglia architettonica tra fiaba e storia nel cuore della città

A pochi passi dal centro di Budapest, nel vasto parco del Városliget, si nasconde un…

5 ore ago

I migliori campi di tulipani “you pick” in Italia: dove raccogliere i fiori più belli della stagione

Quando la primavera arriva, i campi di tulipani in Italia si trasformano in veri e…

9 ore ago

Treni Storici Lombardia 2026: Riparte la Stagione del Besanino Express da Milano Centrale

Il 29 marzo 2026, alle 9.25, dalla Stazione di Milano Centrale sbuffa il “Besanino Express”,…

10 ore ago

Alexander Calder: la grande mostra alla Fondation Louis Vuitton di Parigi per i 100 anni dall’arrivo in Francia

Alexander Calder e la rivoluzione della scultura a Montparnasse Nel 1926, Alexander Calder sbarcò a…

1 giorno ago