Nel 2014, a Londra, un padiglione leggero come un respiro si posava su un basamento di pietra grezza: era il progetto di Smiljan Radić Clarke per la Serpentine Gallery. Quel contrasto netto, tra trasparenze e matericità, fece subito parlare di sé. All’epoca, pochi immaginavano che sarebbe stato solo l’inizio di un percorso destinato a rivoluzionare l’architettura contemporanea. Oggi, a dodici anni di distanza, Radić conquista il Pritzker Prize 2026. Alejandro Aravena, presidente della giuria e vincitore del premio nel 2016, lo descrive come un visionario capace di scavare nelle radici più profonde dell’architettura, svelandone ciò che di solito resta nascosto e spingendo i limiti dell’arte costruttiva verso nuovi orizzonti.
Nato nel 1965 a Santiago del Cile da genitori europei — un padre croato e una madre britannica — Radić scopre l’architettura quasi per caso, con un compito a scuola a 14 anni che gli chiede di progettare un edificio. Dopo la laurea nel 1989 alla Pontificia Università Cattolica di Santiago, completa la sua formazione a Venezia, all’Università IUAV, studiando la storia dell’architettura.
Nel 1995 apre il suo studio nella capitale cilena, mantenendo volutamente una struttura piccola e flessibile, legata al territorio e lontana dall’omologazione globale. È questa scelta, insieme a un approccio che mette al centro l’esperienza umana e l’ambiente costruito, a distinguere il suo lavoro da quello dei grandi studi internazionali. Partito da condizioni difficili, con pochi collaboratori e da una posizione periferica rispetto al cuore dell’Occidente, Radić ha saputo costruire un’architettura profonda e originale.
Il Cile resta il cuore pulsante del suo lavoro. Qui, tra natura aspra e radici storiche, firma abitazioni private, spazi culturali e installazioni temporanee. Uno dei suoi lavori più noti è l’ampliamento del Museo Cileno di Arte Precolombina a Santiago, un intervento inserito in un edificio settecentesco che rispetta pienamente il carattere storico e culturale del luogo.
Il Teatro Regional del Biobío a Concepción è un altro esempio simbolico: una struttura in acciaio e policarbonato semitrasparente che si affaccia sul fiume, dialogando con il contesto urbano con un linguaggio moderno e originale. I suoi progetti non sono mai semplici copie ma autentici esperimenti di forma e materia, capaci di suscitare emozioni complesse, a volte persino inquietanti. Il Pritzker ha riconosciuto proprio questa capacità di lasciare spazio a molteplici interpretazioni, restituendo una molteplicità di significati.
Non solo Cile: Radić ha portato la sua ricerca anche in Europa, lavorando a progetti come la Park Side Alidemi Tower di Tirana, il Solo Hotel in Spagna e un complesso residenziale in Svizzera. Qui il suo approccio, pur radicato nelle sue origini, si confronta con nuovi linguaggi e materiali, ampliando il raggio d’azione della sua architettura.
Lo stile di Radić si distingue per il mix di tradizione e innovazione. I suoi spazi non sono solo funzionali, ma pensati per sorprendere chi li vive, creando un’esperienza che intreccia la storia personale dell’utente con quella del luogo. La sua architettura racconta storie, mette in discussione le tipologie tradizionali e lascia spazio a nuove interpretazioni. C’è sempre un elemento di sorpresa, che invita a esplorare e a guardare oltre.
Dal 2017 gestisce la Fundación de Arquitectura Frágil, con sede nel suo studio di Santiago. Questa fondazione sostiene l’architettura sperimentale, promuovendo progetti che superano i confini disciplinari e riflettono sulla vulnerabilità umana. Organizza mostre, workshop e ricerche, diventando un punto di confronto dove l’architettura si fa pratica sensibile ed evolutiva.
Tra le sue opere più importanti c’è la cappella realizzata per la Biennale di Architettura 2018 sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, commissionata dalla Santa Sede. Un’opera che mostra ancora una volta il dialogo sottile tra luogo, funzione e gesto architettonico, sospeso tra sacro e contemporaneo.
Con il Pritzker 2026, Radić Clarke si conferma come una voce originale e imprescindibile, capace di partire da realtà periferiche per imporsi sulla scena globale e spingere sempre più avanti i confini dell’architettura moderna.
Quando marzo bussa alle porte di Roma, la città si trasforma. Il weekend del 21…
Nel 1970, la morte di Casati Stampa scosse l’Italia, lasciando dietro di sé domande senza…
Una minaccia concreta, non più solo una possibilità Così l’FBI ha definito la situazione sulla…
Nel 2026, i tulipani torneranno a vestirsi dei loro colori più vivi nei giardini di…
Nel 2024, i voli commerciali hanno superato i 40 milioni in tutto il mondo. Numeri…
La verità è sempre un viaggio complicato, confessa l’autore, immergendosi in un racconto a tratti…