Nel 2024, i voli commerciali hanno superato i 40 milioni in tutto il mondo. Numeri impressionanti, che raccontano una realtà in continua espansione. Eppure, nonostante i progressi tecnologici e le rigide normative, il rischio zero nel trasporto aereo rimane un traguardo lontano. L’ultimo rapporto dell’International Air Transport Association lo conferma: la sicurezza è alta, ma qualche ombra persiste. Incidenti gravi, seppur rari, ci ricordano che basta un dettaglio per far vacillare un sistema che, per quanto solido, resta vulnerabile. Volare resta sicuro, sì, ma non possiamo permetterci di abbassare la guardia.
Nel 2025 gli incidenti aerei totali sono stati 51, leggermente in calo rispetto ai 54 del 2024. Un dato che assume più peso se si pensa che il numero di voli è aumentato, segno che si vola con meno problemi. Ma non è tutto oro quel che luccica: gli incidenti mortali sono saliti da sette a otto, superando anche la media degli ultimi cinque anni, che si attesta a sei.
Le vittime complessive nel 2025 sono state 394, molto più delle 244 dell’anno precedente e ben oltre la media quinquennale di 198. Questo salto si deve soprattutto a pochi incidenti gravi: due soli eventi hanno causato oltre il 77% delle perdite umane, con il volo Air India 171 a fare la parte del leone, contando 241 morti. Sono episodi isolati, certo, ma pesano molto sulle statistiche complessive.
Se guardiamo a un arco più lungo, però, la sicurezza migliora. Tra il 2012 e il 2016 si registrava un incidente mortale ogni 3,5 milioni di voli, mentre tra il 2021 e il 2025 la media è salita a uno ogni 5,6 milioni. Insomma, nonostante le tragedie, il rischio di incidenti fatali resta in calo.
Il rapporto IATA mette in luce quali sono stati i guai più frequenti nel 2025. Tra i problemi più diffusi ci sono i tail strike, cioè il contatto della coda con la pista durante decollo o atterraggio, guasti al carrello, uscite di pista e danni a terra. Tutto questo accade soprattutto nelle fasi più delicate del volo, quelle in cui si manovra negli aeroporti.
Un dato che fa ben sperare è l’assenza totale di incidenti legati alla perdita di controllo del velivolo in volo, una delle cause più frequenti di incidenti mortali in passato. Questa assenza è il risultato del lavoro congiunto di compagnie, costruttori e autorità.
Il rapporto sottolinea però che il 16% degli incidenti ha avuto origine da problemi legati alle infrastrutture aeroportuali. Ostacoli mal segnalati, segnaletica carente o superfici di atterraggio imperfette restano un problema serio. Migliorare le infrastrutture è quindi fondamentale per alzare ulteriormente il livello di sicurezza in tutto il mondo.
La sicurezza non arriva per caso, ma è il risultato di un lavoro continuo e coordinato tra tanti soggetti. IATA ribadisce il ruolo chiave degli standard internazionali, che mettono tutti i player sullo stesso piano con regole precise.
La raccolta e l’analisi dei dati sugli incidenti sono strumenti preziosi per scovare i punti deboli e correggerli. Ogni evento viene studiato fino in fondo per evitare che si ripeta.
Audit, controlli e collaborazione tra compagnie, aeroporti e autorità di regolamentazione restano pilastri insostituibili. Nel 2025 le risorse destinate a questi ambiti sono aumentate, segno che la sicurezza resta una priorità assoluta.
L’obiettivo a lungo termine è chiaro: “zero incidenti e zero vittime”. Una sfida enorme che guida ogni scelta e investimento nel settore. Nonostante i drammi che ogni anno si ripresentano, la tendenza generale è chiara: aerei sempre più sicuri e operazioni più affidabili, un dato che dà fiducia a chi vola e a chi lavora in questo mondo.
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