Sono 18 milioni gli italiani che oggi scelgono di visitare cantine e degustare vini, un numero che in soli due anni è cresciuto di 4,5 milioni. Un boom che racconta molto più di una semplice passione per il buon bere. A Verona, durante Vinitaly 2026, sono stati svelati dati che mostrano come l’enoturismo stia trasformando il modo di viaggiare nel nostro Paese. Non si tratta più solo di assaporare un vino, ma di immergersi in esperienze autentiche, arricchite da nuove tecnologie che stanno cambiando il volto del turismo enologico.
Per la prima volta emerge con chiarezza che la visita a cantine a conduzione familiare è quella che gli italiani apprezzano di più. Un segnale forte che racconta un cambio di passo: non si guarda solo al vino, ma soprattutto alle persone dietro al prodotto e all’autenticità del luogo. In un’epoca sempre più digitale e globale, incontrare chi produce il vino, ascoltare le storie e le tradizioni è diventato fondamentale.
La ricerca presentata da Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico , insieme all’Associazione consorzi del vino della Lombardia, mostra come le visite ai produttori siano cresciute dal 60% nel 2021 al 77% nel 2025. Ma non è solo vino: cresce anche l’interesse verso caseifici, frantoi e pastifici, segno di una riscoperta delle filiere locali.
Oltre alla visita, aumenta la richiesta di degustazioni più elaborate, con abbinamenti cibo-vino che superano il semplice assaggio. Al contrario, diminuisce il numero di cantine visitate in un solo viaggio , segno che si preferisce un’esperienza più mirata e meno dispersiva. La cantina diventa così una tappa importante nel percorso del turista, non più l’unica destinazione di una vacanza dedicata al vino.
Questo spostamento riflette una trasformazione profonda nelle aspettative: l’esperienza enoturistica si integra sempre di più con il viaggio in senso più ampio e con la scoperta del territorio.
I motivi che portano i turisti a tornare in una cantina sono chiari. Il 68% punta sull’accoglienza e sulla professionalità del personale, a dimostrazione che il contatto umano resta al centro. Il 66% vuole un’esperienza facile da prenotare e ben organizzata, mentre il 64% cerca novità rispetto alla visita precedente.
È evidente quanto conti una gestione attenta e innovativa, soprattutto in un mercato che premia chi sa rinnovarsi e sorprendere.
Non mancano altri fattori importanti: la bellezza del paesaggio, il rapporto qualità-prezzo e la vicinanza. Il 65% degli intervistati preferisce destinazioni non troppo lontane da casa, e il 63% indica la prossimità come criterio per scegliere la cantina. Questo apre nuove opportunità per un turismo del vino di prossimità, che non guarda solo ai visitatori con pernottamento, ma anche al pubblico locale.
In sintesi, accoglienza personalizzata, semplicità di accesso e legame con il territorio sono la chiave per chi lavora in questo settore.
La tecnologia sta cambiando anche l’enoturismo. L’intelligenza artificiale comincia a farsi spazio nel modo in cui gli appassionati scoprono, scelgono e vivono i loro viaggi legati al vino.
Le applicazioni più significative riguardano la personalizzazione delle offerte, il supporto a scelte più sostenibili e il miglioramento di strumenti pratici, come la traduzione in tempo reale di contenuti e menu. Tutto questo rende il viaggio più semplice e accessibile, ampliando anche le possibilità per i visitatori stranieri.
Secondo Phocuswright, oltre la metà dei turisti americani usa già strumenti di intelligenza artificiale per trovare ispirazione di viaggio. In Italia però solo il 2,8% degli operatori turistici ha competenze specifiche in questo campo, un gap che evidenzia l’urgenza di formazione e investimenti.
L’incontro tra umanità e tecnologia promette di cambiare il volto dell’enoturismo, offrendo nuovi modi per comunicare, coinvolgere e fidelizzare.
Anche la spesa racconta la varietà dell’enoturismo italiano. Il 36% degli italiani preferisce esperienze sotto i 20 euro, mentre il 31% sceglie una fascia tra 21 e 40 euro. Solo il 16% opta per proposte tra 41 e 60 euro, mentre il segmento premium, oltre i 60 euro, copre il 18% del mercato.
Ci sono però differenze a seconda del tipo di esperienza. Per esempio, nella vendemmia turistica solo il 14% è disposto a spendere tra 40 e 60 euro. Questo segnala un potenziale ancora poco sfruttato per valorizzare attività più complesse e specializzate.
Il settore, in crescita, continua a offrire una gamma ampia di proposte, per chi cerca un’esperienza economica ma di qualità e per chi invece vuole momenti esclusivi.
I dati presentati a Verona confermano che l’enoturismo resta un volano importante per il turismo in Italia. Le prospettive di crescita passano da offerte più curate, dalla valorizzazione delle opportunità locali e dal giusto equilibrio tra innovazione e calore umano.
Un punto su cui tutti concordano è la gestione dei prezzi: aumenti senza un salto di qualità rischiano di allontanare i visitatori. Senza un giusto equilibrio si perde fiducia e competitività. Il mercato chiede invece proposte che sappiano coniugare sostenibilità economica e qualità dell’accoglienza, facendo di ogni visita un’esperienza indimenticabile che rafforza il legame tra chi produce e chi visita.
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