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A Trastevere la mostra immersiva di Diego Gualandris celebra Flora, l’antica dea romana

A Trastevere, dentro la galleria ADA, il tempo sembra fermarsi. Diego Gualandris, nato nel 1993 a Alzano Lombardo, porta a Roma Floralia, una mostra che non si limita a mostrare quadri. Qui, pittura e musica si intrecciano, creando un’esperienza che avvolge lo spettatore. È come stendersi su un prato immaginario, con l’orecchio teso ai suoni di un passato che celebra Flora, la dea romana della primavera. Le antiche feste Floralia tornano a vivere in una sala raccolta, dove colori vibranti e suoni d’altri tempi si fondono, parlando direttamente ai sensi.

Floralia: quando pittura e musica si incontrano tra passato e presente

Le opere in mostra, realizzate nel 2026, sono di dimensioni medio-piccole e portano una forte impronta naturale, fatta di foglie, fiori e piante. Ma ciò che colpisce davvero è la colonna sonora, firmata dallo stesso artista. Al centro della stanza si ascoltano due tracce registrate su un vecchio 33 giri, intitolate The world in a flowerbed. La musica nasce da un’improvvisazione a quattro mani: Gualandris al pianoforte “magico” – come lo chiama lui – e Francesca Pegurri, sua madre e saxofonista. Accanto, una tastiera suona da sola, circondata da oggetti che le conferiscono un alone di mistero. Il risultato è un paesaggio sonoro quasi onirico, con note che si allungano e si spezzano in frammenti improvvisi, evocando sogni che si perdono tra vallate eteree e ombrose. Questa colonna sonora non solo arricchisce la visione delle nove tele esposte, ma ne diventa parte integrante, invitando a immergersi completamente in quel “mondo in un’aiuola”.

Tra paganesimo e omaggi a Nitsch: le radici profonde di Gualandris

Il percorso della mostra non si limita al presente, ma richiama anche la storia e altri artisti. Le due tele piccole intitolate Prinzendorf sono un chiaro richiamo a Hermann Nitsch, famoso per le sue performance sanguinose nel castello di Prinzendorf. Le macchie rosse sulle tele di Gualandris ricordano quelle azioni rituali, ma non si tratta solo di un omaggio stilistico o tematico. L’artista costruisce storie complesse, usando pittura e musica come linguaggi diversi per raccontare. La sua mostra non dà risposte facili, ma apre a molte interpretazioni. Opere come Oggi si ride o Fuori mimosa / Dentro rosa / A forma di cuore / Per trenta persone giocano con un erotismo sottile, intriso dello spirito festoso delle Floralia antiche, dove la natura esplode in tutta la sua energia grazie a frutti, fiori e piante che diventano simboli di una fertilità gioiosa e sensuale.

I grandi quadri di Gualandris: mondi rigogliosi e immaginari da esplorare

Nei dipinti più grandi, come Albino, Ortler e Roma non esiste, si vede con più chiarezza l’intento di Gualandris di creare universi vivaci e pieni di vita. Questi lavori sfuggono ai canoni tradizionali, dando forma a paesaggi mentali fatti di colore e materia, dove il confine tra realtà e fantasia si perde. L’artista sembra dare vita a nuovi mondi, partendo da elementi semplici – qualche corda tesa, una macchia di colore – per aprire spazi di senso e visione. La dimensione pagana e giocosa del suo universo verdeggiante trasforma chi guarda in un esploratore di sogni, risate e profumi, un invito a rallentare e vivere con tutti i sensi. L’immagine di un corpo che sembra “entrare nel fiore” nella tela Fuori mimosa diventa il simbolo di questo nuovo rapporto tra uomo e natura che Gualandris mette in scena.

Redazione

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