Nel cuore arido del deserto costiero peruviano, dove l’Oceano Pacifico lambisce terre che subito si innalzano verso le Ande, si nasconde un paesaggio capace di sedurre chi sa ascoltarlo. È qui che Sandra Barclay e Jean Pierre Crousse, architetti limeñi formatosi in Europa, hanno scelto di mettere radici con il loro studio, fondato nel 1994. Loro non si limitano a costruire: interpretano un dialogo continuo tra natura e uomo, tra tradizione locale e innovazione. Ogni progetto è una sorta di microcosmo, un equilibrio delicato dove luce, spazio e ambiente si fondono per restituire non solo un edificio, ma un’esperienza di vita. Non è mai semplice, ma è proprio in questa tensione che nasce la forza del loro lavoro.
Sandra Barclay, limeña nata nel 1967, e Jean Pierre Crousse, anch’egli limeño classe 1963, hanno avviato il loro studio a Parigi nel 1994. Entrambi hanno un percorso di studi che li ha portati da Lima all’Europa: Barclay ha frequentato l’Università Ricardo Palma e poi la Parigi-Belleville, Crousse il Politecnico di Milano. Questa doppia esperienza ha dato loro la possibilità di incrociare le lezioni dei grandi maestri del Novecento, come Le Corbusier e Alvar Aalto, con il pragmatismo e l’artigianalità delle tradizioni peruviane. Dopo quasi diciotto anni trascorsi in Europa, nel 2006 tornano in Perù, mantenendo però un legame con la Francia attraverso l’Atelier Nord Sud.
Il loro lavoro si distingue per un’architettura colta ma sobria, capace di sintetizzare modernità storicizzata e identità locale. Gli edifici non sono mai semplici “oggetti” né decorazioni, ma microcosmi capaci di dialogare con clima, territorio e cultura. Si allontanano dai cliché romantici, puntando invece all’integrazione con il territorio, alla sottrazione volumetrica e a un’attenta rilettura delle tradizioni vernacolari e delle rovine precolombiane. Ogni progetto dà grande importanza alla qualità degli spazi, alla luce naturale e alla ventilazione, proponendo soluzioni attente alla sostenibilità ambientale.
Il portfolio di Barclay & Crousse è segnato da opere che hanno lasciato il segno nell’architettura latinoamericana contemporanea. Dal 2003, con le case di Playa La Escondida, hanno adottato strategie per proteggere gli spazi domestici dal deserto, con cortili che diventano veri rifugi climatici. Nel 2015, il Lugar de la Memoria a Lima, scavato nella roccia, racconta con forza e delicatezza la memoria storica della città, aggiudicandosi il Premio Oscar Niemeyer.
Nel 2016, il Museo di Paracas si distingue per la sua trama labirintica e attenzione al clima, mentre l’Edificio E all’Università di Piura, realizzato nello stesso anno, riceve il Mies Crown Hall Americas Prize nel 2018 per i suoi spazi sociali nel cuore del deserto. L’ultimo grande progetto è la Scuola Franco-Peruviana a Lima, completata nel 2025 su oltre 17 mila metri quadrati. Organizzata in tre fasce funzionali – accademica, verde e sportiva – la scuola risponde a esigenze di isolamento acustico, sostenibilità e pedagogia innovativa. Questo lavoro ha fruttato allo studio il Gran Premio Internazionale alla X Bienal Internacional de Arquitectura de Santa Cruz nel 2026, uno dei riconoscimenti più prestigiosi a livello internazionale.
“Come unire formazione europea e tradizione locale senza perdere i riferimenti di entrambi?” si chiedono Barclay e Crousse. L’esperienza europea ha permesso loro di guardare alla cultura peruviana con una certa distanza critica. Gli anni trascorsi in Italia e Francia sono stati un’occasione per approfondire il razionalismo e l’organicismo, ma anche per studiare le antiche civiltà, dando vita a un approccio più libero e intuitivo all’eredità architettonica.
Il ritorno in Perù ha aperto una nuova fase di ricerca sul campo, con uno sguardo rivolto alle culture precolombiane e al loro dialogo con forme e tecniche costruttive originarie. La convinzione di base è che il passato, unito agli insegnamenti del modernismo europeo, offra chiavi preziose per affrontare le sfide dell’architettura contemporanea. La loro è un’architettura che trasforma contesti difficili in opportunità di innovazione, trovando un equilibrio tra storia e presente, tra locale e globale.
Per Barclay & Crousse il paesaggio non è mai uno sfondo o un elemento decorativo, ma una parte essenziale del progetto. Pensano gli edifici come microcosmi integrati nel territorio, dove natura, clima e cultura dialogano in modo imprescindibile. Questo influisce non solo sulla forma, ma anche sulle tecniche, i materiali e i sistemi costruttivi.
In Perù, la geografia è fondamentale. Le differenze tra la costa desertica e le Ande non definiscono solo le condizioni di vita, ma anche tradizioni edilizie legate a questo rapporto con l’ambiente. Grazie a uno studio attento della topografia e a una gestione consapevole di luce e ventilazione naturale, lo studio disegna un’architettura che non si impone, ma si inserisce armoniosamente, promuovendo uno stile di vita che valorizza il proprio luogo.
Lo storico dell’architettura William Curtis ha evidenziato le contraddizioni e le ricchezze dell’identità latinoamericana: un intreccio complesso di storia, cultura e società che resta aperto ma stimola nuove sperimentazioni. Barclay & Crousse si muovono proprio in questa tensione, cercando soluzioni che rispettino e rinnovino il patrimonio senza perdere di vista innovazione e respiro internazionale.
La scuola inaugurata nel 2025 è un esempio di come trasformare i limiti di un sito in punti di forza. Situata vicino alla trafficata autostrada Panamericana, la struttura soffriva di forte rumore e non rispettava gli standard antisismici più recenti. Barclay & Crousse hanno scelto di organizzare gli spazi in tre fasce parallele.
La prima, a ridosso della strada, ospita ingresso, uffici e strutture sportive, fungendo da barriera al rumore. Dietro si stende un’ampia area verde pensata come parco educativo per sensibilizzare su ambiente, agricoltura urbana e riciclo, coinvolgendo studenti e insegnanti. La terza fascia, più interna e lontana dal traffico, accoglie gli edifici scolastici: un piano per la scuola dell’infanzia, due per la primaria, tre o più per la secondaria.
A questa stratificazione si aggiungono spazi aperti come tetti-giardino, che offrono aree di svago protette dal rumore, e cortili di vario tipo, da quelli coperti a quelli aperti destinati a tribune o auditorium, tutti schermati da tende retrattili contro il sole intenso. I materiali scelti, come il cemento pozzolanico rossastro tipico di Paracas, assicurano durata e un forte legame visivo con il territorio. Il progetto dimostra cura per sicurezza e qualità ambientale, mantenendo un dialogo costante con il paesaggio circostante.
Nel giugno 2026 il Politecnico di Milano ospita una mostra dedicata al lavoro di Barclay & Crousse Architecture. Curata da Massimo Ferrari e Claudia Tinazzi, l’esposizione va oltre la semplice esposizione di fotografie e modelli, raccontando il percorso che porta alla definizione dei loro progetti. Sei sezioni tematiche scandiscono il percorso, mostrando il dialogo continuo tra natura, clima, società e architettura sviluppato dagli architetti peruviani.
L’evento offre l’occasione di scoprire un metodo basato su osservazione, sperimentazione e integrazione. La mostra mette in luce un approccio consapevole, fatto di rigore formale e sensibilità culturale, innovazione tecnologica e tradizione. Un’opportunità rara per capire come l’architettura possa fare da ponte tra passato e presente, tra locale e globale, grazie a un’attenzione scrupolosa al contesto.
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