Dieci capolavori di Francesco Guardi, custoditi al Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona, fanno ritorno a Ca’ Rezzonico, a Venezia. Sono opere realizzate tra il 1770 e il 1790, che raccontano una città sospesa nel tempo, dove il passato glorioso convive con il lento sfiorire di un’epoca. Guardi, ultimo grande vedutista del Settecento veneziano, cattura con pennellate delicate e vibranti l’anima di una Venezia che sembra trattenere il respiro, tra luci e ombre di un mondo che sta cambiando.
A differenza di Canaletto, Guardi non si preoccupa di rispettare una prospettiva rigida e precisa. Le sue vedute appaiono meno controllate, quasi sfumate, con forme che sembrano tremare alla luce. Questa tecnica, più libera e allusiva, trasforma Venezia in un luogo quasi intimo, avvolto in un’atmosfera di fine epoca. Guardi non punta alla precisione meccanica, ma a raccontare l’anima di una città che comincia a perdere il suo ruolo centrale sul piano politico e culturale.
Nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico, questi quadri dialogano direttamente con lo spazio e con chi li guarda, immergendo lo spettatore in un’atmosfera soffusa, quasi cinematografica.
Uno dei pezzi forti della mostra è “La festa della Sensa”, un evento molto sentito dalla città. Nel dipinto, l’attenzione si concentra sulla Basilica di San Marco, sulla Torre dell’Orologio, sul Palazzo Ducale e sul Campanile, tutti incorniciati da un cielo carico di nuvole in continuo mutamento. La folla animata da figure eleganti dà vita alla piazza, catturando l’energia della celebrazione che rievocava l’antico matrimonio simbolico tra Venezia e il mare.
Gli edifici dei procuratori, simbolo della Repubblica Veneta, sono appena visibili, quasi a sottolineare il lento dissolversi delle vecchie istituzioni. Sotto i portici, le bancarelle raccontano la vivace vita economica e sociale del luogo. Guardi riesce a fermare in un quadro un momento storico in cui festa e declino convivono, con uno stile fresco e originale.
Al centro della mostra c’è “Vista del Molo con il Palazzo Ducale”, dove Guardi mette in scena gli edifici simbolo di Venezia: dal Magazzino del Grano alla Zecca, dalla Biblioteca Marciana al Campanile, dalla Torre dell’Orologio a Piazza San Marco, fino al Palazzo Ducale e alle Prigioni. L’opera richiama Canaletto, ma cambia la prospettiva e dà più spazio alle persone che animano la scena.
I toni sono morbidi, i contrasti attenuati, ma le forme rimangono nitide. Un dettaglio particolare è la barca a vela sulla destra, dipinta con cura, che diventa parte del movimento generale della composizione. Qui Guardi mostra il suo gusto per la scena quotidiana, capace di rendere viva una Venezia sospesa nel tempo.
La “Regata sul Canal Grande vicino al Ponte di Rialto” è uno dei temi più amati da Guardi e uno degli episodi più vivaci della vita veneziana del Settecento. Il ponte di Rialto, costruito nel 1591, domina la scena come un monumento, mentre le imbarcazioni si muovono lungo il canale. In primo piano, una bissona, decorata con intagli allegorici e con le sue otto coppie di remi, cattura l’attenzione.
Questa barca elegante seguiva da vicino le gare, unendo tradizione marinara e festa popolare. Guardi dipinge con grande partecipazione, coinvolgendo chi guarda nel ritmo e nel movimento della scena. Le figure e le barche sembrano davvero in movimento tra le rive del Canal Grande.
Accanto ai dipinti, la mostra presenta anche disegni dalle collezioni civiche, che permettono di approfondire il confronto con la pittura. Tra questi spiccano “Il Gran Teatro La Fenice” e due tavole acquerellate dedicate a “Le nozze del duca di Polignac”. Qui Guardi mostra la sua abilità grafica con tratti leggeri e aerei, creando immagini sospese tra realtà e fantasia.
Questi disegni hanno una grazia fragile, come una pittura su seta o un paravento giapponese. Nel disegno della cerimonia del banchetto, le sedute attirano l’attenzione con un’ironia sottile, mentre gli invitati sono ridotti a semplici tracce sfumate, quasi a salutare malinconicamente un’epoca destinata a svanire.
La sala neoclassica dove sono esposti, scandita da colonne, sottolinea questa atmosfera rarefatta, creando uno spazio di riflessione sull’arte e sulla storia veneziana della metà del Settecento.
La mostra rimarrà aperta fino all’8 giugno 2026, offrendo un’opportunità unica di scoprire da vicino come Francesco Guardi abbia saputo raccontare Venezia in uno dei momenti più delicati della sua storia. Un incontro tra una città e un artista, mediato da opere custodite a migliaia di chilometri di distanza, a Lisbona.
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