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Joseph Kosuth illumina Milano con la scrittura di luce al Museo del Novecento: arte neon dal 1960 a oggi

Quasi trenta metri di neon illuminano la facciata laterale del Museo del Novecento, in via Marconi, a Milano. È un messaggio che parla con la città, con il suo tempo e con chi passa a guardarlo. Joseph Kosuth, pioniere dell’arte concettuale, firma questa installazione site-specific. Da anni usa il neon per trasformare parole in luce, spingendo lo spettatore a fermarsi, a pensare. Qui non c’è solo un bagliore: c’è un invito a scavare sotto la superficie del presente.

Joseph Kosuth e il neon: una vita dedicata al linguaggio visivo

Nato nel 1945 a Toledo, Ohio, Joseph Kosuth ha iniziato presto a sperimentare con il neon, diventato elemento chiave del suo lavoro dagli anni Sessanta. Già a poco più di vent’anni cercava uno strumento che fosse al tempo stesso materia e linguaggio, capace di separare il senso dall’immagine. Per lui il neon è più di una semplice luce: è un mezzo che mette in scena il linguaggio stesso, attirando lo sguardo e spingendo a un pensiero più profondo.

La sua ricerca ruota attorno al linguaggio come strumento espressivo che cambia significato a seconda del contesto. Il neon diventa così la forma concreta di queste idee, con scritte che sono allo stesso tempo estetiche e filosofiche. Oggi Kosuth è al centro di una mostra personale alla Casa dei Tre Oci di Venezia, intitolata The-Exchange-Value-of-Language-Has-Fallen-to-Zero, visitabile fino a novembre 2026, che ripercorre il suo lungo viaggio artistico dedicato proprio al linguaggio.

“Vedere le cose”: parole di luce sulla facciata del Museo del Novecento

A Milano, Kosuth entra nella collezione permanente del Museo del Novecento con un’installazione luminosa pensata appositamente per la facciata laterale che si affaccia su via Marconi. L’opera si estende per 28 metri ed è una scritta al neon che riporta una frase di Alberto Savinio tratta dagli Scritti dispersi : “Il presente, che è nel tempo quello che la facciata è nello spazio, impedisce di vedere le cose in profondità”.

Queste parole si accendono sulla città, invitando a non fermarsi alla superficie del presente ma a cercare significati più profondi. Il Comune di Milano ha acquisito l’opera, riconoscendola come un punto di dialogo con la città e la sua storia culturale. È un segno contemporaneo che spinge a riflettere sul tempo e sulla percezione.

La scelta di un testo di Savinio, artista e scrittore legato alla tradizione metafisica, rafforza il legame con la cultura milanese e italiana. La scritta luminosa non è solo un elemento decorativo: è un intervento urbano che illumina un angolo del centro storico, inserendosi nel tessuto culturale della città.

Metafisica e contemporaneità: il ruolo dell’installazione nel panorama milanese

L’installazione di Kosuth si inserisce nel contesto della mostra Metafisica/Metafisiche, curata da Vincenzo Trione, che ha celebrato l’influenza duratura della visione metafisica dal Novecento fino alle esperienze artistiche di oggi. Anche se la mostra si è chiusa a giugno 2024, l’opera in neon resta come traccia permanente nel paesaggio urbano.

Questa luce rappresenta un ponte simbolico verso il futuro Museo del Novecento, che sta per ampliarsi con una nuova ala dedicata all’arte contemporanea nella seconda torre dell’Arengario. L’opera di Kosuth accompagna idealmente questo sviluppo, spingendo lo sguardo di visitatori e cittadini verso nuove prospettive e un dialogo aperto con il presente.

L’assessore alla Cultura di Milano, Tommaso Sacchi, ha sottolineato come l’installazione “getti un ponte” verso la nuova ala museale, che rafforzerà il ruolo della città come centro vitale per l’arte contemporanea. La scrittura di luce diventa così un simbolo concreto della continuità tra passato e presente artistico di Milano.

Novecentopiùcento: il futuro del Museo del Novecento prende forma

Dal maggio 2024 è partito il cantiere Novecentopiùcento, un progetto che cambierà volto al Museo del Novecento. Si tratta del recupero e della riqualificazione della seconda torre dell’Arengario, in piazza Duomo. Il progetto, firmato da Sonia Calzoni con Park Associati e Studio Project Director, vincitori del bando internazionale del 2021, porterà nuovi spazi espositivi e servizi, ampliando l’offerta culturale e museale di Milano.

I lavori dureranno due anni e porteranno la superficie espositiva totale a 6.800 metri quadri. La nuova ala sarà dedicata all’arte dagli anni Ottanta fino alle ricerche più recenti, arricchendo il percorso già esistente. Tra le novità ci saranno un laboratorio per la conservazione, una caffetteria, un bookshop e un auditorium da 120 posti con sedute retrattili.

Un elemento architettonico di rilievo sarà la passerella sospesa che collegherà le due torri dell’Arengario. Questo “ponte” di vetro leggero, quasi invisibile, faciliterà il collegamento tra la sede storica e la nuova estensione, rendendo più fluido il passaggio dei visitatori.

Il costo complessivo è di 27 milioni di euro, risorse fondamentali per consolidare Milano come polo di riferimento per l’arte visiva contemporanea.

Così, mentre la città si accende con la scritta luminosa di Kosuth, si prepara anche a guardare avanti, verso un Museo del Novecento più grande, dove passato e presente si incontrano tra nuove architetture e linguaggi artistici.

Redazione

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