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Moda in luce a Roma: la mostra itinerante che svela il legame tra moda, cinema e arte in Italia (1955-75)

Nel cuore di Roma, tra il 1955 e il 1975, la moda non era solo un vestito: era un segnale di trasformazione. Alla Centrale Montemartini, da fine giugno a metà novembre, una mostra riporta in vita quegli anni di fermento e innovazione. Lusso e industria tessile si mescolano, raccontando una città che si affermava come capitale mondiale dello stile italiano. Curata da Fabiana Giacomotti, con il prezioso contributo dell’Archivio Luce Cinecittà e del Ministero della Cultura, l’esposizione è il secondo atto di un progetto iniziato a Firenze l’anno scorso. Roma, insomma, si rivela ancora una volta protagonista di un’epoca irripetibile.

Da Firenze a Roma: il viaggio nella moda italiana

Il primo appuntamento di questa rassegna è stato a Firenze, al Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti, con “Moda in Luce 1925-1955. Alle origini del Made in Italy”. Qui si è raccontata la nascita del successo italiano, partendo da Giovanni Battista Giorgini, l’uomo che nel 1951 organizzò la prima sfilata italiana, proiettando la moda nazionale verso il mondo e coinvolgendo giornalisti americani e figure come Oriana Fallaci. La scelta di Firenze non è casuale: la città è considerata la culla della moda italiana, grazie soprattutto all’alta sartoria e alle boutique che ancora oggi la identificano a livello internazionale. Nel 1952 proprio nella Sala Bianca di Palazzo Pitti si tenne la prima sfilata italiana, dando il via a una tradizione consolidata.

La seconda tappa, questa volta a Roma, si concentra sul periodo 1955-1975, anni cruciali per il Paese. Qui la mostra racconta come Roma, e in particolare Via Veneto, siano diventate protagoniste del boom economico e culturale del Dopoguerra, attirando star del cinema, politici e turisti d’élite. In questo scenario, la moda si mescola al glamour della città, diventando simbolo di un’Italia in trasformazione e aperta al mondo. In mostra ci sono creazioni sartoriali da tutta Italia, a testimoniare come la Capitale fosse un punto di incontro per designer del Nord, Centro e Sud.

Roma, il cuore del glamour e dell’alta sartoria tra anni Cinquanta e Sessanta

Tra i protagonisti della moda romana spiccano nomi come Fernanda Gattinoni, Renato Balestra, Clara Centinaro, Le Sorelle Fontana, Tommaso Caraceni, Nazareno Fonticoli, Emilio Schubert e Angelo Litrico. Questi maestri, provenienti da diverse regioni, portarono a Roma il loro bagaglio sartoriale e influenzarono profondamente lo stile, dando vita a creazioni che rappresentarono l’alta moda italiana. La forte presenza delle produzioni romane è legata anche al florido mondo del cinema locale, che offriva un’alternativa di qualità e a costi più contenuti rispetto a Hollywood.

Via Veneto, con i suoi hotel di lusso, i caffè storici e i locali notturni, divenne il fulcro di un fenomeno in cui moda, cinema e arte dialogavano costantemente. Le grandi sartorie della città – da Capucci a Carosa, Cucci, Datti e Franzoni – contribuirono a creare un’immagine di eleganza e innovazione, apprezzata in tutto il mondo. L’incontro tra star internazionali e sarti italiani creò un clima culturale che ha segnato un’epoca e definito l’identità del Made in Italy.

La svolta dell’alta moda italiana: l’indipendenza da Parigi e Londra

Negli anni Cinquanta e Sessanta, la sartoria italiana, sia femminile che maschile, si impose sul mercato globale, superando la tradizionale supremazia francese e inglese. Il settore conquistò autonomia stilistica e produttiva, definendo un linguaggio tutto suo fatto di tessuti, tagli e accessori. Il mercato americano si dimostrò particolarmente ricettivo, tanto da preoccupare Francia e Regno Unito per la concorrenza italiana.

Nel 1953 nacque a Roma il SIAM , segnando l’autonomia della Capitale rispetto a Firenze nella gestione dell’alta sartoria. Le due città, con stili diversi, divennero punti di riferimento complementari: Firenze per la moda boutique, Roma per l’Alta Moda. La successiva nascita della Camera Nazionale della Moda Italiana ufficializzò un sistema che valorizza entrambe le anime della moda italiana. Il successo si estese anche all’industria tessile e alla confezione, con la pubblicità e la televisione che portarono la moda a un pubblico sempre più vasto.

Industria tessile e innovazione: il ruolo chiave di Angelo Litrico

La mostra romana mette in risalto il legame stretto tra sartoria e industria tessile, concentrandosi sulla Snia-Viscosa, azienda romana simbolo dei tessuti sintetici e della modernizzazione del settore. Un esempio concreto di questa sinergia è Angelo Litrico, uno dei sarti più influenti dell’epoca, celebre per aver vestito personaggi come Kruscev, Eisenhower e De Gaulle.

Ancora oggi si studiano le sue sperimentazioni, come l’abito del 1958 senza spalline e senza revers, presentato anche nella versione con pantaloni corti al ginocchio. I suoi taccuini, con schizzi di Valentino e Renato Balestra, raccontano un passaggio epocale: dalla moda artigianale a quella industriale. Nel 1960, con la collaborazione con l’azienda Lebole, nacque la “Doppia L”, simbolo della moda accessibile, capace di portare l’alta sartoria nella produzione in serie, senza rinunciare a innovazioni come il “Termosoprabito” e “Frigor” .

La mostra tra archivi, filmati e collezioni private

L’allestimento alla Centrale Montemartini crea un dialogo continuo tra abiti originali, fotografie d’epoca, video e documenti d’archivio, dando corpo alla ricchezza e complessità di quegli anni. L’architetto Dario Dalla Lana ha curato un percorso che unisce estetica e rigore documentale, mettendo in luce quanto la moda sia stata parte integrante del tessuto sociale e culturale italiano tra Cinquanta e Settanta.

Tra i pezzi più importanti spicca la collezione del costumista Massimo Cantini Parrini, che ha messo a disposizione capi fondamentali per ricostruire la storia. La mostra spazia dall’abbigliamento maschile e femminile alle riviste originali, passando per documenti aziendali che mostrano l’evoluzione delle produzioni e dei mercati. Roma emerge così non solo come crocevia di stili e creatività, ma anche come centro di innovazione industriale e commerciale.

Milano e il prêt-à-porter: la prossima tappa del viaggio

Il progetto espositivo guarda già avanti, verso Milano, città che dopo il 1975 è diventata il centro del prêt-à-porter e della moda di massa. Se Firenze rappresenta ancora la raffinatezza delle boutique e Roma l’eleganza dell’alta moda, Milano incarna la sintesi tra creatività e impresa. Qui la moda italiana ha raggiunto una dimensione globale, unendo innovazione stilistica e produzione su larga scala.

La mostra di Roma si inserisce in un racconto più ampio, che vuole approfondire il legame tra arte, società e industria nella moda italiana. Un percorso itinerante che punta a offrire una visione chiara e dettagliata di come la sartoria italiana abbia costruito il suo prestigio mondiale, città dopo città, epoca dopo epoca.

Redazione

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