Nel cuore di Palermo, un complesso storico abbandonato da anni sta per rinascere come nuova casa dell’Accademia di Belle Arti. Non è solo una questione di spazi più grandi: è una vera rivoluzione per la città e la sua scena culturale. Finora, l’Accademia si è dovuta adattare a laboratori sparsi e palazzi angusti, con affitti che pesavano sulle finanze. Ora, finalmente, un campus moderno e integrato prenderà forma, intrecciando arte, didattica e vita urbana in un modo completamente nuovo. Palermo cambia volto, e con questo progetto il centro storico si risveglia, pronto a ritrovare slancio e nuova energia.
La novità più evidente è l’acquisto dell’ex istituto Sacro Cuore, un edificio storico imponente, con un giardino di quasi un ettaro che si affaccia sulla Zisa, uno dei simboli arabo-normanni della città. Il complesso offre 11.600 metri quadrati su tre piani più un’ala laterale. L’Accademia ha investito 1,7 milioni di euro, raccolti tramite la Cassa depositi e prestiti, per questo salto qualitativo e quantitativo senza precedenti.
Fino a oggi i corsi di scultura, scenografia, pittura, moda e design erano sparpagliati, con laboratori in diversi punti, tra cui i Cantieri culturali alla Zisa, dove si affittavano vecchi padiglioni industriali riconvertiti. Soluzioni temporanee durate più di vent’anni, che hanno frenato la crescita dell’istituzione, ormai troppo piccola per il numero crescente di studenti.
Con il nuovo Campus delle Arti tutto troverà spazio sotto un unico tetto. Oltre alle aule, ci saranno biblioteca, gipsoteca e archivio storico. L’edificio sarà attrezzato anche per conservazione e restauro delle opere, offrendo così una formazione a tutto tondo. L’obiettivo è spostare definitivamente tutte le attività qui e creare un centro vivo, aperto al dialogo con la città e le sue realtà culturali.
Dietro questa operazione ci sono figure chiave. Umberto De Paola, direttore dell’Accademia alla fine del suo mandato, ha sottolineato l’importanza strategica del progetto, sia dal punto di vista patrimoniale che infrastrutturale. L’istituzione punta a diventare un nodo internazionale nel Mediterraneo, stimolando scambi e collaborazioni.
Antonella Purpura, presidente dell’Accademia e volto noto della cultura palermitana, ha evidenziato come questa nuova fase coincida con l’equiparazione definitiva dei diplomi Afam ai titoli di laurea. Un cambiamento che apre nuove strade, soprattutto in termini di riconoscimento e opportunità lavorative per i giovani artisti. I nuovi spazi saranno veri e propri incubatori d’impresa creativa, favorendo il passaggio dall’accademia al mondo del lavoro.
Alla conferenza stampa è intervenuto anche Giampiero Cannella, sottosegretario alla Cultura, che ha definito il progetto un risultato fondamentale per la comunità palermitana. Il suo passato da assessore alla Cultura dimostra un impegno costante nella rinascita dell’Accademia e degli spazi culturali della città. Un sistema integrato che valorizza il bene comune e proietta Palermo verso modelli europei consolidati di campus artistici.
Il complesso Sacro Cuore custodisce secoli di storia. Nato tra fine Settecento e inizio Ottocento come Villa Pignatelli, fu voluto dal principe Ettore Pignatelli Tagliavia Aragona Cortés, duca di Monteleone. Nel XIX secolo il giardino neoclassico venne disegnato con il contributo di Paolo Caccianiga, artista e docente di belle arti milanese, che fusero arte e architettura. Nel 1904 la villa passò alle suore del Sacro Cuore di Gesù, che la trasformarono in istituto scolastico per le famiglie aristocratiche e borghesi di Palermo.
Diverse decine di anni fa l’istituto chiuse, lasciando l’edificio in stato di abbandono, senza prospettive. L’acquisizione da parte dell’Accademia segna l’inizio di un lungo lavoro di recupero e risanamento. I dettagli degli interventi, dei finanziamenti e delle procedure tecniche restano al momento riservati, ma l’intenzione è quella di partire al più presto.
La posizione dell’immobile, con il grande parco come polmone verde e gli ampi spazi dedicati a ogni aspetto della formazione, ribadisce l’idea di trasformare un patrimonio storico in un organismo vivo. Non solo luogo per studenti, ma spazio aperto a eventi, mostre e iniziative condivise con la città e i professionisti del settore.
Il progetto non riguarda solo la didattica, ma punta anche a un’intensa attività culturale extra, con spazi per rassegne e produzioni artistiche di alto livello. Così Palermo si avvicina ai grandi poli d’arte universitari europei, offrendo una proposta che unisce formazione, ricerca e lavoro in un’unica struttura.
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