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Addio a Marcella Russo, icona di arte e idee: il ricordo di amici e colleghi

«Non riesco a credere che Marcella non ci sia più». Così dicevano, con gli occhi ancora pieni di sorpresa, gli amici che l’hanno incontrata per l’ultima volta a Pescara. Perché lei era fatta così: impossibile immaginarla ferma, senza quel fuoco dentro che sembrava muovere ogni cosa intorno a sé. Quarant’anni trascorsi tra arte e passione, in una città che ha visto crescere una rete vivace di creativi, giornalisti e curatori grazie al suo instancabile lavoro. Marcella non era solo un nome, era un’energia, un ponte tra mondi diversi. Oggi, il suo ricordo vive nelle storie di chi l’ha amata, nelle ore passate a discutere di progetti ma anche nelle confidenze sussurrate fino a notte fonda in qualche albergo di Pescara.

Dietro le quinte: l’ironia e la vita vera di una donna d’arte

Miriam Di Francesco riporta alla mente una di quelle serate passate insieme in una stanza d’albergo durante una fiera di settore. Marcella raccontava di come non si fosse mai sentita davvero a suo agio in quei contesti, chiusa tra quattro mura e un letto condiviso con amici. Eppure, proprio lì dimostrava la sua straordinaria capacità di trasformare la noia in momento speciale. Saltellava un po’ goffa da una parte all’altra, senza mai trattenersi, tra risate fragorose e battute ironiche. C’è stata anche una divertente lotta con una lampada da tavolo che nessuna riusciva a spegnere e qualche piccolo infortunio al piede. La sua risata, forte e contagiosa, sovrastava ogni rumore. E proprio con quel suo carattere schietto, aveva chiesto a Miriam di scrivere qualcosa che facesse ridere, anche dopo la sua scomparsa.

Fuori Uso e amicizia: il legame con Giacinto Di Pietrantonio

Giacinto Di Pietrantonio racconta come sia stato Cesare Manzo a farli incontrare, affidandogli la direzione di «Fuori Uso» nel 1994, manifestazione a cui Marcella aveva dato vita. Non era solo una rassegna artistica, ma un luogo dove nascevano amicizie profonde e si cresceva insieme. Da allora, Giacinto e Marcella hanno collaborato per tante edizioni, cementando un rapporto nato dalla passione condivisa per l’arte. Lei, definita una “pasionaria dell’arte”, non conosceva gelosie verso i successi altrui, ma solo generosità. Ricorda soprattutto il progetto per omaggiare Cesare Manzo, un’idea che nasceva da un gruppo di amici e artisti con cui aveva vissuto stagioni intense di creatività.

Marcella Russo: schiettezza e lealtà nel mondo dell’arte contemporanea

Enzo de Leonibus la descrive come una forza della natura: diretta, positiva e leale. Il suo amore per la vita e l’arte si leggevano non solo nelle scelte, ma soprattutto nello sguardo, sempre pronto a stabilire un contatto sincero. L’amicizia con lei era fatta di momenti di lavoro e vita, vissuti con intensità e apertura. Benedetta Carpi De Resmini aggiunge un pezzo importante: il loro incontro quattro anni fa, grazie a un progetto di arte pubblica con Bianco-Valente. Per Marcella non si trattava solo di comunicare, ma di prendersi cura dei progetti come persone vive, tessendo relazioni di fiducia e ascolto. Era il “nodo” che teneva insieme comunità artistiche diverse e complesse.

Ricordi e emozioni: da Roberto Sala a Massimo Mattioli

Roberto Sala rivela il lato nascosto della malattia di Marcella, sottolineando la sua classe anche nell’ultimo saluto, mantenendo riservatezza fino a pochi mesi prima della fine. Ricorda le occasioni condivise tra eventi e confidenze, dove si mostrava sempre sincera e affettuosa. Massimo Mattioli torna invece sulla sua schiettezza, una dote rara che le permetteva di esprimere anche il dissenso senza giri di parole. Questa trasparenza era la sua bussola, accompagnata da quella risata che spezzava la tensione e rinnovava la voglia di vivere.

Un’empatia autentica e un’attenzione al lavoro che lascia il segno

Alessandra Galletta mette in luce l’empatia e la chiarezza intellettuale di Marcella. Per oltre trent’anni il loro rapporto è stato un intreccio di amicizia e lavoro. Marcella, edizione dopo edizione, affinava una comunicazione che non semplificava né banalizzava, ma sapeva raccontare l’opera e il progetto senza tradirne la complessità. La sua passione si traduceva in una cura attenta, fatta di ascolto e rispetto per la storia umana di chi incontrava. Alessandra sottolinea la luce che Marcella ha lasciato non solo nelle tante iniziative, ma soprattutto nelle persone e nelle reti costruite con sapienza.

Sguardo acuto e piglio rock: le parole di Santa Nastro e Giovanni Gaggia

Santa Nastro ricorda la sua capacità di riconoscere i progetti validi, senza mai cercare il centro della scena. Marcella univa serietà e spontaneità, con quel mix di eleganza e spirito libero tipico di chi ha radici pugliesi. Di lei conserva tanti bei momenti, come la presentazione del libro alla Fondazione La Rocca lo scorso marzo. I loro dialoghi erano fitti e profondi, capaci di spaziare dalla quotidianità alle riflessioni più attente sull’arte. Giovanni Gaggia, amico intimo negli ultimi anni, parla di un legame che andava oltre l’amicizia: un amore bianco fatto di dialogo e sostegno. Il loro incontro al trabocco di Pescara ha segnato l’inizio di un percorso condiviso, tra progetti di inclusione e impegno sociale, fino all’ultimo caldo scambio di voci e fotografie.

La scia luminosa di Marcella nelle parole di Maria Letizia Paiato e Alex Urso

Maria Letizia Paiato racconta la loro amicizia nata a Pescara, la dedizione comune all’arte e alla professionalità, e la condivisione di una rete di rapporti autentici. Marcella sapeva ascoltare e agire con passione, portando avanti iniziative come il Terzo Paradiso di Fontecchio e progetti legati ai giovani e agli spazi culturali. Per lei l’arte non è mai stata una moda passeggera, ma un impegno profondo, quotidiano. Alex Urso chiude con un ricordo intimo, raccolto in uno scambio di messaggi schietti e familiari. Sottolinea come Marcella fosse una delle ultime figure genuine della scena artistica degli anni Novanta, capace di resistere all’omologazione e alla fretta dei bandi. Con lei nasceva un sodalizio sincero, basato sulla convinzione che fare rete significa creare legami umani, non solo professionali.

Tanti pezzi di vita si uniscono così nel ritratto caldo e complesso di Marcella Russo. Una donna che ha attraversato decenni di arte e cultura con passione e tenacia, lasciando un segno indelebile su Pescara e su un’intera comunità. Dove lei ha costruito progetti e relazioni, oggi restano eredità da raccogliere e fili da intrecciare, in un dialogo che va oltre la sua assenza.

Redazione

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