Tokyo, 14 agosto 2026. Yayoi Kusama si è spenta a 97 anni, lasciando un vuoto immenso nell’arte contemporanea. Le sue zucche punteggiate di pois, le camere infinite di specchi, hanno cambiato per sempre il modo di guardare il mondo. Non si è mai fermata, nemmeno negli ultimi giorni, trasformando le sue ossessioni in un linguaggio visivo riconosciuto ovunque. Le sue opere non sono solo esposte nei musei più prestigiosi, ma respirano ancora nei luoghi del Giappone che l’hanno ispirata e cresciuta.
Nata nel 1929 a Matsumoto, nella prefettura di Nagano, Kusama ha mostrato fin da bambina un talento fuori dal comune per il disegno. I pois e le forme ripetute, marchio indelebile del suo stile, spuntavano già nei primi schizzi. Dopo gli studi a Kyoto, nel 1957 ha fatto le valigie per gli Stati Uniti, entrando nel cuore pulsante dell’avanguardia degli anni ’60. Qui ha esplorato diversi linguaggi: dalla pittura alla scultura, dalle performance agli happening, creando opere che rompevano gli schemi e trascinavano lo spettatore in universi surreali.
Nel 1973 è tornata a Tokyo, scegliendo di vivere in un ospedale psichiatrico, una decisione legata ai suoi problemi mentali, ma che non le ha mai tolto la voglia di lavorare ogni giorno nel suo studio. Dagli anni ’90 la sua fama è esplosa a livello globale: collezionisti, musei, gallerie e anche i giovani sui social hanno scoperto la forza e la profondità del suo linguaggio visivo.
Nel cuore di Shinjuku, a Tokyo, c’è il Yayoi Kusama Museum, aperto nel 2017, che è diventato il punto di riferimento per chi vuole entrare nel suo universo. Il museo ripercorre tutta la sua carriera con mostre temporanee e una collezione permanente ricca di capolavori. Tra le attrazioni più amate ci sono le Infinity Mirror Rooms: stanze completamente coperte di specchi che moltiplicano luci e forme all’infinito, regalando un’esperienza unica e quasi ipnotica.
L’accesso è molto controllato: i biglietti si comprano solo online e gli ingressi sono scaglionati, così da evitare assembramenti e garantire un’immersione totale. Fino al 30 agosto 2026 è aperta la mostra KUSAMA’s POP, mentre da ottobre a fine gennaio 2027 toccherà alla rassegna The Light Spreads Out, and Glittering Things Start Appearing All Around Me.
Se c’è un’immagine che incarna Kusama, è senza dubbio la grande zucca gialla coperta di pois neri sull’isola di Naoshima, nel Mare Interno di Seto. La scultura domina il molo, dialogando con il mare e con gli edifici dei musei vicini, creando un’atmosfera sospesa tra natura e arte. Naoshima è ormai una tappa fissa per gli amanti dell’arte contemporanea in Giappone, e la presenza di Kusama ha dato un contributo decisivo alla sua fama.
Non lontano, a Miyanoura, si trova un’altra zucca, questa volta rossa, che arricchisce il panorama artistico dell’isola. Queste opere testimoniano il legame profondo tra l’artista e il territorio, trasformando lo spazio pubblico in una galleria a cielo aperto, accessibile a tutti.
La città natale di Kusama, Matsumoto, ospita al Matsumoto City Museum of Art una delle raccolte più importanti dedicate alla sua opera. Qui si trovano sia le prime creazioni che i lavori più recenti, con un percorso completo che racconta la sua evoluzione. All’esterno spicca The Visionary Flowers, un’installazione monumentale che supera i 10 metri d’altezza, portando la fantasia dell’artista direttamente tra le strade della città.
Nel sud-ovest del Giappone, il Fukuoka Art Museum conserva una selezione della serie Infinity Nets, caratterizzata da fitte reti di archi intrecciati che creano uno spazio visivo rigoroso ma infinito, simbolo di una meditazione profonda sull’eterno e sull’ossessione.
A pochi passi da Tokyo, Hakone è una meta termale nota anche per il Pola Museum of Art, che ha dedicato spazi e mostre a Kusama. Qui si può abbinare l’arte a una giornata immersi nella natura e nel relax, per un’esperienza che unisce cultura e benessere.
Nella prefettura di Kagoshima, a Kirishima, il Kirishima Open-Air Museum offre un’esperienza diversa: le opere di Kusama si fondono con il paesaggio naturale. Tra le più suggestive c’è Flowers of Shangri-La, un gruppo di fiori coloratissimi e monumentali che trasformano il territorio in un giardino quasi surreale. Qui l’arte non è solo da ammirare, ma diventa parte del paesaggio, raccontando un lato meno noto ma altrettanto potente del lavoro di Kusama.
Le opere di Kusama non si fermano al Giappone. A Los Angeles, al The Broad, ci sono due Infinity Mirror Rooms: The Souls of Millions of Light Years Away, visitabile solo su prenotazione, e Longing for Eternity, aperta senza bisogno di prenotare. Questi spazi dimostrano come la sua arte sappia ancora emozionare e coinvolgere il pubblico con esperienze intense.
Nel 2026 l’Europa ha celebrato Kusama con una grande retrospettiva che ha toccato varie città. La tappa finale sarà allo Stedelijk Museum di Amsterdam dal 12 settembre 2026 al 17 gennaio 2027, dopo le esposizioni alla Fondation Beyeler in Svizzera e al Museum Ludwig di Colonia. Una conferma della portata globale di un’artista che ha saputo trasformare le sue ossessioni in un linguaggio universale e senza tempo.
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