Nel cuore di Vienna, l’Albertina spegne 250 candeline nel 2026. Un traguardo che pochi musei possono vantare, celebrato con una mostra che svela non solo le radici di questa istituzione, ma anche i suoi mutamenti e ciò che ancora riserva il futuro. Tra i pezzi forti, la Lepre di Albrecht Dürer, un capolavoro del 1502, che in cinque secoli è stata esposta al pubblico solo una decina di volte. Un simbolo perfetto della ricchezza e della raffinatezza custodite tra queste mura.
Le radici di un museo nato dal collezionismo principesco
L’Albertina nasce nel luglio del 1776, in pieno Illuminismo, un’epoca di grandi fermenti culturali. Il museo ha alle spalle un percorso che lo ha portato da una raccolta privata principesca a uno spazio pubblico, aperto e vivace. Alla base di tutto c’è la figura poco celebrata della regina Maria Cristina d’Austria, figlia di Maria Teresa. Sposata per amore, Maria Cristina ha coltivato con passione il suo interesse per l’arte, preferendo Van Dyck alla caccia ai cinghiali. Insieme al marito, è stata decisiva nell’espandere la collezione, includendo anche le cosiddette “prove di stampa”.
Il museo ha mosso i primi passi grazie a Giacomo Durazzo, inviato imperiale che nel 1776 portò a Vienna una raccolta di 10.000 fogli accompagnata da un Discorso Preliminare, un vero e proprio manifesto per organizzare la collezione come una storia dell’arte illustrata. Il destino delle raccolte non è stato sempre semplice: durante la fuga dalla minaccia francese, le opere vennero spedite via mare e rischiarono di andare perdute in una tempesta nel Mare del Nord. Per fortuna, la maggior parte delle casse è stata salvata e oggi rappresenta il cuore del museo.
Acquisizioni coraggiose che hanno definito l’identità dell’Albertina
Nel corso dei secoli, l’Albertina ha fatto scelte di acquisto che hanno segnato la sua storia, affermandola come punto di riferimento nell’arte grafica. A fine Settecento, uno scambio con la Biblioteca di Corte portò il museo a cedere stampe doppie in cambio di disegni allora poco valorizzati. Questa mossa si rivelò vincente: tra quei disegni c’erano capolavori di grande valore. L’attenzione per artisti destinati a diventare famosi è rimasta alta, come dimostra l’acquisto a sorpresa di opere di Caspar David Friedrich, tra cui la Veduta di Arkona con la luna nascente, realizzata a matita e pennello nei primi decenni dell’Ottocento.
Nel Novecento, l’Albertina ha continuato a crescere, ospitando collezioni di fotografia e acquisendo importanti raccolte come quelle Batliner ed Essl. Oggi si articola su tre sedi: la storica Albertina nel centro di Vienna, l’Albertina Modern e il complesso di Klosterneuburg. Questo sviluppo ha permesso al museo di mantenersi finanziariamente indipendente, un modello che lo distingue nel panorama europeo.
Un legame transatlantico e una visione globale
A sottolineare l’importanza internazionale dell’Albertina, c’è il messaggio di Max Hollein, direttore del Metropolitan Museum di New York e nato proprio a Vienna. Nel catalogo per i 250 anni, Hollein ricorda un legame storico: “la fondazione del museo nel luglio 1776 coincide con la firma della Dichiarazione d’Indipendenza americana, due eventi che incarnano lo spirito illuminista e la voglia di diffondere la conoscenza.” Hollein sottolinea anche il ruolo dell’Albertina nel dopoguerra, quando la vendita di stampe doppie aiutò a risanare le finanze del museo. Molte di quelle opere attraversarono l’Atlantico, formando il nucleo iniziale del Dipartimento di Grafica del Met, un segno di un dialogo culturale continuo tra Europa e Stati Uniti.
Questa collaborazione internazionale amplia l’influenza del museo oltre i confini nazionali, confermandolo come un punto di riferimento nell’arte grafica e nella museologia contemporanea.
Strategia e innovazione: il futuro dell’Albertina
L’Albertina non si limita a guardare al passato, ma ha le idee chiare sul futuro. Il principio “Kunst Plus” definisce il museo come un “sistema storicamente aperto”, dove ogni traguardo è anche un nuovo inizio . Il museo ha lanciato un progetto a lungo termine chiamato “Orizzonte 100 anni”, che punta a scegliere oggi opere contemporanee destinate a diventare importanti tra un secolo.
Particolare attenzione è dedicata alle artiste donne grazie al progetto Wiederentdeckt!, che integra la narrazione storica con voci spesso trascurate o dimenticate. La mostra si chiude con un’opera multimediale di Rosa Barba, artista di fama internazionale che indaga la natura dell’archivio e della memoria. Il suo lavoro crea un ponte tra il 1776 e oggi, dimostrando come l’arte resti uno spazio dinamico, dove la storia si riscrive continuamente.
I 250 anni dell’Albertina sono quindi un invito a vedere l’arte non solo come eredità da custodire, ma come una sfida aperta verso il futuro, dove memoria e innovazione si fondono senza soluzione di continuità.
