Tra le antiche mura del Cotonificio IUAV a Venezia, la Siria torna a farsi sentire dopo più di un decennio di guerra. Sara Shamma, artista che ha curato il padiglione, parla di un’esperienza che va oltre la semplice esposizione: pittura, architettura, suoni e persino profumi si intrecciano per raccontare Palmira. Questa città, simbolo della storia e della ricchezza culturale siriana, porta ancora le ferite del conflitto, ma anche il desiderio di rinascita. Varcando la soglia della “Tomba Torre di Palmira“, lo spettatore si trova dentro una narrazione che parla di memoria e resilienza, di un popolo deciso a farsi ascoltare nel mondo attraverso l’arte.
Il progetto “The Tower Tomb of Palmyra” nasce dal desiderio di riflettere sul valore del patrimonio culturale distrutto durante la guerra, soprattutto a Palmira, dove antichi monumenti sono stati saccheggiati e cancellati. Sara Shamma ha creato un’installazione che va ben oltre la pittura: un ambiente immersivo in cui il pubblico può entrare in una struttura ispirata alle torri funerarie di un tempo, alta 15 metri. Qui si mescolano luce, suoni, profumi e immagini, ricreando l’atmosfera di quei luoghi e rendendo omaggio alle culture che li hanno abitati: greco-romana, araba, aramaica.
Questo spazio non è un semplice memoriale passivo, ma un luogo vivo di riflessione. Invita a confrontarsi non solo con la storia della Siria, ma con temi universali come la memoria, la mortalità e la rinascita. Il passato e il presente si incontrano in un dialogo delicato, mentre il padiglione racconta di continuità culturale, della tragedia della perdita e della speranza di proteggere il patrimonio che appartiene a tutti.
Partecipare alla Biennale di Venezia è per la Siria un segnale importante: un modo per lasciare alle spalle l’immagine legata solo alla guerra e mostrare una scena culturale viva, creativa e aperta. Qui il Paese si presenta al mondo attraverso l’arte, che diventa strumento di dialogo globale e occasione per raccontare un’identità spesso dimenticata.
Sara Shamma sottolinea come questa presenza possa aiutare a capire le tante identità che compongono la Siria, un crocevia storico di religioni e culture diverse. Il padiglione è un messaggio chiaro: la Siria vuole riaffermarsi come paese in cui la diversità è una risorsa, non una divisione. La cultura siriana si propone come parte attiva del patrimonio globale, con tanto da offrire sia artisticamente che umanamente.
L’arte di Sara Shamma nasce da un legame profondo con la storia e la cultura della sua terra. Nata a Damasco nel 1975, porta dentro di sé un retaggio antico che si riflette in ogni sua opera. Questa “memoria collettiva” nasce dalla consapevolezza di vivere in un luogo segnato da millenni di civiltà.
Nei suoi lavori non c’è solo la storia siriana, ma un linguaggio universale che parla di emozioni comuni come la perdita, la resilienza e l’identità. La Siria per lei non è solo un tema, ma uno stato d’animo che attraversa la sua arte. Così riesce a unire il patrimonio culturale specifico con temi che toccano tutti, offrendo a chi guarda uno sguardo sull’umanità intera.
Dopo anni di conflitto, la Siria vive una fase difficile ma anche ricca di cambiamenti. Il nuovo governo ha aperto qualche spazio per l’arte e le iniziative culturali indipendenti, segnando un passo verso un sistema più aperto e meno centralizzato. A questo si aggiunge un ruolo crescente del settore privato, che sta aiutando a far nascere nuove realtà culturali, istituzioni e collaborazioni con l’estero.
Sara Shamma racconta di un momento di grande fermento creativo e di dibattiti vivi su quale strada dovrebbe prendere la cultura nel paese. Gli artisti sono chiamati a giocare un ruolo chiave, diventando protagonisti nella definizione e nel rinnovamento dell’identità culturale siriana. L’arte diventa così uno strumento per elaborare il trauma, favorire il dialogo e aprire nuovi orizzonti.
Il futuro della Siria resta incerto, in una regione complessa. Ma Sara Shamma guarda avanti con un cauto ottimismo. Nei prossimi dieci anni spera in un cammino di stabilità e ricostruzione che non riguardi solo le città e i monumenti, ma anche la fiducia delle persone e la vita culturale.
Il sogno è una Siria che sappia fare della diversità un punto di forza, un paese creativo e aperto al confronto, capace di ripartire dall’arte e dalla cultura per ritrovare un ruolo importante nel mondo. La Biennale di Venezia, con il suo spazio dedicato alla Siria, è una tappa fondamentale in questo percorso di rilancio e visibilità internazionale.
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