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PhEST Monopoli 2024: Il Festival Fotografico che Sfida il Futuro con l’Arte Contemporanea

Le vie di Monopoli si preparano a riempirsi di immagini e suggestioni. Dal 7 agosto al 1° novembre 2026, il festival PhEST torna per la sua undicesima edizione, trasformando la città in un laboratorio a cielo aperto di fotografia e arte. “What if?”: non una semplice domanda, ma un richiamo a mettere in discussione tutto ciò che diamo per scontato. Tra crisi ambientali, intelligenza artificiale e trasformazioni sociali, le opere esposte sfidano lo spettatore a immaginare un futuro incerto, fatto di possibilità e contraddizioni. Monopoli non è mai stata così viva, così pronta a farsi interrogare dal presente e dalle sue tensioni.

PhEST 2026: un laboratorio che fa pensare

Dietro a questa edizione c’è Giovanni Troilo, ideatore e direttore artistico, che guida un festival che più che dare risposte, pone domande. Con il sostegno di Regione Puglia, Comune di Monopoli, Pugliapromozione e altri partner, PhEST si svolge in diversi luoghi storici della città. Arianna Rinaldo cura la parte fotografica, mentre Roberto Lacarbonara segue l’arte contemporanea, confermando una visione aperta e multidisciplinare. Qui il futuro non è scritto, è un territorio da esplorare e reinventare.

“What if?” diventa un vero e proprio strumento, come lo definisce Troilo, capace di scardinare pensieri consolidati e aprire nuovi orizzonti. Il festival affronta temi attuali e urgenti: crisi climatica, tecnologia e fragilità delle democrazie, senza la pretesa di semplificare ma puntando a una riflessione profonda e critica.

Opere che cambiano il modo di guardare il mondo

Il programma è ricco di progetti che giocano con il confine tra realtà e immaginazione. Tra i più significativi c’è Metropolis, che riporta in vita le fotografie di scena di Horst von Harbou per il celebre film distopico di Fritz Lang, ambientato proprio nel 2026. Un ponte tra un passato quasi centenario e le nostre visioni future.

Come spiega Arianna Rinaldo, questa edizione ha una doppia anima: da una parte recupera la forza dell’immaginazione, dall’altra invita a intervenire sul presente. Opere come What To Do With a Million Years di Juno Calypso, ambientate in bunker antiatomici trasformati in spazi sospesi tra inquietudine e ironia, incarnano bene questo contrasto. Sara Angelucci propone invece uno sguardo più contemplativo, invitandoci a rallentare e a scoprire ciò che spesso ci sfugge, con scansioni notturne della natura. Chloé Azzopardi esplora la relazione tra corpo, tecnologia e ambiente con dispositivi realizzati con materiali organici.

Nel mezzo di queste tensioni, emergono anche storie dirette e personali legate ai conflitti attuali. Tra queste spicca Frontline Rolls di Sergii Melnitchenko, un progetto potente costruito con fotografie scattate dai soldati ucraini al fronte, che lascia parlare direttamente chi vive la guerra, senza filtri autoriali.

Memoria, conflitti e immagini che raccontano

PhEST dedica un’attenzione particolare alle immagini che parlano di violenza e resistenza, non come cronaca immediata ma come riflessione sulle forme di rappresentazione e le tracce che lasciano nella memoria collettiva. Oltre a Frontline Rolls, ci sono percorsi come We Will Stay Here as Long as There Will Be Thyme and Olives di Victorine Alisse, che racconta la resistenza quotidiana della comunità palestinese di Wadi Fukin, o il lavoro di Marek Kita sul tema dell’educazione alla guerra nei campi estivi per bambini.

Non mancano approfondimenti storici: Harri Pälviranta rielabora fotografie di cronaca del Novecento per analizzare la costruzione mediatica della violenza, mentre Chinky Shukla documenta le ferite ambientali e sociali dei test nucleari in Rajasthan.

Mostre come Shadows and Mirrors, omaggio a Vivian Maier nel centenario della nascita, What Darwin Missed di Joan Fontcuberta e Cottingley Fairies, dedicata al celebre caso delle fotografie di fate del 1917, mettono in discussione il rapporto tra immagine e verità, ricordandoci che ogni fotografia è sempre una scelta, una prospettiva che influenza come interpretiamo la realtà.

Monopoli, cuore pulsante del festival

PhEST non usa Monopoli come semplice sfondo, ma anzi fa rivivere spazi storici come castelli, monasteri e chiese, spesso poco frequentati, trasformandoli in luoghi vivi di cultura e confronto.

Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia, sottolinea come il festival confermi Monopoli come un punto di riferimento per idee, innovazione e cultura. “Vedere i ragazzi scoprire tutto questo sotto i loro occhi è emozionante”, racconta Cinzia Negherbon, direttrice organizzativa, che mette in luce l’importanza di restituire alla comunità luoghi e memorie. Un lavoro che rafforza l’identità culturale della città e la sua vocazione internazionale.

Grazie a un mix di proposte artistiche di qualità, dialogo con il presente e coinvolgimento del territorio, PhEST 2026 si conferma uno degli appuntamenti più importanti nel calendario culturale pugliese e nazionale.

Redazione

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