Sotto uno spesso manto di ghiaccio, inciso più di tremila anni fa, un racconto silenzioso ha atteso il suo risveglio. A Punta Segnale, nel cuore del Parco dello Stelvio, sulle pendici del ghiacciaio Tresero, sono emerse incisioni rupestri che sfidano il tempo. Un’escursione estiva ha fatto saltare il velo su quelle tracce, cambiando radicalmente l’idea di chi abitava le alte quote durante l’Età del Bronzo. Quei segni, scolpiti sulla roccia levigata dal ghiaccio, aprono una finestra su un passato fino a ieri nascosto sotto i ghiacci.
Nell’agosto 2017, durante una camminata verso Punta Segnale, lo studente comasco Tommaso Malinverno ha notato qualcosa di fuori dall’ordinario. Su rocce di micascisto, parzialmente scoperte dal ghiaccio, spiccavano incisioni fino ad allora sconosciute. La segnalazione è arrivata subito alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e all’Istituto Archeologico Valtellinese, che hanno aperto un’indagine sul posto. Le analisi hanno confermato non solo l’autenticità delle incisioni, ma anche la loro importanza scientifica: un sito di grande valore archeologico che getta nuova luce sulle popolazioni che abitavano le Alpi in epoca preistorica.
Le incisioni si trovano su rocce di micascisto, un materiale lucente e venato, levigato nel tempo dall’azione dei ghiacciai antichi. Questa caratteristica ha aiutato a conservare intatti dettagli oggi preziosi per la ricerca. La quota, superiore ai 3000 metri, rende il ritrovamento ancora più raro e significativo, mostrando come gli uomini del passato sapessero spingersi e vivere in ambienti estremi.
Le immagini scoperte a Punta Segnale mostrano una varietà di motivi incisi sulla pietra. Tra questi spiccano figure antropomorfe con le braccia alzate, interpretate come “oranti” per la loro posizione rituale. Accanto a loro si trovano spirali, simboli geometrici e alcune figure più difficili da decifrare, come una possibile rappresentazione di un ovino. Questi simboli trovano riscontri in altri siti di arte rupestre alpina, come quelli in Valtellina e Valle Camonica, suggerendo un linguaggio simbolico condiviso tra le comunità dell’Età del Bronzo.
La datazione colloca le incisioni tra il 1600 e il 1200 avanti Cristo, un’epoca in cui l’Alto Adige e la Lombardia montana ospitavano popolazioni dedite sia alla pastorizia sia a pratiche rituali legate alla natura e alla spiritualità. Le figure degli oranti rimandano a forme di culto e comunicazione, probabilmente legate a cerimonie propiziatorie o momenti di devozione.
Questo complesso non offre risposte definitive, ma apre nuove domande sulle modalità di vita in alta quota e sul valore simbolico che queste comunità attribuivano alle montagne. Le incisioni sono un pezzo importante della storia materiale e immateriale dell’arte preistorica nelle Alpi, ampliando la nostra visione di un paesaggio umano più vasto e complesso.
Le incisioni sono rimaste nascoste per secoli sotto uno spesso strato di neve e ghiaccio, che ha cominciato a ritirarsi solo dalla seconda metà del Novecento. Studi magnetici e climatologici mostrano che tra gli anni Cinquanta e Sessanta il fronte settentrionale del ghiacciaio Tresero ha iniziato un ritiro stabile, liberando le rocce oggi visibili.
Questo fenomeno, legato ai cambiamenti climatici, ha permesso di scoprire reperti archeologici di grande valore. Ma ora che le incisioni sono esposte agli agenti atmosferici, rischiano un lento degrado: gelo, acqua, vento e sbalzi termici agiscono sulle superfici, cancellando dettagli millenari. Il ghiaccio, che le proteggeva, ora le lascia vulnerabili.
Archeologi e conservatori si trovano davanti a una doppia sfida: da un lato documentare e salvaguardare queste testimonianze preziose; dall’altro gestire un sito in alta quota, difficile da monitorare e soggetto a condizioni estreme. La tutela di questo patrimonio si intreccia con la protezione dell’ambiente e con la sensibilizzazione sull’importanza culturale delle montagne.
Per raggiungere il sito delle incisioni si parte dal Rifugio Berni, al Passo Gavia, a quota 2.621 metri. Da lì si sale verso Punta Segnale, lungo un sentiero che attraversa pendii morenici ai piedi del Pizzo Tresero. In circa 4,6 chilometri, con un dislivello di 470 metri, si arriva all’area delle incisioni, poco prima della Capanna Bernasconi, vicino ai 3.000 metri di altitudine.
Conviene iniziare la salita di buon mattino, quando la luce radente mette in risalto i dettagli più sottili delle incisioni sulle rocce. In questo modo si può apprezzare al meglio l’aspetto iconografico, particolarmente delicato.
Oltre al valore archeologico, il percorso offre un paesaggio carico di storia. L’area racconta una stratificazione di presenze umane nelle Alpi: dalle frequentazioni preistoriche, ai segni lasciati dalla Prima Guerra Mondiale, fino alle tracce della più recente evoluzione dei ghiacciai.
Questo intreccio tra natura e memorie antiche fa di Punta Segnale un vero museo a cielo aperto, dove il patrimonio culturale si fonde con l’ecologia alpina, invitando a riflettere sul legame millenario tra uomo e montagna.
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