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The Odyssey di Christopher Nolan: la geografia epica dell’Odissea rivive nel nuovo film

Un bastone batte il ritmo in una stanza silenziosa di Itaca. “Un viso”, “una flotta”, “una guerra” — parole che risuonano come echi lontani, racconti di inganni e battaglie senza tempo. È la guerra di Troia, il nodo da cui tutto ha avuto inizio per Ulisse. Da queste radici antiche nasce “The Odyssey”, il nuovo film di Christopher Nolan. Appena i primi fotogrammi scorrono sullo schermo, la tensione si fa tangibile: un equilibrio sottile tra mito e realtà. Nolan non si limita a dirigere; è anche sceneggiatore e produttore, affiancato da Emma Thomas. Con la luce di Hoyte van Hoytema e il montaggio di Jennifer Lame, la pellicola conquista un’intensità visiva rara. E la colonna sonora di Ludwig Göransson? Un’onda di emozioni che avvolge e trascina.

L’Odissea rivisitata: tra rispetto per il testo e novità narrative

L’Odissea di Omero, nata probabilmente nel VII secolo a.C., narra il lungo e travagliato ritorno di Ulisse a Itaca dopo la guerra di Troia, un viaggio di dieci anni pieno di insidie e magie. Nolan sceglie di riscrivere questo poema antico senza rinunciare alla sua natura frammentata. La storia si intreccia tra passato e presente, mescolando fedeltà al testo originale e influenze da altre mitologie, creando così una sceneggiatura stratificata. Alcune scene e personaggi sono stati modificati per aumentare la tensione e la complessità drammatica, ma i temi fondamentali restano: il conflitto tra divino e umano e il viaggio che trasforma l’eroe in uomo. Il film esplora la xenia, la sacra ospitalità, violata più volte, e l’astuzia di Ulisse, arma letale e preziosa. Gli dèi si manifestano nelle forze della natura e nella coscienza del protagonista, mentre i Popoli del Mare diventano simbolo della paura dell’altro e delle relazioni spezzate tra gli uomini. Il viaggio di Ulisse si fa così riflessione sulla responsabilità personale e collettiva.

Tra Mediterraneo e Nord Europa: un mito che prende forma nel mondo reale

Il film si apre su “un tempo di apparente magia”, dove luoghi concreti si trasformano per accogliere leggende antiche. Il racconto procede su contrasti netti: spazi aperti, dal mare infinito a vaste terre, si alternano a interni angusti e claustrofobici; tempeste violente si affiancano alla calma sospesa di laghi e coste; costumi senza tempo dialogano con armature storiche. Per ricreare questa atmosfera, la scenografa Ruth De Jong ha scelto di girare tra le isole del Mediterraneo e quelle del Nord Europa. Le riprese si sono svolte in Italia, Islanda, Grecia, Marocco e Scozia, con una chiusura negli studi Universal di Los Angeles. Questi luoghi non sono solo sfondo, ma veri protagonisti del viaggio, dove mito e geografia si fondono. Itaca, per esempio, prende vita nelle isole Egadi, in Sicilia, con il castello di Santa Caterina sull’isola di Favignana che diventa il palazzo reale di Ulisse e Penelope.

Viaggio geografico: le ambientazioni scelte per i luoghi chiave

La storia si concentra su luoghi precisi, quasi sempre reali. Dopo otto anni dalla caduta di Troia, Penelope lotta a Itaca contro i pretendenti guidati da Antinoo, mentre Telemaco parte alla ricerca del padre, ospite di Menelao ed Elena a Sparta. Qui si intrecciano tensioni politiche e familiari. L’isola immaginaria di Odigia, rifugio di Ulisse con la ninfa Calipso e simbolo di un tempo sospeso, è rappresentata dalla Duna Bianca di Dakhla, sulla costa del Sahara Occidentale. In Marocco, a Essaouira, è stata ricostruita Troia con mura, porte e un tempio di Atena, per immergere lo spettatore nell’assedio. In Grecia, vicino alla grotta di Nestore sul Peloponneso, si trovano le scene della grotta dei Ciclopi: il legame con la Sicilia orientale e le leggende dell’Etna si fanno più forti. In Scozia, tra le foreste di Culbin e le rovine del castello di Findlater, prendono forma i Lestrigoni e la maga Circe, mentre in Islanda, sulle spiagge nere di Vik, Ulisse si confronta con l’oltretomba e le ombre del passato.

Il cavallo di Troia e gli dèi: la visione di Nolan

Il celebre cavallo di legno, simbolo dell’inganno che porta alla caduta di Troia, è rappresentato con grande cura. Sulla spiaggia di Essaouira, mezzo sepolto nella sabbia e con le gambe verso il cielo, diventa il simbolo di un destino ineluttabile. Nolan si è ispirato a immagini cinematografiche come la Statua della Libertà ne “Il pianeta delle scimmie” per dare al monumento un impatto visivo forte. Di notte, gli Achei escono dal ventre del cavallo, aprono le porte della città e la incendiano, profanando anche i luoghi sacri. La dea Atena si fa sentire attraverso la coscienza di Ulisse, raccolta nei suoi ricordi e nella sua voce, memoria della distruzione totale, un incendio simbolico del mondo conosciuto allora. Affidare ad Atena un ruolo interiore segna un punto di incontro tra mitologia e psicologia, tra divinità e mente umana.

Mostri e leggende: tra storia e fantasia

Ulisse e i suoi uomini affrontano creature mitiche: Polifemo, il ciclope gigante che vive in una grotta e divora alcuni compagni, finché Ulisse non lo acceca con astuzia e riesce a fuggire. Questa scena è stata girata in una grotta reale del Peloponneso, radicando il mito in un luogo concreto. I Lestrigoni, giganti antropofagi, sono ambientati nel Moray Firth scozzese, contribuendo a mantenere una minaccia costante lungo il viaggio. La tappa sull’isola di Circe, tra le rovine medievali di Findlater, aggiunge un tocco di magia e ambiguità: la trasformazione degli uomini in maiali diventa una metafora tra realtà e incanto. Nolan gioca sui confini tra storia e fantasia per offrire una lettura moderna, ma ben ancorata a elementi riconoscibili.

L’oltretomba senza sirene in primo piano

Nell’oltretomba, Ulisse incontra Tiresia e parla con le ombre di Agamennone e Sinone. Le spiagge nere di Vik, in Islanda, segnano il confine tra vita e morte, un luogo sospeso tra mito e realtà. Nolan ha scelto di non mostrare mai da vicino le Sirene: appaiono solo in lontananza, su uno scoglio, seguendo il testo omerico e rispettando le antiche immagini che le descrivono come esseri ibridi, metà donna e metà uccello o pesce. La scena ambientata nelle isole Eolie, senza riferimenti concreti, tra Li Galli e Capri, dà un peso realistico a un momento magico e misterioso.

Il ritorno a Itaca: sfide, sacrifici e il mare Mediterraneo

L’avvicinamento alla patria è segnato dalla lotta con Scilla e Cariddi, mostri tradizionali dello Stretto di Messina. Qui il viaggio si fa duro: sei uomini sacrificati per salvare la nave. La scena è stata girata nelle Eolie, a Basiluzzo, mentre l’isola del Sole, con le sue vacche sacre, fatali per l’equipaggio, è ambientata in Trinacria, l’antico nome della Sicilia. Un turbine finale mostra l’ira divina che distrugge la nave, lasciando Ulisse a salvarsi su una fragile zattera. Nolan rielabora le tradizioni mitiche per offrire un finale coerente con la ricchezza di simboli e riferimenti, lasciando un segno nuovo su un racconto antico e senza tempo.

Redazione

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