L’arte deve uscire dai musei, diceva Enrico Crispolti. Critico d’arte romano, scomparso nel 2018, ha dedicato una vita a questa convinzione: trasformare la città in un palcoscenico dove l’arte diventa esperienza quotidiana. Oggi quella sua visione prende nuova forma. Un podcast e una mostra, entrambi intitolati Enrico Crispolti. L’Arte nella città. Dalla partecipazione all’ambiente come sociale, mettono in luce un percorso che va dagli anni Settanta ai primi Duemila. Dieci episodi, dal 28 settembre al 30 novembre 2026, intrecciano parole e suoni per raccontare progetti che non sono solo eventi, ma incontri vivi tra arte, cittadini e spazi urbani. Un modo diverso di guardare l’opera, lontano dalle pareti dei musei e dentro la vita delle strade.
Si parte dal 1973, con Volterra 73, un progetto che Crispolti curò e che rivoluzionò una manifestazione dedicata all’alabastro. La città toscana non fu più solo uno sfondo, ma un vero e proprio laboratorio artistico diffuso. Non si trattava solo di esporre opere, ma di costruire un dialogo con la storia del luogo e con chi ci viveva. La città diventava protagonista, con la sua identità e con la partecipazione diretta della gente. Da lì sono nate altre esperienze importanti.
Come Operazione Arcevia, un progetto interdisciplinare che immaginava un “villaggio ideale”, dove arte e vita sociale si intrecciavano senza barriere. E poi Operazione Roma Eterna del 1974, che metteva a confronto le diverse realtà sociali dei quartieri romani, cercando di far entrare l’arte come voce attiva nella vita della città.
Questi esperimenti avevano in comune un obiettivo chiaro: costruire rapporti veri, andare oltre il solito schema artista-spettatore. Lo stesso vale per altre iniziative come la Casa del Popolo di Ponticelli, il Gruppo Salerno 75 e la Cooperativa Alzaia. Qui gli artisti non sono solisti, ma collaboratori che lavorano insieme alle comunità. Un modo di fare arte che ha segnato una svolta.
Nel 1976, alla Biennale di Venezia, Crispolti porta la sua ricerca con la sezione Ambiente come sociale. Un passo importante che introduce nel più grande evento internazionale un’idea di arte collettiva, legata al territorio e alla vita quotidiana. L’opera non è più qualcosa da guardare a distanza, ma diventa pratica inserita nella città, senza gerarchie.
In questo percorso si inserisce anche Campo del Sole, un gruppo di colonne-sculture realizzate tra il 1985 e il 1989 sulle rive del Lago Trasimeno. Qui arte, paesaggio e memoria si intrecciano in un’opera fissa che dialoga con la natura e con la storia del luogo, contribuendo a costruire una nuova identità del territorio.
All’inizio degli anni Duemila, il tema rimane centrale con il Concorso di idee per Piazza Augusto Imperatore del 2001 a Roma. Un progetto che si inserisce nel dibattito sulla rigenerazione urbana e sull’importanza di coinvolgere le comunità nella definizione degli spazi pubblici. A quasi trent’anni da Volterra 73, l’arte in città torna a essere terreno di confronto e partecipazione collettiva.
Al centro di tutto c’è una domanda: come può l’arte rendere gli spazi urbani più vivi e umani? Crispolti ha dato risposte chiare, spostando l’attenzione dall’opera in sé al processo che la lega al territorio e alle persone.
Un esempio è Dissuasione manifesta – Operazione 24 fogli del 1973, dove il manifesto pubblicitario tradizionale viene ribaltato, diventando uno strumento di comunicazione alternativa che invade lo spazio pubblico con nuovi messaggi.
Con il tempo, la partecipazione diventa il fulcro. Chi guarda non è più solo spettatore, ma diventa protagonista, parte attiva nella costruzione dell’opera e del suo impatto sociale. Il podcast racconta questa evoluzione, dal primo avvicinamento tra arte e comunità fino al concetto più ampio di ambiente come sociale: un luogo di esperienze condivise, dove si costruiscono identità, memoria e relazioni nuove.
Oggi questa visione appare più attuale che mai per chi lavora su rigenerazione urbana, arte pubblica e interventi nelle periferie. Le idee nate negli anni Settanta e portate avanti da Crispolti continuano a ispirare chi pensa l’arte come strumento per trasformare i luoghi e coinvolgere davvero le persone.
La mostra Enrico Crispolti. L’Arte nella città. Dalla partecipazione all’ambiente come sociale è aperta a Roma, all’Archivio Enrico Crispolti in via Livenza 2, fino al 25 settembre 2026. Curata da Anna Mazzanti insieme all’Archivio, nasce da un lavoro approfondito sulle fonti originali che conservano il patrimonio di Crispolti.
Tra appunti, lettere, fotografie, libri e registrazioni audio-video, il percorso ricostruisce passo passo la riflessione di Crispolti sull’arte urbana e la partecipazione.
In parallelo, il podcast sul canale Spotify dell’Archivio offre un’altra chiave di lettura. Ogni episodio mette in luce un momento chiave della ricerca di Crispolti, restituendo la complessità e la varietà dei progetti degli ultimi cinquant’anni.
Mostra e podcast diventano così strumenti che si completano a vicenda, per approfondire la figura di Crispolti e il suo lascito nell’arte pubblica. Un’occasione per ripensare il legame tra creatività, spazio urbano e comunità, e per capire come la città possa diventare davvero un luogo di incontri e trasformazioni.
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