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Gillo Pontecorvo a Torino: la mostra che svela l’archivio segreto del regista della Resistenza

“Una battaglia dopo l’altra”: è questo il titolo che accompagna la mostra dedicata a Gillo Pontecorvo, aperta fino al 5 aprile 2027 sotto la Mole Antonelliana a Torino. Tra fotografie, lettere e oggetti personali, prende vita l’archivio donato dalla famiglia al Museo Nazionale del Cinema, un patrimonio che racconta la storia di un uomo che ha attraversato il Novecento con lo sguardo di chi non smette mai di lottare. Nato a Pisa nel 1919, Pontecorvo non fu solo il regista de “La battaglia di Algeri”, ma anche un giovane tennista promettente, esule a Parigi a causa delle leggi razziali, e partigiano nella Resistenza francese. Ogni sua esperienza ha lasciato un’impronta indelebile nel suo cinema, e ora si può finalmente ripercorrere quel cammino, pezzo dopo pezzo.

Un archivio prezioso: tra cinema e memoria storica

Il materiale donato al Museo Nazionale del Cinema è un vero tesoro per chi vuole capire il cinema italiano e la storia che lo ha attraversato. Simone Pontecorvo, figlio del regista, insieme al curatore Mauro Genovese e al suo team, ha passato più di dieci anni a sistemare e catalogare fotografie, manifesti originali, appunti, lettere e oggetti di scena. Un patrimonio che svela non solo la carriera artistica di Pontecorvo, ma anche il suo lato più umano. Tra le testimonianze più importanti c’è il Leone d’Oro vinto a Venezia nel 1966 con “La battaglia di Algeri”, accompagnato da fotografie e corrispondenze con figure politiche che raccontano il suo impegno culturale e civile. La mostra evidenzia anche il suo ruolo di testimone su temi come il colonialismo, l’Olocausto e la lotta per l’emancipazione femminile .

L’allestimento non si limita a esporre i documenti: si sofferma sul valore materiale delle carte e degli oggetti, mostrando anche scatole di conservazione e supporti originali. Questo approccio aiuta il visitatore a entrare nel dietro le quinte del lavoro creativo, spesso nascosto dietro il film finito. Tra le testimonianze più interessanti spicca una lettera inviata da Pontecorvo a Palmiro Togliatti nel 1948, quando dirigeva il settimanale giovanile Pattuglia, e le fotografie che rivelano i suoi rapporti con protagonisti della politica italiana, come Enrico Berlinguer.

Tra politica, arte e amicizie di spicco

La vita di Gillo Pontecorvo è stata segnata da incontri importanti, soprattutto durante gli anni parigini, prima e dopo la guerra. Qui ha frequentato personalità come Giorgio Amendola, Tristan Tzara, Picasso e Sartre, figure che hanno influenzato profondamente la sua visione artistica e politica. La mostra mette in luce anche l’amicizia di lunga data con Ennio Morricone, autore delle colonne sonore dei suoi film più celebri. Morricone appare perfino nelle immagini del matrimonio di Pontecorvo, celebrato nel 1972 con Picci Ziino, a testimonianza di un legame professionale e personale duraturo.

Pontecorvo coltivava un sogno nascosto: diventare compositore. Il suo contributo alla musica de “La battaglia di Algeri” è documentato e compare nei titoli di coda insieme a Morricone. La sua attenzione al suono riflette la sua idea di cinema come arte totale. La mostra svela anche progetti mai realizzati, come quello proposto da Marlon Brando sull’epopea dei nativi americani, che testimonia la fama internazionale del regista. Brando aveva già lavorato con lui nel 1969 nel film “Queimada”, con musiche sempre di Morricone.

Torino si prepara a una grande retrospettiva

Accanto alla mostra, Torino si prepara a celebrare Pontecorvo con una retrospettiva al Cinema Massimo, in programma dal 15 al 23 settembre 2026. Sarà una rassegna completa dedicata ai suoi film, con particolare attenzione ai capolavori di impegno civile che hanno segnato la storia del cinema mondiale. Oltre alle pellicole principali, saranno proiettati documentari che raccontano la sua attività, anche come attore, per esempio in “Il sole sorge ancora” di Aldo Vergano. La retrospettiva racconterà inoltre il suo ruolo di direttore della Mostra del Cinema di Venezia tra il 1992 e il 1996, un’altra tappa fondamentale per capire l’influenza di Pontecorvo sulla cultura italiana.

L’iniziativa coinvolge cinefili e appassionati di storia, valorizzando il lavoro di conservazione e promozione del Museo Nazionale del Cinema. Un’occasione preziosa per riscoprire un autore che ha saputo unire racconto cinematografico e impegno sociale, restituendo la complessità di un uomo che ha attraversato Italia ed Europa con uno sguardo critico e aperto. La mostra e la retrospettiva invitano a esplorare il legame profondo tra cinema e impegno civile attraverso le immagini e gli archivi di Gillo Pontecorvo.

Redazione

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