A Ravenna, settembre ha preso vita sotto il segno della danza giovane e coraggiosa. Undici spettacoli hanno animato spazi come il Palazzo Rasponi dalle Teste e le Artificerie Almagià, trasformandoli in teatri di sperimentazione pura. Artisti under 35 hanno raccontato storie fatte di corpi in movimento, suoni avvolgenti e atmosfere sempre in mutamento. La Vetrina della Giovane Danza d’Autore, ormai un appuntamento fisso, ha confermato ancora una volta quanto sia vivace e innovativa la scena contemporanea italiana. Un vero e proprio laboratorio dove la creatività non conosce limiti.
La Vetrina GDA 2026 ha preso vita grazie al Network Anticorpi XL, un circuito composto da 36 partner distribuiti in 15 regioni italiane. Questa rete non si limita a promuovere eventi, ma seleziona e sostiene i talenti emergenti, offrendo loro visibilità e nuove opportunità professionali. Quest’anno sono arrivate 106 candidature, segno di un interesse crescente verso questo settore artistico. Dalla selezione sono nate undici proposte molto diverse per estetica e linguaggio, ma tutte unite dalla voglia di sperimentare e di esplorare il corpo in movimento. I lavori hanno mostrato la ricchezza e la varietà della danza contemporanea, spaziando dalla pura performatività a riflessioni concettuali, passando per contaminazioni urbane e ritmi da club.
La rassegna si è svolta in luoghi storici e culturali di rilievo della città romagnola, scelti per mettere in dialogo danza, architettura e contesto sociale. Il Palazzo Rasponi dalle Teste ha ospitato performance d’impatto visivo, mentre le Artificerie Almagià hanno creato l’atmosfera giusta per esperienze più intime e sperimentali. Anche la Sala del Refettorio del Museo Nazionale e il Teatro Rasi hanno visto alternarsi danzatori e coreografi di diverso calibro, costruendo un percorso ricco e coinvolgente. Questo approccio ha spinto il pubblico a un ascolto attento e immersivo, trasformando la relazione tra spettatore, performer e spazio in fonte di nuovi significati.
Tra le proposte più interessanti c’è stata quella di Vittorio Porcelli, artista pugliese con esperienze in compagnie internazionali come Equilibrio Dinamico e Ballet Junior de Genève. Nel suo assolo “Violetto Bellosguardo, chapter 1: blueberry blues”, Porcelli ha esplorato in modo personale il tema della trasmissione del nome e del patrimonio familiare tra le generazioni. La performance ha mescolato rimandi culturali e affetti, facendo emergere dinamiche emotive complesse. Con un’attenzione minuziosa al corpo e un’estetica raffinata, il lavoro ha costruito un dialogo tra passato e presente incarnato nel movimento, un passaggio di testimone che richiama una memoria viva da custodire e rielaborare.
Un altro spettacolo che ha colpito è stato “Paso Doble”, firmato da Camilla Guarino e Giulia Campolmi. Interpretato da Silvia Brazzale e Bryan Preciado, performer ipovedente, il lavoro ha affrontato il tema dell’accessibilità comunicativa tra palco e platea. Il focus è stato sulla percezione del movimento legata al corpo e alla voce, con una ricerca intensa sulle sensibilità sensoriali alternative. Sul palco è stata proposta un’audiodescrizione poetica dal vivo, curata da Guarino, per garantire la fruizione anche a spettatori ciechi o ipovedenti, ampliando così la partecipazione culturale. L’esperimento ha dimostrato come la danza possa dialogare con sensi diversi dalla vista, offrendo un’esperienza multisensoriale e inclusiva.
Altri lavori si sono distinti per originalità e forza espressiva. Noemi Piva, danzatrice e artista visiva torinese, ha presentato “Settembre non arriverà mai”, una performance delicata dove corpo, voce e design sonoro di Lorenzo Minozzi si intrecciano. Piva ha creato un’opera che miscela poesia, animazione e illustrazione, usando un servizio di tazzine di porcellana come scultura effimera, evocando fragilità e trasformazione del pensiero. Il pubblico è stato accompagnato in un viaggio fatto di immagini, ripetizioni e sensazioni che oscillano tra memoria e immaginazione.
Nel campo del duetto maschile, hanno brillato due creazioni: “When we Collide” di Alessio Damiani, palermitano con esperienza nel corpo di ballo Hessisches Staatsballett di Wiesbaden, ha lavorato sull’arte dell’abbraccio, modellando movimenti sospesi che creano uno spazio di intimità e forza fisica. “MUGA” di Francesco Paolino, studente della Codarts University di Rotterdam, ha messo in scena due corpi che sembrano anziani, impegnati in combustioni interiori, metafora di un passaggio verso nuova consapevolezza. Il titolo richiama un concetto filosofico giapponese legato al distacco e alla fluidità dell’essere, reso tangibile attraverso la danza teatrale.
A chiudere la rassegna è stato “Sandpit”, ideato e interpretato dal duo Simone Lorenzo Benini e Miriam Budzakova, artisti attivi a Vienna. L’opera ha scavato nel corpo e nel desiderio, evocando fantasie cariche di erotismo e tensione. Usando simbolicamente la sabbia accumulata, i performer hanno fatto emergere impulsi e pensieri nascosti, mettendo in gioco uno scambio diretto con il pubblico attraverso il linguaggio fisico. L’esperienza ravvicinata ha creato un’interazione intensa fatta di sguardi e movimenti calibrati, svelando i confini tra intimità privata e condivisione collettiva.
Durante la Vetrina GDA è stato annunciato il vincitore dell’ottava edizione di CollaborAction, premio biennale promosso da Anticorpi XL per sostenere la coreografia emergente con residenze e progetti di sviluppo. Quest’anno la vittoria è andata ad Andrea Costanzo Martini con “Moaning”*. Il progetto si ispira a Moana Pozzi, attrice pornografica che ha lasciato un segno profondo nella cultura italiana come icona televisiva e politica. La coreografia, ancora in fase di definizione, promette un’analisi intensa e complessa di un personaggio controverso e carismatico, portato sul palco con un linguaggio contemporaneo e originale. Si attende un lavoro capace di scandagliare identità, memoria e trasgressione nel panorama della danza italiana più fresca.
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