All’alba, una fenditura si apre tra le montagne del Pindo, in Grecia: la gola di Vikos. Un baratro profondo, quasi vertiginoso, scavato in millenni di acqua e vento, che taglia rocce calcaree e foreste fitte. Non è un luogo qualunque. Questo canyon, il più profondo al mondo rispetto alla sua larghezza, come conferma il Guinness dei Primati, si trova esattamente nel cuore del massiccio del Pindo. Attorno, si stendono i villaggi di Zagori: 46 borghi di pietra, custodi di tradizioni antiche e architetture che sembrano nate per fondersi con la natura. Nel 2023, questo angolo di Grecia è entrato a pieno titolo nella lista dei patrimoni UNESCO.
La gola non è un fenomeno improvviso, ma il risultato di un lavoro lento e costante. Per milioni di anni, i torrenti che scorrono sui fianchi del monte Tymfi hanno inciso nel calcare solchi profondi e pareti a strapiombo. Il fiume Voidomatis, che nasce da una rete di sorgenti chiamate Klima proprio dentro la gola, è famoso per la trasparenza cristallina delle sue acque. Queste sorgenti sono un punto di riferimento per chi si avventura nei sentieri del posto, un’oasi di frescura immersa nel verde intenso della vegetazione.
La gola cambia aspetto lungo il suo percorso: in certi tratti le pareti rocciose si alzano quasi verticali, creando passaggi stretti e spettacolari, come quello di Megas Lakkos, uno dei punti più suggestivi. In altre zone si allarga, lasciando spazio a una vegetazione rigogliosa che ospita circa 1.700 specie di piante, molte rare. Gigli selvatici, orchidee, genziane e erbe aromatiche che da sempre sono alla base della medicina tradizionale locale, praticata dai “dottori di Vikos”, esperti di rimedi naturali e figure chiave della cultura di Zagori.
La gola è un vero rifugio per la fauna. Nei boschi e tra le rocce si muovono cervi, caprioli e cinghiali, mentre le pareti rocciose sono il regno di rapaci come l’aquila reale, il falco pellegrino, l’aquila minore e l’avvoltoio egiziano. La presenza di questi animali evidenzia l’importanza dell’area protetta del Parco nazionale Vikos-Aoos, che tutela questi ecosistemi montani della Grecia nord-occidentale. La ricchezza di specie rende la visita un’esperienza non solo naturalistica, ma anche un’occasione per osservare da vicino un ambiente ancora intatto.
Camminare nella gola richiede un po’ di preparazione e attenzione. Il percorso più conosciuto parte da Monodendri e segue il corso del Voidomatis fino a Vikos, alternando tratti ombreggiati a zone rocciose, gole strette e spazi aperti. A metà strada, le sorgenti di Klima sono un punto ideale per una pausa, per ascoltare il suono dell’acqua e osservare l’incrocio di vari sentieri. Da qui si possono intraprendere altre escursioni, sia verso Megas Lakkos, la gola più stretta, sia verso sorgenti più in alto.
Per chi preferisce restare in quota, i belvedere di Oxia sopra Monodendri e di Beloi vicino a Vradeto offrono viste mozzafiato. Da questi punti la profondità della gola si mostra in tutta la sua imponenza, mentre il sentiero sul fondo sembra quasi un filo sottile tra le montagne. La rete di sentieri a Zagori è ben segnalata e collega diversi villaggi come Megalo Papingo, Kapesovo e Kipi. Il periodo migliore per visitare è l’estate o l’inizio dell’autunno, quando il clima è più stabile, anche se in montagna il tempo può cambiare rapidamente, quindi è sempre meglio informarsi prima.
La gola di Vikos si trova nell’Epiro nord-occidentale, nel Parco nazionale Vikos-Aoos, tra le montagne del Pindo e i villaggi di pietra di Zagori. Monodendri è il punto di partenza principale, raggiungibile da Ioannina attraverso strade panoramiche ma tortuose, dove il viaggio richiede tempo a causa del terreno montano.
Chi vuole ammirare la gola dall’alto può andare a Vradeto o al belvedere di Beloi, che regalano una vista ampia sulle pareti rocciose. Chi invece sceglie di percorrere il fondo deve organizzarsi bene per il trasporto tra partenza e arrivo, perché i sentieri possono essere impegnativi e i tempi non sempre brevi. La gola di Vikos è così doppia: da una parte i villaggi storici e la loro architettura, dall’altra la forza primordiale di una fenditura scavata dall’acqua, abitata da una natura sorprendente. Un viaggio a Zagori significa immergersi in questo racconto di pietra e tempo.
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