«Il primo santo millennial». Così la Chiesa definisce Carlo Acutis, il ragazzo milanese che ha trasformato la fede in un linguaggio contemporaneo. “Il mio nome è Carlo”, il tv movie in arrivo, evita i cliché e le scene sacre stereotipate. Qui la vita quotidiana prende il centro della scena: la scuola, il parco, il computer, la parrocchia. La fede non è lontana, ma intrecciata con la tecnologia e i piccoli gesti di ogni giorno. Su Canale 5, domenica 27 settembre 2025, andrà in onda in prima serata, con la possibilità di vederlo anche su Mediaset Infinity. Un racconto intimo, diretto, che restituisce la vera essenza di un giovane che ha lasciato un’impronta profonda nella storia recente.
La trama segue i momenti più importanti della vita di Carlo Acutis, interpretato da tre attori diversi che lo rappresentano a sei, undici e sedici anni. Fin da piccolo, a sei anni, emerge un bambino che non ha paura di esprimere la sua fede, coinvolgendo chi gli sta intorno. A undici scopre la passione per l’informatica, che usa come mezzo per diffondere il messaggio religioso, anticipando un modo nuovo di avvicinare i giovani a Cristo attraverso il web.
Negli ultimi capitoli, il racconto si concentra sulla diagnosi di leucemia che arriva a sedici anni. Nonostante il dolore, Carlo mantiene una speranza forte, che trasmette a chi gli sta vicino: i genitori, il domestico dalle Mauritius, il personale medico degli ospedali di Milano. Nel cast spiccano nomi come Lucia Mascino e Flavio Parenti nei panni dei genitori, mentre Samuele Carrino, già visto in “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, interpreta l’adolescente Carlo. Il film evita facili spettacolarizzazioni, preferendo raccontare emozioni vere e rapporti sinceri.
Le riprese si sono svolte quasi interamente a Milano, definita dal produttore come un “quadrilatero” che racchiude i luoghi dove Carlo ha vissuto. Questa scelta dà concretezza alla storia e accompagna lo spettatore in ambienti familiari e pieni di significato.
La prima scena ci mostra un giovane Carlo che esce dall’Istituto delle Marcelline e si affaccia su Piazza Tommaseo, resa ancor più bella dalle magnolie in fiore. Un’immagine che racconta la normalità di una vita semplice, intrecciata con un destino straordinario. Poco dopo, vediamo Carlo impegnato ad aiutare i senzatetto in Piazza Vetra, vicino alle Colonne di San Lorenzo, un luogo centrale e ancora oggi teatro di tensioni sociali.
Un punto di riferimento importante è la Chiesa di Santa Maria Segreta, la parrocchia della famiglia Acutis, con un passato che risale a un tempio pagano dedicato a Demetra. Qui, nell’oratorio, si svolgono le scene in cui Carlo guida il catechismo, dimostrando una capacità comunicativa superiore a quella di molti adulti. Altro luogo chiave è il liceo Leone XIII, istituto gesuita frequentato dal giovane santo: per le riprese sono stati coinvolti gli studenti veri, regalando al film un tocco di realismo.
Per le scene di casa sono stati scelti appartamenti nel cuore di Milano, vicino a simboli come la Scala e Parco Sempione, sostituendo le abitazioni originali della famiglia Acutis con spazi più accessibili e riconoscibili per il pubblico. La città si fa sentire anche nelle vedute dello skyline, immortalate in diverse sequenze, comprese alcune riprese dall’alto, grazie all’apertura straordinaria delle terrazze del Duomo, concesse appositamente alla produzione.
La Regione Lombardia ha dato un supporto importante al progetto, riconoscendolo come un valore culturale e spirituale. Tra le altre location spiccano l’Acquario civico e il Museo di Storia Naturale di Milano, ambienti che arricchiscono la narrazione con scorci cittadini di rilievo.
L’ospedale dove Carlo trascorre i suoi ultimi giorni è stato rappresentato da una clinica a Monza. Questa scelta ha permesso di rispettare la delicatezza della situazione senza disturbare le strutture ospedaliere milanesi ancora attive.
Diretto da Giacomo Campiotti e realizzato poco più di un anno dopo la canonizzazione avvenuta il 7 settembre 2025 per volere di Papa Leone XIV, il film racconta la santità con l’umiltà e la sensibilità che meritano un giovane vissuto tra fede e tecnologia. Milano non è solo lo sfondo geografico, ma una presenza viva e pulsante che accompagna Carlo passo dopo passo, facendo della città un testimone silenzioso ma costante della sua vicenda.
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