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Riapre il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia: alla scoperta del Porto di Traiano e della storia antica

Il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia riapre le sue porte dopo anni di attesa. A pochi passi dal Forte Michelangelo, uno dei simboli della città, si svelano spazi raddoppiati e un allestimento completamente rinnovato. Il 25 settembre 2026 segna una data cruciale: non è solo un museo che riparte, ma una finestra digitale sul porto di Traiano, crocevia di storie antiche e nuove scoperte. Per due giorni, le visite guidate promettono di restituire vita e voce a un territorio ricco di memorie, portando i visitatori nel cuore pulsante di un passato che sa ancora stupire.

Da presidio storico a custode della memoria archeologica

Il Museo Nazionale Archeologico di Civitavecchia nasce nel 1970 negli spazi dell’ex Presidio del Corpo di Guardia Pontificia, edificio del 1764 voluto da Clemente XIII. Strategicamente vicino al Forte Michelangelo, simbolo della città e del suo porto, il museo conserva le tracce di Centumcellae, la città fondata da Traiano nel 107-108 d.C. su progetto di Apollodoro di Damasco, pensata come scalo marittimo di Roma. La collezione nasce da reperti raccolti fin dal 1918, inizialmente conservati nel convento di Santa Maria, ma molti andarono perduti durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Quella ferita ha segnato profondamente l’identità del museo, legandolo indissolubilmente alla memoria storica del territorio. Nel tempo, il patrimonio si è arricchito con materiali provenienti da insediamenti locali che vanno dall’età del Bronzo all’epoca romana, includendo ritrovamenti dal litorale e dall’entroterra dei Monti della Tolfa.

Un riallestimento che racconta il territorio a passo d’uomo

Il recente intervento ha cambiato radicalmente il modo di vivere il museo. Non più solo un’esposizione cronologica o tipologica, ma un racconto che mette insieme storia e territorio. La direttrice Lara Anniboletti spiega che l’obiettivo è stato ripensare il museo come un presidio culturale aperto alla comunità, in linea con la strategia della Direzione regionale Musei nazionali del Lazio. L’idea è un museo più accessibile, dove ricerca, tutela e coinvolgimento del pubblico si intrecciano attraverso nuovi linguaggi espositivi. Alcuni oggetti, chiamati “semiofori”, diventano il cuore di narrazioni capaci di evocare legami culturali, valorizzandoli non solo per la loro bellezza, ma come testimoni di un contesto più ampio. Il racconto si sviluppa anche attraverso una ricostruzione cronotopografica dei siti archeologici, per restituire il senso delle attività e delle trasformazioni che hanno modellato il territorio.

Spazi raddoppiati e un museo che si apre a più dimensioni

Sul fronte strutturale, il museo ha recuperato e valorizzato il progetto originale dell’architetto Franco Minissi. Tutti e quattro i piani tornano accessibili, con un’attenzione particolare al collegamento tra i livelli tramite un ballatoio che ricorda quello del Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma. Le vetrine “a camera” della Sala di Punta della Vipera offrono un’esperienza più intima e coinvolgente. L’intervento ha praticamente raddoppiato la superficie espositiva, permettendo di mostrare più reperti e costruire un percorso che va oltre la semplice sequenza cronologica, favorendo il dialogo tra oggetti diversi e svelandone le connessioni culturali e sociali. Al terzo piano, spazi nuovi ospitano un laboratorio per il restauro, una sala polifunzionale per proiezioni e incontri, e una sezione dedicata alle collezioni ottocentesche. Qui si racconta anche il museo come deposito per i sequestri della Guardia di Finanza, con la raccolta Fedele e l’urna cineraria etrusca di tradizione ceretana, valorizzata da modelli digitali 3D e proiezioni immersive.

Tecnologia e accessibilità: un museo per tutti

Il nuovo Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia si affida a tecnologie digitali per avvicinare tutti alla storia, anche quando i siti originali sono lontani o difficili da visualizzare. Un esempio è il santuario etrusco di Punta della Vipera: grazie a un modello tattile e a ricostruzioni virtuali con visori Oculus, i visitatori possono esplorare un luogo altrimenti invisibile. La storia del porto antico e quella di Cencelle, il centro altomedievale nato da Centumcellae, vengono raccontate attraverso immagini e oggetti che ricostruiscono ambienti, monumenti e usi quotidiani. All’ingresso, immagini tridimensionali mettono in luce il legame tra la scultura dell’Apollo-Helios, simbolo del museo, e il Colosso di Rodi, con un focus sul rapporto tra arte e paesaggio marino. L’attenzione all’accessibilità si traduce in pannelli con testi semplificati, braille, pittogrammi e codici visivi, grazie a un finanziamento del PNRR dedicato all’accessibilità cognitiva.

Il lungo lavoro di restauro e riallestimento restituisce a Civitavecchia un museo che racconta con chiarezza il legame profondo tra città, porto e storia millenaria, offrendo a cittadini e visitatori nuovi strumenti per scoprire archeologia e cultura. La riapertura segna un passo importante, rilanciando il Museo Archeologico Nazionale come punto di riferimento per il patrimonio storico del Lazio.

Redazione

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