In un mondo della media art dominato da nomi ricorrenti e circuiti chiusi, Helsinki osa fare diversamente. L’artista italiana Egle Oddo, trapiantata in Finlandia, ha puntato il dito su un nodo cruciale: la ripetitività delle scelte curatoriali soffoca la creatività e lascia fuori chi non rientra negli schemi consolidati. Da questa consapevolezza è nato Another Story, un archivio che non si limita a catalogare, ma rompe le barriere temporali e geografiche, intrecciando memorie e approcci diversi per dare voce a storie finora ignorate. Un invito a guardare oltre, a scoprire nuovi sentieri nella media art.
Pixelache, nata agli inizi degli anni 2000, è una realtà no-profit che da sempre esplora e promuove la media art con festival e ricerche sperimentali. La sua rete si estende dall’Europa a città come Sheffield, Istanbul e Dakar. Il nome viene dal finlandese “pikseliähky”, che indica quella sensazione di sovraccarico digitale tipica dei nostri tempi, e riflette i limiti e l’influenza pervasiva della tecnologia. È proprio nei lunghi archivi di Pixelache che Oddo ha iniziato a scorrere date, eventi e liste di artisti, confrontandoli con altri archivi finlandesi che coprono gli ultimi quarant’anni di media art. È venuto fuori un dato chiaro: pochi nomi dominano la scena, mentre nuovi talenti e storie rimangono nell’ombra. Da qui l’idea di aprire nuovi orizzonti, mescolando esperienze diverse.
Tra il 2019 e il 2026 Another Story ha attraversato varie fasi di ricerca interdisciplinare, con fondi dalla Kone Foundation e il supporto di istituzioni diplomatiche italiane, tunisine e francesi. Oddo ha chiamato tre curatori con background molto diversi: Kisito Assangni, Basak Senova e Kari Yli-Annala. Kisito ha guidato la prima parte, puntando a internazionalizzare gli archivi e a raggiungere nuovi pubblici. Ha intitolato il suo programma “Who Goes Hunting Does Not Cough”, partito nel settembre 2026 con due eventi al Museo della Tecnologia e a EMMA di Helsinki, tra performance dal vivo e proiezioni. Il materiale ora viaggia verso musei negli Stati Uniti, Francia e Svezia, superando i confini regionali.
Basak, ex designer, si occuperà degli aspetti fisici e spaziali delle mostre, curando la messa in scena e la narrazione degli spazi. Kari invece approfondirà le modalità di produzione, cercando di restituire il contesto storico e politico legato alle tecnologie usate dagli artisti. Un lavoro coordinato come un orologio per far emergere le tante sfaccettature della media art, costruendo una mappa vivente e in continua evoluzione.
Come artista con progetti a lungo termine, tra cui Performative Habitats avviato nel 2020, Oddo ha una visione che unisce autorità creativa e organizzazione. Racconta che nel suo modo di lavorare non c’è divisione netta tra fare l’artista e fare la curatrice: la project art è un percorso olistico e interdisciplinare. Il confronto costante con curatori e collettivi, la gestione di residenze e gallerie sono parte integrante del lavoro. Sa muoversi tra pratiche complesse senza perdere la bussola artistica.
Questa doppia veste le permette di essere sul campo: dalle rendicontazioni al montaggio degli spazi espositivi, Oddo si dedica a “fare casa” per ospitare voci diverse, assicurandosi che ogni progetto sia uno spazio vivo, da abitare anche solo per un po’.
Il progetto ha scelto nomi di peso come Kongo Astronauts, Cao Fei, William Kentridge e Shirin Neshat, ma ha anche dato spazio ad artisti poco conosciuti in Finlandia. Sono creatori provenienti da culture e latitudini diverse, che aiutano a costruire una narrazione che rompe gli schemi abituali. Alcuni di loro si affacciano per la prima volta sulla scena finlandese, ampliando così la mappa culturale.
La presenza di curatori e artisti è stata arricchita dallo scrittore Greg de Cuir, che ha portato riflessioni letterarie durante la settimana di eventi pubblici. Un approccio polifonico che, con diari scritti dai curatori, ha mantenuto viva e intima la memoria di questa ricerca.
Il dialogo con ambasciate e istituti culturali è stato fondamentale per dare respiro internazionale al progetto. Oddo sottolinea come la tecnologia sia un fenomeno globale, ma la cultura resti radicata in pluralità regionali. La media art, intrecciata con l’innovazione tecnologica, è un canale privilegiato per mostrare queste convivenze diverse.
Un altro punto chiave è costruire una rete di conoscenza che vada oltre la semplice condivisione digitale, promuovendo un confronto culturale reale. Another Story spinge a guardare oltre i confini consueti, rivelando storie nascoste dietro ogni archivio e invitando a scoprire nuove identità e visioni artistiche.
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