Entrare a Villa Torlonia, a Roma, e trovarsi davanti a oltre cento opere di Elisa Montessori è come scoprire un mondo in movimento. Cinquant’anni di arte, tra pittura, fotografia e natura, si srotolano senza mai perdere vigore. Nata a Genova nel 1931, Montessori non ha mai ceduto alla tentazione di ripetersi. La sua creatività rimane fresca, audace, come se ogni quadro fosse il primo passo di un cammino senza fine. Sorprende la sua libertà: mai incatenata alle mode del Novecento, né ai movimenti artistici, nemmeno a quelli femministi, ha sempre scelto una propria strada.
La sua arte cammina su un filo teso tra due mondi: quello europeo e quello orientale. Radicata nella cultura occidentale, Montessori ha sempre guardato a Oriente, mescolando biologia, natura e storia con una certa leggerezza. Ha sperimentato con fotografia, disegno e colore, senza mai rinunciare alla pittura tradizionale, che considera “totale” e “segreta”. Nel 2023, in un’intervista a Artribune, ha chiarito senza giri di parole che la pittura non morirà mai, segno del suo legame profondo con questa forma d’arte.
La sua storia emerge con forza a fine anni Settanta, quando partecipa alla mostra Frauen in der Kunst a Berlino e realizza il celebre Autoritratto del 1977. Quel lavoro è uno dei pezzi forti della mostra a Villa Torlonia, ospitata nel suggestivo Casino dei Principi, che mette insieme artisti romani del passato e protagonisti contemporanei.
Nel 2026, dopo la chiusura della mostra Il sogno della camera rossa al Museo della civiltà romana, Montessori torna a farsi sentire a Villa Torlonia con un’opera in 36 fotografie che raccontano la trasformazione mitologica di Dafne. Il corpo dell’artista, sezionato e ricomposto in mosaico, racconta una rinascita più che una semplice storia di violenza: la pelle diventa corteccia, simbolo di una nuova vita.
L’Autoritratto come Dafne del ’77 viene riproposto qui senza ritocchi, ma con un’aggiunta importante: il segno del tempo che si insinua sul corpo, con la pelle che invecchia e cambia. Il tema della metamorfosi si fa filo conduttore dell’intera mostra, presente anche in altre opere, dove si mescolano permanenza e mutamento.
Un cuore pulsante della mostra è l’Erbario, un progetto che va dal 1978 al 2026, aggiornato continuamente con foglie, fiori e semi raccolti durante le passeggiate intorno a Roma e oltre. Qui Montessori si allontana da un ritratto naturalistico e si spinge verso interpretazioni più leggere e sottili, come nei delicati disegni su carta da spolvero, da Terra Masai a Ponte rosso . La natura diventa un mezzo per tracciare paesaggi interiori, più che riprodurre quelli reali.
I Tropismi, sempre del 1977, mescolano fotografia, collage e disegni su garza. Sono opere che giocano con l’astrazione e la trasparenza, mantenendo però un legame sottile con la pelle umana, reinterpretata con grande libertà. Il rapporto tra corpo e segno artistico si rinnova ogni volta, senza mai perdere la poetica personale di Montessori.
Tra le tappe fondamentali della sua arte spicca l’Autoritratto del 2003, dove l’artista si imprime con il proprio corpo in modo molto diretto, tenendo la testa in mano davanti a uno sfondo stellato. L’opera, grande e verticale, mette in scena il rapporto tra l’uomo e l’universo, tra il corpo concreto e l’immensità del cielo.
Altrettanto importanti sono i Rotoli del 1999, prestati dal Macro di Roma. Lungo questi rotoli scorrono linee e segni che raccontano una gioia espressiva, un intreccio tra natura e spirito che invita a un viaggio profondo nel segno.
Montessori ha costruito nel tempo uno stile unico, che unisce elementi orientali e sensibilità occidentale, scegliendo materiali semplici ma carichi di significati. Ha sempre evitato di farsi ingabbiare da mode o logiche di mercato.
La mostra Nel corso del tempo, aperta fino al 28 febbraio 2027 al Casino dei Principi di Villa Torlonia, si accompagna a una monografia pubblicata da Silvana Editoriale. I testi curatoriali di Alessandra Mammì e Federica Pirani dialogano con saggi critici di storici e studiose come Cecilia Canziani, Claudio Crescentini e Massimo Ferrario.
Particolare rilievo nel catalogo è dato ai libri d’artista, una delle forme più care a Montessori. A completare il volume ci sono apparati bio-bibliografici curati da Claudia Verdat, che offrono un quadro dettagliato della vita e dell’opera dell’artista.
Il 22 ottobre 2026 la monografia è stata presentata con interventi di rilievo, tra cui quello di Costantino D’Orazio, direttore generale per la Creatività contemporanea del MIC, e della scrittrice Elisabetta Rasy, segnando un momento importante per la cultura romana.
Questa mostra di Elisa Montessori è la testimonianza di una carriera che ha attraversato decenni, cambiamenti e pause, senza perdere mai quella freschezza espressiva e quell’amore per una pittura che resta, anno dopo anno, totale e segreta.
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