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La Reggia di Caserta rilancia Terrae Motus: nasce la commissione di esperti per il riallestimento della collezione di Lucio Amelio

Nel 1980, il terremoto che devastò l’Irpinia scosse non solo la terra, ma anche la scena artistica italiana. Da quella tragedia nacque Terrae Motus, una collezione voluta da Lucio Amelio, che affidò queste opere alla Reggia di Caserta, con l’idea di trasformare un luogo storico in custode di un patrimonio contemporaneo. Tuttavia, il cammino di questa collezione non è mai stato lineare. Tra trascuratezze e allestimenti contestati, Terrae Motus ha rischiato di cadere nell’oblio. Oggi, però, si apre una nuova fase: una commissione di esperti è stata incaricata di valutare lo stato delle opere e di immaginare un futuro più solido, con una collocazione stabile e una strategia per portare questa storia – fatta di arte e memoria – oltre i confini nazionali. Resta da vedere quanto questa svolta riuscirà a restituire alla collezione quella dignità che merita.

Terrae Motus: dalla tragedia dell’Irpinia alla Reggia di Caserta

La collezione nasce negli anni Ottanta, subito dopo il terremoto che devastò l’Irpinia. Quel dramma colpì profondamente Lucio Amelio e molti artisti contemporanei. Tra loro spiccava Joseph Beuys, uno dei protagonisti del progetto. Le opere raccolte non volevano solo ricordare il sisma, ma tradurlo in un linguaggio artistico potente e universale. Amelio decise di affidare la collezione alla Soprintendenza della Reggia di Caserta, dopo che Napoli, destinataria iniziale, aveva rinunciato. Una scelta non facile, che segnò il destino di questo patrimonio.

Nel corso degli anni Terrae Motus ha vissuto alti e bassi. Tra allestimenti più o meno riusciti e problemi organizzativi, la collezione ha rischiato di restare ai margini del panorama museale. Dal 2019 al 2026, sotto la guida di Tiziana Maffei, si è registrato un nuovo interesse con un riallestimento nelle sale storiche della Reggia e la pubblicazione di un volume Treccani che ha raccontato la storia e il valore di queste opere. Ma proprio alla fine del mandato di Maffei si è sentita l’esigenza di una revisione complessiva, dando vita alla nuova commissione di esperti.

La commissione di esperti: missione e nomi di spicco

Quest’estate Antonio Tarasco, direttore ad interim della Reggia di Caserta e dirigente del Ministero della Cultura, ha chiamato a raccolta un gruppo di specialisti per dare nuova linfa a Terrae Motus. Tra loro ci sono Angela Tecce, presidente del Museo Madre di Napoli e storica dell’arte con un legame profondo con Amelio; Renata Cristina Mazzantini, direttrice della GNAMC di Roma; Gabriele Simongini, storico dell’arte e presidente del comitato; e Angelo Crespi, direttore della Pinacoteca di Brera.

Il loro compito è doppio: verificare lo stato di conservazione delle opere e progettare un allestimento definitivo e stabile nella Reggia. Ma non solo. Devono anche pensare a come far uscire Terrae Motus dai confini nazionali, valorizzandola come un patrimonio da oltre 200 milioni di euro. Le proposte concrete dovranno arrivare entro marzo 2027 e dovranno trovare un equilibrio tra tutela, fruizione e promozione internazionale, per restituire alla collezione il posto che merita.

Angela Tecce: tra rispetto del passato e apertura al futuro

Angela Tecce, che ha già avuto un ruolo chiave nel riallestimento sotto la direzione di Maffei, è una delle voci più autorevoli all’interno della commissione. Conosce Terrae Motus da vicino e ha lavorato a lungo per raccontarne e valorizzarne la storia. Il suo coinvolgimento nasce anche dalla collaborazione con Antonio Tarasco, con cui ha condiviso esperienze nel Ministero.

Tecce è chiara: la nuova commissione non è una bocciatura del lavoro fatto finora. Piuttosto, è un modo per «prendersi cura» dell’eredità di Amelio, mantenendo saldo il legame con il contesto storico e architettonico della Reggia. Il concetto di «regalità», tanto caro ad Amelio e evocato anche da Beuys, resta centrale e trova riscontro nell’ambientazione negli appartamenti storici del palazzo. Tecce riconosce il valore del riallestimento di Maffei, ma è aperta a eventuali aggiustamenti e miglioramenti che il futuro potrà portare.

Tra polemiche e speranze: cosa bolle in pentola per Terrae Motus

Non mancano le tensioni. L’istituzione della commissione ha scatenato un acceso dibattito pubblico, con critiche e difese sull’attuale allestimento e sulle prospettive future. Si parla di possibili nuovi acquisti per ampliare la collezione, ma Tecce spiega che il lascito di Amelio vuole restare un corpus chiuso, senza aggiunte. Più probabile, invece, aprire dialoghi con artisti contemporanei o altre opere, per rinnovare il senso di Terrae Motus senza snaturarla.

Altro tema delicato è la possibilità di portare la collezione in tour internazionale. Tecce è prudente: spostare le opere significherebbe privare temporaneamente la Reggia di un tesoro prezioso e complicarne la gestione. Tuttavia, selezioni mirate per mostre all’estero potrebbero rappresentare una grande occasione, aumentando la visibilità globale e il prestigio della collezione.

La storia di Terrae Motus, segnata da rifiuti e difficoltà, continua a suscitare emozioni e dibattiti. La scelta di affidarla alla Reggia, dopo il no di Napoli, fu sofferta e tardiva, ma rientra in un percorso più ampio di integrazione dell’arte contemporanea in luoghi storici, come dimostra anche la mostra del Cretto di Burri a Capodimonte nel 1979. Amelio voleva inserire la sua collezione nel cuore della cultura italiana, un obiettivo ancora da raggiungere pienamente e che ora si cerca di rilanciare.

Lucio Amelio: il gallerista visionario che ha lasciato un’eredità preziosa

Chi ha lavorato con Amelio lo ricorda come un uomo brillante e colto, capace di dialogare con gli artisti e di guardare oltre, verso il futuro dell’arte contemporanea. La sua passione da gallerista si vedeva anche nella capacità di intrecciare relazioni e di superare i confini tra antico e moderno. La donazione di Terrae Motus alla Soprintendenza, insieme al dono del Vesuvius di Andy Warhol al museo di Capodimonte, testimonia la sua volontà di lasciare un patrimonio pubblico, accessibile e riconosciuto.

Angela Tecce sottolinea la forza visionaria di Amelio e il suo impegno nel «ricucire» esperienze artistiche diverse in un’unica storia. Grazie a lui Terrae Motus è diventata un fenomeno culturale di rilievo nazionale, ancora oggi al centro di un dibattito necessario tra passato e futuro.

Redazione

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