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MIPphest Matera festeggia 10 anni: l’intervista esclusiva al direttore Antonello Di Gennaro

# Matera si trasforma ancora una volta in un palcoscenico vivente di immagini e racconti

Il MIPphest festeggia dieci anni con la sua decima edizione, Orizzonti Fluidi, un titolo che sfida l’idea del Mediterraneo come semplice mare o confine. Qui, il Mediterraneo è un flusso continuo, che attraversa identità, storie e territori in un intreccio senza confini netti. Le pietre antiche e le architetture uniche della città si animano grazie a fotografie, mostre e installazioni, che cercano un dialogo diretto con lo spazio e con chi lo vive.

Dietro questa festa della fotografia c’è Antonello Di Gennaro, ideatore e direttore del festival, che fino al 10 gennaio 2027 trasforma luoghi emblematici di Matera, dalla città rupestre fino ai siti più iconici, in un’esperienza immersiva e contemporanea.

Mediterraneo: più di un luogo, una prospettiva da scoprire

Antonello Di Gennaro propone uno sguardo nuovo sul Mediterraneo, lontano dalle mappe tradizionali. Per lui, quel mare è soprattutto “una condizione dello sguardo”, un sistema fluido di relazioni e scambi. Non si tratta di tracciare confini netti, ma di raccontare intrecci di memorie, identità e incontri che cambiano nel tempo. In questo orizzonte in movimento convivono molti Mediterranei – a volte in sintonia, altre in tensione – da ascoltare e mostrare con nuovi strumenti.

La fotografia diventa così uno strumento ideale per raccontare questa complessità. Non si limita a fissare la realtà, ma sceglie, interpreta e restituisce atmosfere e connessioni che sfuggono a un occhio distratto. Una luce su un’antica architettura, un gesto quotidiano, una traccia di migrazione: tutto diventa immagine capace di raccontare molto più di quanto sembri. La fluidità proposta non annulla le identità, ma le approfondisce, mostrando come si costruiscono nel dialogo con l’altro.

Con MIPphest, il Mediterraneo diventa così un terreno di riflessione e creatività aperta, che supera frontiere e categorie rigide, un orizzonte da attraversare senza cercare risposte definitive, ma abbracciando il cambiamento continuo.

Dieci anni di MIPphest: la fotografia tra ricerca, territorio e comunità

Dal 2016 a oggi, MIPphest ha costruito una visione chiara della fotografia: non solo arte, ma mezzo di conoscenza e relazione. Il festival non è solo esposizioni, ma un dialogo continuo tra artisti, comunità e luoghi, con appuntamenti che durano tutto l’anno. Mostre, workshop, incontri e proiezioni hanno portato a Matera artisti italiani e internazionali, disegnando una rete culturale di confronto e sperimentazione.

Matera, con la sua storia stratificata e i suoi spazi unici, è diventata una tappa imprescindibile nel panorama contemporaneo, un laboratorio dove la fotografia si intreccia con le radici culturali e la geografia umana. Il festival si è fatto portavoce di un dialogo tra tradizione e innovazione, affrontando la contemporaneità attraverso sguardi diversi e prospettive multiple.

Quest’anno MIPphest rafforza il suo ruolo con la prima presenza in città degli Sony World Photography Awards 2026. Un appuntamento internazionale che rappresenta un riconoscimento importante per il festival e un’occasione concreta per Matera e il Sud Italia di farsi vedere su palcoscenici globali, portando nuove contaminazioni culturali e artistiche.

L’apertura al mondo si unisce alla valorizzazione della memoria e delle radici locali, con progetti che esplorano tradizione e artigianato artistico. Questi percorsi fotografici, tra mostre ed esposizioni, raccontano la ricchezza culturale di Matera e dintorni in sedi prestigiose in Italia e all’estero, da Malta all’Austria, dalla Cina al Canada, portando quel patrimonio a nuovi pubblici.

Matera: spazi vivi che parlano con le opere

Nel MIPphest, Matera non è solo una cornice, ma protagonista. Ogni luogo – dalle chiese rupestri agli ipogei, dagli archivi storici alle architetture urbane – dà senso alle opere e alle installazioni. Quando una foto o una performance si inserisce in questi spazi, l’opera si arricchisce di nuovi significati, alimentata dalla memoria millenaria e dal vissuto del luogo.

Per Antonello Di Gennaro, questo dialogo tra arte e ambiente è alla base di un progetto che unisce fotografia, arti visive e interventi site-specific. La città diventa così un museo diffuso, che mette in relazione la contemporaneità con la storia, dando vita a nuovi legami tra spazio e contenuto artistico.

Artisti come Claudia Del Giudice, Tonia Erbino, Costabile Guariglia e Donatella Mazzoleni si inseriscono in questo tessuto con sensibilità, sfruttando le potenzialità uniche di Matera. Il pubblico, immerso in queste opere tra pietre antiche, archi e sotterranei, vive un’esperienza che va oltre la semplice visione: è un incontro vivo, ricco di echi e risonanze.

Le stratificazioni culturali e geologiche di Matera amplificano queste suggestioni, facendo del festival un’occasione per vivere l’arte partendo dal territorio per allargarsi al Mediterraneo e al mondo.

Antonello Di Gennaro: tra creazione, cura e direzione

Antonello Di Gennaro, alla guida artistica di MIPphest, mescola i ruoli di direttore, curatore e fotografo, senza separare nettamente queste funzioni. Le intreccia come modi diversi di guardare e raccontare.

Come direttore artistico, costruisce la visione d’insieme del festival, intrecciando artisti, opere, luoghi e pubblico in un percorso organico. Come curatore si concentra sui dettagli, cercando connessioni e tensioni tra i progetti, stimolando un confronto profondo.

Come fotografo, Di Gennaro adotta uno sguardo più personale e intimo, dove tempo ed esperienza contano. Il suo lavoro su Pompei ne è un esempio: un’indagine che si confronta con un luogo carico di storia, richiedendo attenzione e apertura.

Per lui, la responsabilità dello sguardo è il filo che unisce tutto. Curare significa scegliere e mettere in dialogo; fotografare è selezionare cosa e come mostrare; dirigere vuol dire creare spazi dove tanti sguardi si incontrano e si contaminano. Questo intreccio dà vita a una visione contemporanea, dove l’arte è un processo vivo, non un prodotto fermo.

MIPphest a Matera conferma così la sua natura di piattaforma dinamica, dove fotografia, territorio e memoria si incontrano, e le narrazioni si aprono a nuovi orizzonti in continuo movimento.

Redazione

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