Ricordo ancora quella mattina d’infanzia, quando tra le risaie spuntò l’ombra di un gigante. Federico Italiano trasforma quel frammento di memoria in un universo poetico tutto suo, dentro “Godzilla e altre poesie”. Non è il solito mostro da cinema, quello che appare qui: è un’ombra che si aggira tra i canali del Nord Italia, tra il lento scorrere delle acque e i campi che sembrano sospesi nel tempo. Cresciuto vicino a terre segnate da radiazioni, Italiano intreccia paura e nostalgia, bellezza e inquietudine, in versi che sembrano sospesi tra un ricordo vivido e un presentimento oscuro. Godzilla, questa volta, non è solo un simbolo di catastrofe, ma un’eco profonda che attraversa paesaggi familiari e paure che non passano mai del tutto.
Federico Italiano racconta come l’idea di questo libro nasca da un episodio del 1986: il disastro di Chernobyl. Per un bambino dell’Ovest Ticino, quella notizia era un allarme invisibile ma reale, la radioattività che si infiltra nell’aria, nell’acqua, nelle piante di un ambiente che sembrava sicuro. Tradurre quel timore in poesia è stata la sfida che ha portato a un Godzilla diverso, piccolo e ambiguo come una nutria o un rospo mutato dal veleno, un micro-mostro che abita i versi con una minaccia diffusa e quasi domestica, legata a doppio filo al territorio in cui il poeta è cresciuto.
Ma il libro non si ferma lì. Quel terrore nucleare si mescola con le inquietudini di oggi: i cambiamenti climatici, la trasformazione degli ecosistemi, il declino di specie animali e vegetali. Italiano mette a fuoco la crisi del progresso, non solo tecnologico ma anche culturale e spirituale, consegnandoci paesaggi deformati, fosforescenti, quasi alieni. Il mostro diventa allora una figura fluida, simbolo di minacce che cambiano forma, in un mondo che si muove sotto i nostri piedi, dove l’uomo sembra spesso impotente. E tra questi versi si insinuano anche poesie d’amore, non dette apertamente, ma cariche di desiderio e connesse alla natura in trasformazione.
In questa raccolta, il mostro perde la sua forma gigante e spettacolare per diventare qualcosa di più sfuggente e inquietante. Italiano usa la poesia come una lente per ingrandire ciò che di solito non si vede: minacce piccole, silenziose, ma cariche di un pericolo reale. Radioattività, virus, crisi ambientale sono spesso senza volto, e il mostro diventa un modo per dar loro corpo, anche se provvisorio.
Un esempio interessante è “Coro mattutino”, dove la voce degli uccelli apre una prospettiva diversa, carica di tensione ecologica e culturale. Qui il mostro è l’incertezza stessa, qualcosa che sfugge alle nostre classificazioni. La poesia abbandona il rassicurante per addentrarsi in un territorio dove il confine tra ciò che conosciamo e ciò che temiamo si fa sottile, e l’ignoto prende forma attraverso immagini dense e simboliche.
Da anni Federico Italiano lavora a stretto contatto con le culture europee, soprattutto quelle di lingua tedesca. Ha trascorso periodi importanti all’Accademia Austriaca delle Scienze di Vienna e alla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco, occupandosi di letterature comparate e teoria della traduzione. Per lui tradurre non è solo passare da una lingua all’altra, ma attraversare confini culturali, storici e geografici.
Collabora con poeti e traduttori come Jan Wagner e Raoul Schrott, con cui ha instaurato un dialogo profondo e duraturo. Nel 2019 ha curato un’antologia di poesia giovane europea per la casa editrice Hanser. Queste esperienze ampliano il suo sguardo poetico e influenzano il modo in cui osserva la lingua italiana e la sua poesia.
La poesia italiana contemporanea all’estero incontra un pubblico interessato ma frammentato. Non esiste un mercato stabile o istituzionalizzato come per la narrativa. La diffusione avviene soprattutto grazie a traduttori, riviste specializzate, festival e reti personali che mettono in contatto poeti e lettori di diverse nazioni. Questo modello, pur limitato, permette alla poesia di superare i confini nazionali.
In questo scenario, il lavoro di Federico Italiano si fa ponte culturale. I suoi versi, tradotti in più lingue, dialogano con tradizioni diverse, liberandosi dall’identità nazionale e entrando in un’arena letteraria più vasta, dove si confrontano sensibilità e esperienze differenti.
Essere tra i cinque finalisti al Premio Strega Poesia è per Federico Italiano un segnale importante. Il libro ha attirato l’attenzione di critici, librai e poeti, amplificando il dibattito intorno ai suoi temi. Per lui la poesia non è una gara, ma la creazione di un vocabolario personale che diventa collettivo, un luogo che si apre nel tempo grazie all’eco delle parole.
Il confronto con gli altri finalisti, voci di spicco della poesia contemporanea, crea un clima stimolante e ricco. La candidatura dà visibilità e ascolto a un lavoro che parla delle trasformazioni del nostro tempo, mostrando come la poesia possa raccontarle con linguaggi e immagini nuove.
La notte si riempie così di presenze inquietanti e visioni sfuggenti. Tra sogno e realtà, emerge una poesia capace di restituire la complessità del mondo di oggi, fatta di mostri grandi e piccoli, ma anche di desideri e metamorfosi sempre pronti a sorprenderci.
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