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Scoperti affreschi romani di 2000 anni fa nella Valle dei Templi di Agrigento: una nuova pagina di storia emerge

Nella Valle dei Templi di Agrigento, un frammento di affresco ha appena riemergere dal passato, svelando un volto meno noto della città antica. Non più solo la potenza greca di Akragas, ma anche la presenza romana si fa strada tra le pietre millenarie. Capitelli, colonne e strutture nascoste raccontano un passaggio di civiltà, un racconto inciso nella pietra che sfida il tempo. Dopo oltre duemila anni, la storia si arricchisce di nuovi dettagli, sorprendendo chi credeva di conoscere già ogni angolo di quel luogo sacro.

Poggio di San Nicola, il nuovo volto di Akragas romana: affreschi e architetture dal I secolo a.C.

Dal 2020, la Scuola Normale Superiore di Pisa ha acceso i riflettori sul Poggio di San Nicola, a sud dell’ekklesiasterion di Agrigento. Ogni campagna di scavo ha aggiunto pezzi importanti a un mosaico complesso. Questo angolo della Valle dei Templi si sta rivelando fondamentale per capire la fase romana di Akragas, spesso messa in secondo piano rispetto all’epoca greca.

Qui sono stati trovati affreschi dai colori vivaci, con intonaci policromi tipici dei secondi e terzi stili della pittura romana del I secolo a.C. Non mancano dettagli in stucco lavorato con cura, probabilmente parte di un peristilio — un cortile interno circondato da colonne — di una domus importante o di un portico monumentale. Accanto a questi elementi, sono emersi terrazzamenti, canali e un ambiente quadrangolare con pavimento in cotto e pareti intonacate, segni di un’epoca imperiale.

Il complesso racconta di una città in trasformazione, dove l’urbanistica e l’arte riflettono nuovi modelli e rituali sociali sotto Roma. Non sono mancati richiami a scavi del passato: blocchi architettonici portati alla luce negli anni ’60 dall’archeologo Ernesto De Miro si sono ritrovati insieme a nuovi capitelli, basi, rocchi di colonna, un architrave e una cornice decorata con kyma lesbio ierónico, un motivo tipico della Sicilia tra III e II secolo a.C. Catalogare tutto questo materiale sarà fondamentale per ricostruire come erano fatti gli edifici e per capire meglio le tante stratificazioni storiche del sito.

Il cuore civico di Akragas: dal greco al romano, un passaggio che parla di vita e potere

Il Poggio di San Nicola non è un luogo qualunque, ma il centro pulsante della vita pubblica di Akragas. Qui sorgevano edifici chiave come l’ekklesiasterion, il bouleuterion e il teatro: spazi dove i cittadini si incontravano e decidevano insieme il destino della città. Con l’arrivo di Roma, queste istituzioni cambiarono volto, e gli scavi mostrano come mutarono le architetture e gli usi di questi luoghi.

Tra le novità c’è anche una piccola basilica paleocristiana, che in passato era stata scambiata per un’esedra, a testimoniare come l’area sia stata frequentata e trasformata attraverso epoche diverse. Gli studiosi pensano che qui potessero convivere grandi domus private e strutture pubbliche, forse una terrazza porticata collegata al vicino tempio romano, segno di un uso dello spazio urbano sempre più dinamico.

Queste scoperte sono una chiave preziosa per ricostruire il passaggio di Akragas dall’antico splendore greco a città integrata nell’impero romano, offrendo nuovi dettagli sulla vita di tutti i giorni, sull’arte e sull’architettura di un periodo finora poco conosciuto.

Un progetto internazionale di ricerca che coinvolge giovani archeologi dal 2020

Da quando è iniziata nel 2020, la campagna di scavi prosegue con entusiasmo. La sessione in corso, aperta dal 7 settembre e in programma fino al 9 ottobre 2024, vede al lavoro studenti, dottorandi e giovani archeologi da molte università europee e non solo. Oltre alla Scuola Normale Superiore di Pisa, partecipano istituzioni come l’Universidad Politécnica de Madrid, l’Istanbul Technical University, la Paris Sciences et Lettres, la Friedrich-Alexander Universität Erlangen-Nürnberg e la Budapest University of Technology and Economics.

Questa rete internazionale riflette l’importanza del sito e la complessità degli obiettivi: unire competenze diverse, metodi innovativi e approcci multidisciplinari per rispondere a domande chiave sull’evoluzione urbana, l’arte e la società nel passaggio tra Grecia e Roma. Gli scavi puntano a chiarire lo sviluppo architettonico e le trasformazioni politiche, restituendo pezzi concreti di storia antica a chi oggi studia e ama il patrimonio culturale.

Il lavoro sul campo, insieme al catalogo dettagliato dei reperti e ai rilievi architettonici, apre nuove strade per interpretare e valorizzare Agrigento. La Valle dei Templi non è solo un museo a cielo aperto, ma un laboratorio vivo dove la ricerca continua a far parlare le pietre.

Redazione

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