«Monaco è una città che pulsa, anche se in modo diverso da Varsavia», dice Fabio Troisi, mentre si prepara a guidare l’Istituto Italiano di Cultura nel cuore della Baviera. Il suo arrivo segna l’inizio di una sfida non da poco: inserirsi in un contesto ricco di tradizioni artistiche e istituzioni prestigiose, ma anche esigente e competitivo. Dalla frenesia di New York all’Africa di Pretoria, passando per la Polonia, Troisi porta con sé un bagaglio di esperienze internazionali che gli permette di vedere le cose da una prospettiva ampia. L’obiettivo è chiaro: costruire un ponte solido tra due culture forti, valorizzando la lingua italiana e trovando nuovi modi per coinvolgere un pubblico sempre più variegato, nonostante le risorse limitate.
Il cammino di Troisi nel mondo degli Istituti Italiani di Cultura parte nel 2012, a New York. Sei anni in una metropoli piena di energia, che gli hanno dato le prime chiavi per capire la diplomazia culturale in azione. Da lì ha imparato un metodo e, soprattutto, ha coltivato una curiosità mai spenta. Poi è stata la volta di Pretoria, la sua prima direzione, dove ha dovuto confrontarsi con un contesto culturale completamente diverso. Osservare l’Italia attraverso occhi lontani gli ha aperto una nuova sensibilità verso il dialogo interculturale.
L’ultima tappa prima di Monaco è stata Varsavia, dal 2022 al 2026, dove ha affrontato la complessità del panorama europeo, tessendo rapporti con artisti locali e consolidando un pubblico interessato alla lingua italiana. Qui ha imparato quanto conti il contatto diretto e come la lingua sia la porta d’ingresso a un patrimonio culturale ampio e articolato. Ora, a Monaco, porta con sé tutto questo bagaglio, pronto a un approccio flessibile e rispettoso del contesto che lo accoglie.
Nonostante sia appena arrivato, Troisi ha già fatto un primo bilancio della situazione a Monaco. La città bavarese vanta un legame solido con l’Italia e una rete di istituzioni culturali e accademiche ben radicate. Le collaborazioni con università e l’intesa con le autorità locali sono un terreno fertile per sviluppare progetti ambiziosi. Il lavoro dei suoi predecessori, come Giulia Sagliardi, rappresenta un punto di riferimento importante.
Ma non mancano le difficoltà. Gli spazi sono pochi, le risorse economiche limitate e l’Istituto deve farsi conoscere al di fuori del suo pubblico abituale. In particolare, conquistare i giovani e un pubblico più vario è una priorità. Troisi vuole consolidare quanto già c’è e allo stesso tempo aprirsi a nuovi interlocutori. La sfida è trasformare l’Istituto in un punto di riferimento dinamico, capace di parlare sia ai frequentatori abituali sia a chi ancora non conosce il patrimonio culturale italiano.
Al centro del progetto di Troisi c’è la voglia di far dialogare la tradizione italiana con i linguaggi contemporanei. La promozione della lingua resta un punto fermo, non solo come insegnamento, ma come chiave per aprire una finestra su un mondo culturale vasto. Accanto a questo, c’è l’intenzione di rinnovare la programmazione culturale, puntando di più sul digitale e su progetti partecipativi realizzati insieme alle realtà locali.
L’obiettivo non è stravolgere quanto fatto, ma far evolvere l’Istituto per renderlo più aperto e attraente. L’ascolto sarà fondamentale, sia per chi già frequenta l’Istituto, sia per chi ancora non lo ha scoperto. In questa prospettiva, Troisi punta anche a rafforzare la collaborazione con le università, un ambiente ricco di stimoli e opportunità per nuove iniziative culturali e linguistiche.
L’arte contemporanea è stata un filo conduttore nel lavoro di Troisi a Varsavia, dove ha curato mostre con artisti come Elisa Montessori, Elena Bellantoni e Giuseppe Stampone. Quel linguaggio si è rivelato efficace per avvicinare culture diverse e stimolare nuovi dialoghi.
A Monaco vuole continuare su questa strada, trasformando l’Istituto in uno spazio che ospiti mostre di qualità, sia di artisti affermati sia di giovani talenti. La scena artistica bavarese è vivace e ricca di istituzioni di livello internazionale, con cui puntare a collaborazioni stabili. Troisi intende inoltre mettere in luce diverse forme d’arte visiva, dalla grafica alla fotografia fino alle performance, soprattutto quelle che si intrecciano con la città e il pubblico locale.
Monaco è sede di alcune delle principali istituzioni artistiche europee, come il Lenbachhaus, il Brandhorst e la Pinakothek. Questi luoghi attirano un pubblico colto e con buone possibilità di spesa. Al contrario, il mondo delle gallerie indipendenti, degli spazi sperimentali e delle realtà private è meno sviluppato rispetto al potenziale della città.
Troisi vede qui un’opportunità per l’Istituto Italiano di Cultura: fare da ponte agile tra grandi musei e spazi più sperimentali, senza entrare in competizione ma offrendo visibilità e supporto ai giovani artisti italiani e favorendo il dialogo con la scena locale. La chiave sarà inserirsi con intelligenza nell’ecosistema culturale, creando una rete viva attraverso incontri e collaborazioni.
Per affrontare il suo mandato, Troisi punta soprattutto sulle relazioni. Il legame con la rete degli Istituti Italiani di Cultura, la collaborazione con Ambasciata e Consolato, insieme a partner istituzionali e universitari, sono le basi su cui costruire. L’apertura verso enti pubblici e privati interessati a investire nella cultura sarà un ulteriore stimolo.
Non mancano però ostacoli: risorse limitate, organico ridotto e burocrazia complessa possono rallentare i progetti. Per questo la strategia deve essere precisa, puntando su iniziative di qualità e rafforzando le alleanze per moltiplicare l’impatto. In una città dinamica ma articolata come Monaco, queste scelte saranno decisive per il successo dell’Istituto Italiano di Cultura nei prossimi anni.
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