# Tinto Brass, un regista legato ai suoi luoghi
Il 4 novembre 2026, a Roma, si è spento Tinto Brass, all’età di 93 anni. Dietro le sue pellicole, spesso provocatorie, si cela un legame profondo con luoghi ben precisi: città celebri, campagne silenziose, un borgo medievale nascosto tra il verde. Non erano semplici ambientazioni, ma spazi che il regista ha fatto suoi, trasformandoli in palcoscenici vivi e pulsanti. Venezia, Roma e quel piccolo angolo appartato erano per lui più di uno sfondo: erano rifugi e fonti d’ispirazione. Il cinema di Brass racconta così non solo storie, ma anche un percorso intimo, segnato da posti concreti che hanno inciso sulla sua arte e sulla sua vita.
Venezia resta l’ambientazione più famosa e ricorrente nei film di Brass. Tra tutti, “La Chiave” del 1983 con Stefania Sandrelli è forse quello che meglio celebra gli scorci unici della città lagunare. Le riprese si sono concentrate su luoghi simbolo come il Caffè Florian, emblema della tradizione veneziana, e l’Accademia, nota per la sua galleria d’arte ma anche per il ponte che attraversa il Canal Grande.
Tuttavia, Brass non si limitava ai luoghi più noti: in “Senso ’45”, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, Venezia si carica di tensione e mistero. Le scene si svolgono tra palazzi e campi veneziani poco battuti dal turismo, come Ca’ Zenobio e Campo San Francesco della Vigna. Oltre alla città, il regista ha inserito ville e teatri nei dintorni, portando sullo schermo una Venezia più riservata, lontana dalle folle.
Roma, con il suo fascino senza tempo e i grandi studi cinematografici, ha offerto a Brass molte opportunità. Nel celebre “Caligola”, girato negli anni ’70, gli ambienti dell’antichità sono stati ricostruiti nei Dear Studios della Capitale, con scenografie di Danilo Donati. La città eterna non è solo uno sfondo, ma parte integrante della produzione, base per molte riprese d’epoca.
Anche se “Così fan tutte” e “Snack Bar Budapest” si muovono in alcune location laziali, quest’ultimo si distingue per scene girate nell’ex colonia marina Vittorio Emanuele III sul lungomare di Ostia, che aggiunge un’atmosfera di decadente suggestione. Non solo Roma: anche luoghi insoliti come Sermoneta e l’ex carcere sull’isola di Santo Stefano, nell’arcipelago pontino, sono stati scelti per “L’urlo” del 1968. Ambienti strani e poco frequentati, che rispecchiano la ricerca di Brass di spazi capaci di trasmettere l’intensità delle sue storie.
La vasta pianura del Po ha offerto a Brass tanti scenari rurali e piccoli centri dal carattere forte. È il caso di “Miranda” con Serena Grandi e “Monella”, due film ambientati in paesi poco urbanizzati, pieni di suggestioni autentiche. Le riprese di “Miranda” si sono svolte tra Canaro, nel Rodigino, Pomponesco, nel Mantovano, e Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, un gioiello di arte e storia.
“Monella” invece si immerge nel mantovano più nascosto, con tappe a Pomponesco, Dosolo e Marcaria. Questi luoghi hanno dato ai film un’atmosfera di vita semplice, ma anche di forti contrasti, che si sposano bene con i temi erotici e ribelli. Gli argini del Po, i campi e le campagne donano un respiro ampio e vivo, portando lo spettatore fuori dalle grandi città, tra gesti quotidiani e paesaggi rurali.
Se i set di Brass cambiavano spesso, nella vita privata il regista ha mantenuto punti fermi. Dopo anni tra Venezia e Roma — dove ha studiato e lavorato intensamente — negli anni Settanta ha scelto di stabilirsi a Isola Farnese, un borgo a nord di Roma, vicino a La Storta. Arroccato su una rupe di tufo nel Parco di Veio, il paese sembra fermo nel tempo. Case raccolte attorno al castello medievale e vicoli stretti creano un’atmosfera raccolta, lontana dal caos della capitale.
Brass comprò e ristrutturò un antico casale agricolo, che chiamò ironicamente “Repubblica del Cascinone”. Quella casa fu la sua dimora, studio e punto d’incontro per amici e collaboratori. In poche interviste rilasciate nel 2026, il regista raccontava come la calma del borgo gli permettesse di lavorare in pace, spesso iniziando a scrivere prima dell’alba.
Meno di un anno prima di morire, Brass ha preso la parola per difendere gli abitanti di Isola Farnese, colpiti da due frane che hanno reso difficile l’accesso al paese. Ha rivendicato il diritto della comunità a non essere isolata, un gesto che dimostra il legame profondo con quel luogo che gli aveva dato silenzio e ispirazione per decenni. Isola Farnese non è stato solo un rifugio, ma un simbolo della sua vita, un pezzo della sua storia rimasto intatto nel tempo.
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