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Riaprono dopo decenni due tesori di Ercolano: visita la Casa dell’Atrio a Mosaico e la Casa a Graticcio

Nel cuore di Ercolano, due antiche dimore riemergono dal silenzio di decenni. La Casa dell’Atrio a Mosaico e la Casa a Graticcio, custodi di storie sepolte dal tempo e dalla lava, spalancano di nuovo le loro porte. Dopo un restauro meticoloso, questi gioielli dell’antica Roma offrono ora uno sguardo vivido sulla quotidianità di chi viveva qui duemila anni fa. È un ritorno atteso, che restituisce respiro e colore a mura sopravvissute all’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. A guidare questa rinascita è il Parco Archeologico di Ercolano, con Federica Colaiacomo in prima linea nel Progetto Domus, dedicato a proteggere e valorizzare le dimore più emblematiche della città antica.

Casa dell’Atrio a Mosaico: un gioiello di arte e storia

La Casa dell’Atrio a Mosaico si estende per circa 1.200 metri quadrati lungo il Cardo IV, una delle vie principali di Ercolano. Questa residenza di grande valore conserva decorazioni in stile quarto romano, noto per le sue composizioni ricche e i colori intensi. I pavimenti, con motivi geometrici e floreali, invitano a soffermarsi su ogni dettaglio. Al centro della domus c’è l’atrio, dove il mosaico sul pavimento mostra ancora le deformazioni causate dall’eruzione del Vesuvio, un’impronta tangibile di quella tragedia. L’impluvium, posizionato nel cuore dell’atrio, è rivestito di marmo e serviva a raccogliere l’acqua piovana, essenziale per la vita di tutti i giorni.

Non meno affascinante è il peristilio, un giardino interno circondato su tre lati da colonne. Qui si uniscono architettura e arte: una fontana di marmo e pareti decorate con affreschi mitologici. Tra le scene spiccano il supplizio di Dirce e il mito di Diana e Atteone, dipinti che non sono solo decorativi ma riflettono valori e storie importanti per i romani. Tutto l’insieme racconta non solo la ricchezza dei proprietari, ma anche l’eleganza degli spazi privati, perfettamente conservata dopo mille anni.

Casa a Graticcio: l’abitazione popolare che univa casa e lavoro

Diversa per stile e dimensioni, la Casa a Graticcio copre circa 180 metri quadrati. Il nome deriva dalla tecnica costruttiva: una struttura in legno riempita con materiali vari e poi intonacata per renderla resistente e isolata. Questa scelta riflette un approccio più semplice e locale, probabilmente comune nelle case meno opulente di Ercolano.

Un dettaglio che cattura lo sguardo è il balcone, in parte originale, sorretto da tre colonne in laterizio. Questa struttura crea un collegamento tra dentro e fuori, dando carattere all’edificio. Dentro, la casa mostra la convivenza tra vita privata e attività commerciale: al piano terra si trova una bottega, mentre al piano superiore si sviluppa la zona abitativa. Questo assetto racconta come nell’antica Ercolano gli spazi domestici fossero spesso intrecciati con il lavoro, riflettendo la realtà di tante famiglie.

Le tracce lasciate da questa casa restituiscono un’immagine più concreta della vita quotidiana, più vicina alla gente comune e alla stratificazione sociale della città distrutta dal Vesuvio. La mescolanza di spazi abitativi e lavorativi aiuta a capire come l’urbanistica romana si adattasse a una comunità vivace e complessa.

Riapertura e futuro: un patrimonio che torna a vivere

La riapertura ufficiale delle due domus è fissata per giovedì 5 novembre 2026, quando il Parco Archeologico di Ercolano presenterà l’evento all’Antiquarium. Questo intervento fa parte del più ampio Progetto Domus, nato per conservare e valorizzare alcune delle abitazioni storiche più importanti del sito. Il programma interessa sei domus e si basa su un investimento di 5 milioni di euro, finanziati dal Contratto Istituzionale di Sviluppo “Vesuvio – Pompei – Napoli”.

Il lavoro, sostenuto dal Packard Humanities Institute e dall’Istituto Packard per i Beni Culturali, ha già permesso di restituire al pubblico altre case, come la Casa del Colonnato Tuscanico e la Casa del Sacello di Legno, riaperte nel marzo 2025. A queste si è aggiunta nel luglio 2026 la Casa del Mobilio Carbonizzato, ampliando così le possibilità di scoperta a Ercolano. L’obiettivo è far tornare accessibili ambienti di grande valore archeologico, trasformando le domus in testimoni vivi della storia romana.

Chi visiterà Ercolano nel 2026 potrà avvicinarsi direttamente alla cultura antica, esplorando non solo il dramma del Vesuvio, ma anche la vita di tutti i giorni, l’arte domestica e l’architettura di una città che continua a offrire nuove sorprese.

Redazione

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