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IL SOGNO DI DANTE. BEATRICE E LA CONVERSIONE POETICA

Come nasce un amore. Con un saluto e uno sguardo per strada. All’«ora nona» di un imprecisato giorno di primavera del 1283. Il saluto di Beatrice a Dante. La “Vita Nova” redatta intorno al 1294, dopo la morte di Beatrice nel 1290, è tra le prime opere di Dante ed ha una particolare morfologia. L’autore, che è anche poeta, racconta la vicenda del suo amore giovanile, delineando contestualmente gli sviluppi stilistici della poesia da lui composta negli anni di quell’amore. Una cornice narrativa in prosa ingloba una scelta di componimenti lirici (25 sonetti, 5 canzoni e 1 ballata), li spiega, li introduce, li commenta. Racconto autobiografico del poeta e canzoniere in morte della donna amata. Rispetto alla lirica amorosa, Dante è il primo a mettere in scena un rapporto amoroso che persiste oltre la morte. La “Vita Nuova”, cioè la vita “rinnovata” dall’incontro con Beatrice e dall’amore che rende il “cuor gentile”, evoca un profondo rinnovamento poetico-spirituale. Beatrice è figura esemplare dell’amore e assume in Dante la funzione della figura della sua salvezza. «Dice di lei Amor: “Cosa mortale / come esser pò sì adorna e sì pura?”. / Poi la reguarda, e fra se stesso giura / che Dio ne ’ntenda di far cosa nova».

Il gruppo di opere di Henry James Holiday, qui presenti, costituiscono un nucleo eccezionale: dal Ritratto del poeta ai disegni per il Saluto di Beatrice. In particolare la concezione del ritratto di Dante, preso centralmente e non di profilo, che comunica una figura fiera, profondamente assorto, trascrive figurativamente il noto commento di Ruskin sulla centralità di Dante per la cultura europea.

Nata dalla poesia del suo tempo e dal ritorno continuo a Dante, in particolare alla Vita Nova, l’immagine che Dante Gabriel Rossetti ha della donna rivela una inquietudine profonda, che accompagnerà l’artista in tutta la sua produzione. «Non sono io che mi immergo nelle mie immagini, ma sono loro che mi trascinano via dal mondo, che lo voglia o no». Rossetti vive la sua vita in un mondo idealizzato, di sogno. Dante e il neoplatonismo sono gli ascendenti concettuali dell’immagine femminile che egli dipinge. Beatrice ne è l’emblema. Questa versione di Beatrice è particolarmente legata al famoso sonetto «Tanto gentil e tanto onesta pare», che Rossetti ha trascritto fin nella cornice. Se Dante procede per immagini poetiche, Rossetti elabora un concetto di pittura poetica. La sua matrice letteraria è chiara: Dante e i lirici italiani primitivi. Arte di stati d’animo, in un tentativo di comporre assieme eros e trascendenza; misticismo medievale riletto in chiave simbolica e sensualità profana. Anche i colori vividi, smaltati, giorgioneschi, talora semplicemente giustapposti, richiamano un ossimoro che solo nella dimensione onirica può svolgersi armonicamente.

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