
Un anno fa, tra gli alberi secolari di Villa Borghese, è spuntata una traccia insolita: cento metri di versi di Dante incisi nel cemento. David Harding, scultore scozzese di fama internazionale, ha trasformato un sentiero anonimo in un percorso di poesia e storia. Non è solo camminare, è entrare in un dialogo profondo con Roma, con la sua memoria che si fa viva sotto i piedi di chi passeggia. Un invito a fermarsi, a leggere e a sentire l’eco di un passato che ancora parla.
Dante prende forma: il cammino poetico di Villa Borghese
Il Dante Desire Line Poetry Path, inaugurato nel 2025 nella Loggia dei Vini di Villa Borghese, è un’esperienza d’arte pubblica fuori dagli schemi. David Harding e Ross Birrell hanno trasformato un “sentiero del desiderio” – quei tracciati spontanei che si formano quando la gente sceglie di camminare fuori dai percorsi segnati – in un’opera concreta. Qui, invece di erba calpestata, c’è cemento e bronzo. Le parole della “Vita Nuova” di Dante, scolpite su lastre bianche, accompagnano il visitatore passo dopo passo: «Nullo nemico mi rimanea, anzi mi giugnea una fiamma di caritade…» è uno dei versi scelti per raccontare l’amore come forza che perdona e unisce.
Il luogo scelto non è casuale. Villa Borghese, polmone verde di Roma, ospita un percorso poetico che si intreccia con la natura, invitando a fermarsi, leggere e riflettere sotto il fruscio delle foglie. Le lettere di bronzo, salde e resistenti alle intemperie, sembrano quasi nascere dal terreno. I passanti, che lo sappiano o meno, diventano protagonisti di questa opera partecipativa, perché l’arte qui si fa cammino, esperienza e condivisione.
David Harding e l’arte che esce dallo studio per entrare nella vita
David Harding ha portato avanti un’idea rivoluzionaria fin dagli anni Sessanta: l’arte non deve stare chiusa nei musei o negli studi, ma deve vivere la città, la gente, i luoghi. Nato a Leith nel 1937, ha speso la vita a trasformare lo spazio urbano in un laboratorio a cielo aperto. Per lui, il paesaggio non era uno sfondo, ma parte stessa dell’opera.
Insegnante alla Glasgow School of Art e pioniere degli interventi site-specific, Harding metteva al centro la collaborazione con le comunità locali. Per lui, «il contesto è già metà dell’opera»: ogni luogo ha una sua identità da rispettare e valorizzare.
Il suo lavoro ha superato i confini britannici, contaminando chi condivideva la sua visione di un’arte fatta per essere vissuta, non solo guardata. L’esperienza in Nigeria, dove insegnò e scoprì l’arte africana, ha influenzato la sua attenzione ai materiali semplici e alle forme essenziali, sempre in dialogo con la cultura del posto.
Glenrothes, il laboratorio urbano dove arte e materiali di scarto si incontrano
Uno dei capitoli più importanti della sua carriera è stato Glenrothes, in Scozia. Tra il ’68 e il ’78, Harding collaborò con l’urbanistica locale, usando materiali di recupero come cemento e mattoni di cantiere per creare opere che riflettevano la città in chiave artistica e sociale.
Installazioni come “Henge”, una spirale di lastre di cemento, o “Industry”, un murale ispirato a motivi africani, sono ancora oggi esempi concreti di come l’arte possa entrare nel tessuto urbano. “Heritage”, una serie di colonne in rilievo, racconta il rapporto tra passato e presente, tra industrializzazione e identità collettiva.
Forse più di tutto, il progetto di distribuire poesie incise su lastre di cemento in spazi pubblici come fermate e cabine telefoniche ha reso l’arte accessibile a tutti, coinvolgendo i cittadini in un nuovo modo di vivere la città. Un’idea che ha rafforzato il senso di appartenenza e orgoglio.
Con Ross Birrell, la poesia cammina tra Europa e Italia
Negli ultimi decenni della sua vita, Harding ha lavorato a stretto contatto con Ross Birrell, artista versatile nato nel 1969. Insieme hanno creato opere che mescolano video, scultura e poesia, affrontando temi complessi e profondi. Uno dei loro lavori più noti è il film “Port Bou: 18 Fragments for Walter Benjamin”, mostrato alla Kunsthalle di Basilea nel 2006.
La serie “Desire Lines”, cui appartiene il cammino romano, prende spunto dai sentieri spontanei che si formano dove la gente sceglie la via più breve e naturale. A Kassel, nel 2017, hanno trasformato un percorso con lastre di cemento e versi d’amore di Samuel Beckett. Così, movimento e poesia diventano segni da seguire con i piedi.
Realizzare il “Dante Desire Line Poetry Path” in Italia è stato un ponte tra la tradizione letteraria italiana e l’arte contemporanea britannica, un dono di respiro internazionale per Roma. Harding, nominato Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 2002 e insignito di importanti riconoscimenti accademici, lascia un’eredità che va oltre la scultura: ha cambiato il modo di camminare e di leggere gli spazi pubblici.
Maestro e guida: l’eredità di Harding nelle nuove generazioni
David Harding non è stato solo un artista di rilievo, ma anche un insegnante fondamentale alla Glasgow School of Art. Ha guidato e ispirato generazioni di artisti che poi hanno lasciato il segno nella scena contemporanea. Tra i suoi allievi, ci sono vincitori del Turner Prize come Douglas Gordon, Christine Borland e Martin Boyce.
Con loro, Harding ha condiviso la convinzione che l’arte debba entrare in dialogo con la società, diventare strumento collettivo e trasformativo. Le sue lezioni spingevano a esplorare il rapporto tra opera, spazio e comunità, preparando gli studenti a pratiche di coinvolgimento diretto e multidisciplinare.
L’influenza di Harding vive ancora oggi nel lavoro dei suoi allievi, che portano avanti quella spinta verso un’arte pubblica e partecipata. La sua esperienza accademica ha segnato profondamente il panorama artistico europeo degli ultimi cinquant’anni.
La sua scomparsa a Glasgow nel febbraio 2024 segna la fine di un’epoca, ma le sue opere e il suo insegnamento restano vivi, impressi nella memoria e nelle strade di quei luoghi che ha trasformato.
