
Tre giorni di incontri, workshop e dialoghi animano il MAMbo di Bologna, dal 27 al 29 marzo. Qui si chiude ART.IT – Art in Transition, un progetto che per un anno ha trasformato la formazione artistica contemporanea. Giovani talenti, ricerca e collaborazioni internazionali si sono intrecciati, creando un laboratorio vivo e aperto. Ne è nato un fermento di idee nuove, un ponte tra artisti e istituzioni, con lo sguardo rivolto alle sfide del presente.
ART.IT: un progetto che ha messo insieme arte, ambiente e tecnologia
Nato su impulso del Ministero dell’Università e della Ricerca e guidato dall’Accademia di Belle Arti di Bologna, ART.IT ha coinvolto 24 studenti provenienti da Bologna, Ravenna e Catania. Il percorso si è sviluppato attorno a quattro temi chiave: Arte e Ambiente, Arte e Inclusione, Arte e Rigenerazione, Arte e Tecnologie contemporanee. Questi filoni hanno stimolato sperimentazioni che hanno dialogato con istituzioni europee come il Louisiana Museum of Modern Art in Danimarca, lo Studio Orta Les Moulins in Francia, Galleria Continua e naturalmente il MAMbo.
Il progetto ha fatto da ponte tra giovani creativi e realtà internazionali, creando uno spazio di confronto e scambio in cui l’arte ha risposto a questioni attuali. Attraverso workshop, residenze e scambi culturali, gli studenti hanno potuto superare confini disciplinari e geografici, sperimentando forme nuove di formazione e produzione artistica. Una vera e propria fucina di idee in cui la dimensione europea ha giocato un ruolo chiave nel sostenere processi di apprendimento vivi e dinamici.
Al MAMbo un’installazione che coinvolge tutti i sensi
Il foyer del MAMbo si trasforma in un’esperienza immersiva: video, suoni, materiali digitali e cartacei raccontano il cammino di ART.IT. L’installazione site specific coinvolge il pubblico attraverso un progetto sonoro firmato dalla sound artist Paola Samoggia, diari di bordo e altri documenti multimediali. Il sito web dedicato traccia le tappe del percorso, mettendo in luce non solo le singole esperienze ma anche le relazioni nate lungo la strada.
Il risultato è uno spazio dove suoni, immagini e parole si intrecciano, creando un ambiente sia fisico che mentale. Chi visita può avvicinarsi alla complessità del lavoro e partecipare attivamente, guidato dagli stessi studenti che accompagnano il pubblico, aprendo un dialogo diretto e arricchendo la percezione dell’arte in mostra. L’evento finale diventa così un’occasione per confrontarsi e approfondire, restituendo stimoli e riflessioni a chi partecipa.
“Precarious Life” di Lucy + Jorge Orta: un film sulla fragilità e la solidarietà
Tra i momenti più importanti della mostra, la prima mondiale del film “Precarious Life” di Lucy + Jorge Orta, realizzato durante la residenza allo Studio Orta Les Moulins. Il film affronta temi caldi e delicati: le crisi geopolitiche di ieri e oggi, dalla dittatura argentina negli anni Settanta ai conflitti nei Balcani, in Iraq, fino alle tensioni in Ucraina e Medio Oriente.
Attraverso azioni performative collettive, la pellicola mostra non solo il conflitto e le sue conseguenze, ma anche gesti di riparazione e solidarietà. Le coreografie mettono in luce la fragilità come esperienza comune, invitando a riflettere sulla precarietà della vita, una condizione condivisa e al tempo stesso politica. Il film sarà proiettato a ciclo continuo il 28 e 29 marzo, dalle 10 alle 19, offrendo a tutti un’occasione per confrontarsi con un’opera che unisce arte e impegno civile.
Un modello di formazione che punta su ricerca, scambio e protagonismo
ART.IT ha dimostrato come la formazione artistica possa essere un mix di ricerca, produzione ed esperienza diretta. La rete di collaborazioni europee e italiane ha favorito lo scambio culturale e metodologico, portando gli studenti a vivere residenze internazionali e workshop intensi. L’obiettivo era sviluppare competenze adatte ai nuovi linguaggi e contesti dell’arte contemporanea.
Al centro del progetto c’è stato il ruolo attivo degli studenti, non solo spettatori ma protagonisti. Dal confronto con artisti affermati come Lucy + Jorge Orta alla partecipazione diretta nella creazione dell’installazione finale, la formazione è stata dinamica e partecipata. Così è cresciuta l’idea di un’arte che si costruisce insieme, attraverso il dialogo e la condivisione, promuovendo modelli innovativi e inclusivi.
La conclusione a Bologna segna un momento importante per il dibattito sull’evoluzione della formazione artistica, sottolineando l’urgenza di percorsi aperti e contaminati, capaci di affrontare le sfide ambientali, sociali e tecnologiche del nostro tempo.
