
Il tempo si ferma in un istante, dice Luigi Accattatis. Non è un semplice click: è la decisione di trattenere un frammento di realtà destinato a svanire. Guardare, lo facciamo tutti, senza pensarci. Fotografare, invece, è un atto consapevole, un gesto che porta con sé un peso di significati. Dietro ogni scatto c’è uno sguardo attento, scelto, voluto. E dietro quello sguardo, una storia che l’autore decide di raccontare. Un invito a cambiare prospettiva, a scoprire dettagli invisibili nella vita di ogni giorno. Per Accattatis, la fotografia diventa così un linguaggio, un modo per dialogare con la città e le persone che la abitano.
Dentro l’inquadratura: cosa resta e cosa sparisce
Ogni fotografia è un taglio netto sulla realtà, una selezione che lascia fuori voci, forme, colori. L’inquadratura sceglie cosa diventa protagonista e cosa resta nascosto, invisibile ma comunque presente. Tante sono le variabili che influenzano questa scelta: la distanza dal soggetto, il bianco e nero o il colore, la nitidezza o la sfocatura decisa su alcune parti. Sono questi dettagli a creare l’atmosfera, a suggerire un significato che va oltre la semplice descrizione.
Accattatis sottolinea come ogni scatto blocchi un tempo preciso e un luogo preciso, trasformandoli in un’istantanea definitiva. La fotografia non si limita a mostrare: interpreta, suggerisce, emoziona. Il contesto, la luce, la composizione lavorano insieme per trovare un equilibrio tra forma e contenuto. La sfida è costruire un’intesa armoniosa, un legame stretto tra ciò che si vede e ciò che si vuole dire, capace di offrire allo spettatore una lettura a più livelli.
Nel mondo di Accattatis, fotografare è anche un gioco creativo: scegliere se far risaltare contrasti netti o sfumature delicate, fermare un movimento o catturare una posa spontanea; ogni decisione cambia l’effetto finale. È la consapevolezza di chi sa quale storia vuole raccontare e come farlo, usando gli strumenti tecnici e le possibilità espressive della fotografia.
Sguardi che si incrociano: fotografare le persone come dialogo silenzioso
Quando si fotografano persone, la cosa si fa più complessa. L’obiettivo non è solo fissare un volto, ma entrare in relazione. Il fotografo vede, sceglie, offre il suo sguardo; invita chi guarda a partecipare a quella visione condivisa. Nasce così un “campo di sguardi” incrociati: tra chi scatta, chi viene fotografato e chi osserva l’immagine.
Accattatis nota come spesso chi guarda la foto si senta quasi coinvolto in questo gioco, a volte persino messo sotto osservazione dai soggetti ritratti. Non c’è anonimato né censura: i volti sono pieni, vivi, autentici. Questo fa della fotografia uno spazio di incontro e confronto, dove emergono domande e curiosità su chi siamo e cosa vogliamo.
Le immagini diventano finestre aperte su vite sospese, corpi che guardano altrove o volti che sfidano lo sguardo. Senza parole, la fotografia suggerisce storie non dette, immagina suoni o silenzi profondi che accompagnano quei momenti. È questa capacità di evocare che rende la foto affascinante e potente: un’immobilità che racconta movimento, una quiete che stimola emozioni e riflessioni.
Luigi Accattatis: il fotografo dietro l’obiettivo, tra tecnica e poesia
Luigi Accattatis, nato nel 1942 a Roma e cresciuto a Genova, ha attraversato la storia della fotografia italiana con un ruolo discreto ma importante. Legato agli anni d’oro dell’analogico, ha dedicato gran parte della sua vita a perfezionare l’arte della camera oscura – un lavoro artigianale, paziente e complesso. La sua maestria nella stampa in bianco e nero gli ha guadagnato una solida reputazione, soprattutto nel mondo genovese degli anni Settanta.
Non era un fanatico del bianco e nero né un integralista della fotografia, ma un “fotografante”, come lo definì il critico Michele Smargiassi. Una definizione che racconta il suo distacco ironico e un atteggiamento aristocratico, nel senso più alto del termine: eleganza, misura e una cura particolare per il linguaggio visivo. Le sue foto spesso giocano con forme, luci e ombre, a metà strada tra il figurativo e l’astratto, capaci di catturare un’atmosfera lirica e intima.
Il suo aspetto segnato da baffi a manubrio e la parlata lenta raccontano una personalità complessa, fatta di calma studiata e ironia distaccata. Non ha mai corso per emergere, ha sempre lasciato che fossero le immagini a parlare, costruendo con discrezione un archivio di visioni che ancora oggi raccontano molto della vita e della città.
Genova sotto l’obiettivo di Accattatis: un mosaico urbano da scoprire
Negli ultimi anni, Accattatis ha creato un rapporto quasi rituale con Genova, città dove ha vissuto e che ha osservato con curiosità e rispetto. Le sue passeggiate tra i caruggi del centro storico sono diventate veri e propri percorsi di scoperta. Attraverso il suo obiettivo, ogni dettaglio architettonico diventa cornice per scene di vita quotidiana, spesso ignorate da occhi meno attenti.
Da queste immagini emerge una Genova fatta di umiltà e sacralità, un paesaggio urbano che vive la sua doppia natura: teatro di vite e insieme oggetto di una contemplazione quasi ascetica. Il suo sguardo è un equilibrio tra impertinenza gentile e pudore, una visione inclusiva e democratica verso quella che spesso si chiama “gente comune”.
Questo mosaico di volti, spazi, luci e ombre costruisce una nuova narrazione della città. Non giudica né idealizza, ma mostra, racconta, invita a guardare la realtà con occhi diversi. Così Accattatis crea un ponte tra chi osserva e quel mondo urbano, proponendo immagini che sorprendono e spingono a vedere oltre la superficie.
