
Nel cuore pulsante di Sant’Ambrogio, a due passi dal mercato di Via dell’Agnolo, è nato Bagasseria. Un nome che sorprende, quasi provocatorio: in catalano vuol dire “casa di prostituzione”. Eppure, qui si respira altro. Colori che si mescolano a suoni, parole che si intrecciano con pennellate e note musicali. Non è una galleria, né un semplice spazio espositivo. È un crocevia di voci, incontri, storie che si animano in un continuo movimento. Samuele Alfani, pittore fiorentino, ha voluto un luogo vivo, capace di accogliere e trasformarsi, senza mai incasellarsi. Bagasseria è tutto questo: un ecosistema artistico che si fa quartiere, casa, rifugio.
Come è nata Bagasseria: un luogo per accogliere e fare arte insieme
Samuele Alfani sentiva da tempo il bisogno di uno spazio dove il fare artistico non fosse solo un esercizio professionale, ma un’esperienza da condividere. Bagasseria nasce proprio come il suo studio, ma diventa subito molto di più: un luogo dove l’arte si può toccare con mano, il lavoro prende forma davanti agli occhi e artisti e visitatori si incontrano senza barriere né formalità. Il nome stesso è un grido contro le marginalità, una parola raccolta, riattivata e trasformata in simbolo di emancipazione culturale. L’idea è offrire più di quattro mura: un rifugio temporaneo, un punto d’incontro di visioni e fragilità, il fermento di una comunità che si costruisce con il fare concreto.
Qui non ci sono regole rigide. Lo spazio è pensato per essere flessibile e capace di accogliere cambiamenti spontanei, lasciando agli artisti la libertà di sperimentare senza la pressione di dover arrivare a un prodotto finito. Un po’ come in 8½ di Fellini, tra caos e ordine, Bagasseria cammina su quel sottile confine che fa nascere forme nuove, spesso senza nome. Chi entra lo capisce subito: si respira un’aria insolita, quasi familiare, uno spazio aperto e dinamico. L’arte si mostra senza filtri, invitando a un confronto aperto e fertile, dove ogni incontro lascia una domanda da portarsi via.
Il quartiere Sant’Ambrogio al centro di un dialogo autentico
Parlare di Bagasseria significa anche parlare del legame forte con il quartiere di Sant’Ambrogio, nel cuore di Firenze. L’intensità del mercato, i rumori, le persone che si incrociano ogni giorno diventano parte integrante dello spazio. Non un semplice sfondo, ma stimoli che entrano nel lavoro, cambiano la percezione e alimentano un ritmo fatto di scambi continui e vivi. È un flusso che si costruisce nel tempo, affinando relazioni e creando una rete di presenze e progetti.
L’accoglienza si vede anche nei piccoli gesti, segnali che convivono con la vita quotidiana del rione e crescono insieme a essa. Bagasseria non vuole essere una galleria chiusa nel suo recinto, ma un organismo in movimento che respira il territorio e ne riflette l’anima aperta e mutevole. Questa compenetrazione rende ogni esperienza dentro lo spazio unica, dove si perde il confine tra esposizione, studio e luogo d’incontro.
“Bau Bau Baby”, la mostra che dà il via a Bagasseria
La prima mostra ospitata è la collettiva “Bau Bau Baby”, curata da Luigi Presicce e Anna Capolupo, con testi di Francesco Lauretta. Visitabile fino al 17 maggio su appuntamento, riunisce artisti di generazioni e linguaggi diversi, tra cui Francesco Lauretta, Davide Serpetti, Thomas Berra e lo stesso Alfani. Il tema centrale è una memoria personale che diventa esperienza collettiva e dialogo aperto.
La mostra nasce da un ricordo intimo: il saluto a Pippi, un cane chiamato Aurora, scomparso pochi mesi prima. Un evento personale che si trasforma in un gesto affettivo e si allarga alla comunità artistica, mostrando come personale e collettivo possano intrecciarsi e dar vita a nuove forme di relazione. Le opere e le riflessioni in mostra rivelano come Bagasseria voglia essere uno spazio attraversabile, dove ricordi e memorie si stratificano e la narrazione si costruisce insieme, allontanando il pubblico dalla semplice contemplazione passiva.
L’arte secondo Samuele Alfani: confronto e contaminazione
Per Samuele Alfani, Bagasseria non è solo uno spazio fisico, ma un modo nuovo di pensare l’arte. L’opera nasce e si trasforma nel confronto, nella tensione che si crea mescolando linguaggi diversi e mettendo in discussione ogni certezza. Bagasseria è un cantiere aperto, dove le pratiche artistiche convivono, si scontrano e si evolvono. Ogni progetto nasce da un confronto diretto, reale, dove il conflitto è parte integrante del processo creativo.
Alfani insiste sull’importanza di non fermarsi alle forme già note e rassicuranti, ma di cercare un’espressione inaspettata, aperta, capace di spingersi fuori dalla zona di comfort. L’obiettivo è alimentare un’energia collettiva che porti l’arte oltre i confini abituali, stimolando una spinta creativa sempre nuova.
Apertura oltre Firenze: la sfida all’autoreferenzialità
Bagasseria si distingue per la voglia di superare i confini della città, invitando artisti da fuori Firenze. Questo scambio è considerato fondamentale per evitare chiusure autoreferenziali e per mantenere viva una circolazione di idee e stimoli nuovi. Firenze, con il suo patrimonio culturale, tende a volte a guardare troppo a sé stessa. Qui invece lo spazio si propone come un punto di passaggio, dove provenienze e influenze diverse diventano occasione di crescita.
L’arrivo di artisti esterni porta inevitabilmente “scarti” culturali, contrasti e nuove prospettive, arricchendo il tessuto locale. Questa apertura è vista come un’opportunità di rinnovamento e confronto, mantenendo la città pronta ad accogliere ciò che può disturbare ma anche stimolare.
Ripensare l’arte in gruppo, contro l’isolamento
In un mondo dove spesso gli artisti lavorano da soli, Bagasseria si propone come un’alternativa concreta, puntando sul valore della condivisione e del collettivo. Alfani sottolinea come la relazione attiva, il confronto e anche l’attrito siano alla base delle esperienze artistiche più forti e innovative.
Lo spazio è pensato per spingere le individualità a mostrarsi in modo sincero e aperto, creando un processo che non si chiude nell’opera ma continua tra le persone e nei loro scambi. Si vuole così invertire la tendenza alla solitudine, costruendo un tessuto vivo di collaborazioni, dove ogni identità contribuisce a formare qualcosa di più grande e fluido.
Bagasseria guarda avanti: mostre, musica e parole in movimento
Samuele Alfani immagina Bagasseria come un progetto sempre aperto, fatto di capitoli che si susseguono. Il programma prevede quattro mostre all’anno, legate da un filo continuo, accompagnate da eventi organizzati anche da gallerie esterne. In più, la programmazione include momenti di musica e parola, che cambiano il ritmo dello spazio e creano nuove forme di interazione.
Questa struttura evita ogni fissità, guardando al futuro con l’idea di mantenere un’evoluzione costante, una trasformazione che eviti la stagnazione. Bagasseria si propone così come un organismo vivo, in continuo movimento, che fonde arte, comunità e quartiere, rinnovando il modo di abitare uno spazio creativo in una città storica come Firenze.
