Categories: Arte

Bernardo Bertolucci e il capolavoro “Novecento”: grande mostra a Parma per i 50 anni del film

Il cinema è l’arte che più di tutte racconta la Storia, diceva Bernardo Bertolucci. A Parma, al Palazzo del Governatore, una mostra celebra proprio questo: non solo il regista, ma il modo in cui ha saputo intrecciare la grande Storia con le vite di chi l’ha attraversata. È il cinquantesimo anniversario di Novecento, quel capolavoro che non si limita a narrare il Novecento, ma lo vive, lo respira, lo svela con i suoi dettagli più intimi. Qui, politica e vita privata si confondono, si mescolano senza soluzione di continuità, restituendo un’opera che è monumentale per complessità e profondità. Non è solo una mostra, è un viaggio dentro un secolo intero, attraverso lo sguardo di chi ha saputo raccontarlo.

L’ingresso che spiega il cinema di Bertolucci

Appena varcata la soglia, si viene accolti da una sala che racconta subito il metodo di Bertolucci. Al centro, un video ripropone i titoli di testa di Novecento, sovrapposti all’iconico quadro di Pellizza da Volpedo, Il quarto Stato. Ma qui il quadro prende vita: la folla si muove, accompagnata dalla musica evocativa di Ennio Morricone. Non è nostalgia, ma una riattualizzazione politica e storica, un richiamo a un’azione collettiva che resta viva e minacciosa.

Di fronte, un’immagine più intima: Olmo da bambino, con una ranocchia in mano. I suoi occhi, aperti e chiusi, raccontano una storia personale fatta di meraviglia e scoperta, il primo incontro con la realtà. In queste due immagini, quella pubblica e quella privata, si trova il cuore della mostra: la Storia che avanza e il vissuto fragile dell’individuo, due facce che convivono senza gerarchie.

Tra collettività e intimità: il racconto della mostra

La mostra si snoda in venticinque sale divise in quattro sezioni. Il percorso segue il film, ma va ben oltre, inserendosi nel contesto degli anni Settanta e delle tensioni di quel “Secolo Breve”. Novecento è un’opera colossale, una testimonianza che abbraccia ogni dettaglio, dalla politica alle memorie private, fino al mito.

Il film stesso è un’impresa titanica: dura più di cinque ore, girato in un anno e montato in un altro. Il cinema di Bertolucci diventa un’esperienza totale, quasi una “forma di vita” condivisa. La mostra restituisce anche questa dimensione collettiva: fotografie di scena, materiali di lavorazione, testimonianze raccontano il lavoro dietro le quinte, non solo il risultato finale.

Così si capisce non solo la complessità tecnica, ma anche l’aspetto umano del progetto: un cinema che diventa “mondo”, intrecciando individuo e comunità. Il visitatore può così percepire il legame tra la storia narrata, i segni personali e le atmosfere di quegli anni in Italia.

Il tempo che unisce passato e presente

Il tempo è il filo rosso che attraversa tutto: da una parte, la Storia lineare fatta di eventi come guerre, fascismo, modernizzazione; dall’altra, un tempo ciclico, scandito dalle stagioni e dal lavoro contadino. Il ritmo della natura e della vita rurale in Emilia si lega alle fasi della vita e ai corpi di chi abita quei luoghi.

Questa doppia temporalità dà forma anche alla politica del film, che trova nel 25 aprile un momento simbolico e conclusivo. Quel giorno, dice Bertolucci, racchiude cinquant’anni di storia italiana, con tutte le tensioni e le speranze di un secolo travagliato. La mostra a Parma dedica una sala a questa giornata e al suo peso storico.

L’Emilia non è solo sfondo geografico, ma la culla di un racconto mitico, profondamente politico e radicato nella memoria collettiva. Tornano spesso nella mostra simboli e bandiere rosse che ricordano la resistenza e la lotta politica. L’arte degli anni Sessanta e Settanta, con artisti come Franco Angeli e Renato Guttuso, insieme a fotografie di cortei e luoghi simbolici, crea un affresco potente e coinvolgente.

Bertolucci tra immagini e storia: un cinema che guarda e racconta

Il cinema di Bernardo Bertolucci, così come raccontato dalla mostra parmense, è un incontro tra il vissuto personale e la Storia collettiva. Non un racconto lineare, ma un dialogo continuo tra immagini simboliche e realtà storica. Il Quarto Stato, con la sua folla che avanza, e lo sguardo di un bambino che scopre il mondo, sono due poli che si richiamano e si rispondono.

Quelle immagini sembrano venire incontro a chi le guarda, invitandolo a farsi parte di una storia che è anche la sua. La forza narrativa del film e della mostra sta proprio nel mostrare come stupore e innocenza possano convivere con la consapevolezza politica, come la visione possa trasformarsi in azione. Novecento è così uno dei momenti più alti del cinema di Bertolucci, un’opera in cui la memoria diventa racconto vivo, tra passato e presente, tra individuale e collettivo.

Redazione

Recent Posts

Biennale di Lione 2026: Arte e Innovazione per un’Economia Senza Mercato

Nel cuore di Lione, a pochi passi dai suoi celebri traboules, prende vita una rivoluzione…

12 ore ago

I Figli della Scimmia: le suggestive location del film con Riccardo Scamarcio premiato a Venezia 2026

Riccardo Scamarcio, con uno sguardo intenso, incarna un uomo che combatte per non perdere la…

12 ore ago

Gibellina Risorge con le Cinque Torri d’Acciaio di Pietro Fortuna: Arte Contemporanea davanti alla Chiesa Madre

Nel 1968, il terremoto del Belice cancellò Gibellina dalle mappe, riducendo la città a un…

14 ore ago

Effe Minelli: lo scultore di Torre del Greco che plasma arte ai piedi del Vesuvio

La scultura ti ferma, ti cattura lo sguardo, dice Effe Minelli, al secolo Fabio Cirillo.…

14 ore ago

Alla Scoperta dei 7 Piccoli Musei d’Italia sull’Acqua: Dai Canali Veneti alla Tonnara di Stintino

“Acqua e sudore”: così si potrebbe riassumere una parte nascosta dell’Italia, fatta di fiumi, laghi…

16 ore ago

Nuova rotta diretta Italia-Isole Faroe: viaggio da sogno dall’estate 2027 con Atlantic Airways

Per anni, volare dall’Italia alle Isole Faroe è stato un vero rompicapo. Tra scali infiniti…

16 ore ago