Enrico Tealdi fissa lo sguardo su paesaggi che sembrano sospesi tra realtà e sogno. Nato a Cuneo nel 1976, ha fatto della pittura un viaggio nel tempo, dove statue consumate e orizzonti sfumati si intrecciano senza confini netti. Il suo studio, nascosto nella quiete della campagna piemontese, è un crocevia di memorie familiari e storie non dette, un luogo dove l’assenza diventa tangibile e l’essenza supera ogni forma. Qui, le sue immagini non raccontano solo ciò che c’è, ma soprattutto ciò che manca, lasciando spazio a un silenzio carico di significato.
Per Tealdi, restare a Cuneo non è stata una scelta casuale. Dietro c’è molto: condizioni personali e familiari difficili che lo hanno spinto a costruirsi una vita autonoma, facendo dell’arte una necessità senza compromessi. In un periodo in cui la famiglia non poteva sostenerlo economicamente, la pittura è stata la strada da seguire con serietà e disciplina. Insegnare è diventato un modo per sopravvivere e per tessere una rete fatta di incontri, viaggi e confronti.
La cascina che ospita il suo studio non è solo un luogo fisico, ma un archivio di storie e lotte familiari. La bisnonna, emigrata e poi difensora della casa dopo la crisi del ’29, ha lasciato un segno profondo nella sua vita. Quella dimora è un rifugio dell’anima, custode di memorie che alimentano la sua ispirazione e modellano la sua identità artistica. Non un ricordo malinconico, ma un appoggio che tiene vivo un legame sottile con il passato.
Cuneo, a circa novanta chilometri da Torino, è un centro culturale modesto, pieno di contraddizioni. Mancano gallerie dedicate all’arte contemporanea, ma non manca l’interesse: ci sono istituzioni che spingono per mostre e progetti, e collezionisti come quelli della collezione La Gaia che dimostrano una passione nascosta ma viva.
Il carattere riservato e discreto tipico del Piemonte tiene nascosta questa curiosità intellettuale, che però fatica a tradursi in visibilità pubblica. Così Cuneo resta un terreno in parte vergine, bisognoso di una guida capace di far emergere potenzialità ancora dormienti. Per un artista come Tealdi, questo contesto definisce il rapporto con il territorio, mettendo in luce tensioni e bisogni di una provincia che vuole crescere senza perdere se stessa.
Torino è stato per Tealdi un punto di riferimento importante durante la formazione, un luogo dove ampliare gli orizzonti e stringere legami con la scena contemporanea. Se un tempo era necessario muoversi fisicamente per partecipare a eventi e workshop, oggi il digitale aiuta ma non può sostituire il confronto diretto.
L’artista sottolinea l’importanza della presenza reale, del dialogo faccia a faccia con altri creativi e operatori culturali. L’isolamento, anche se mediatico, rischia di diventare una trappola. Partecipare a residenze, mostre collettive e laboratori è fondamentale per costruire una rete di stimoli e sostegno. Anche vivendo in provincia, il continuo movimento verso altri luoghi permette di sviluppare una visione più ampia e un confronto fertile.
Nel suo ruolo di insegnante al liceo artistico di Cuneo, Tealdi mette al centro il valore della disciplina e della costanza. Con i ragazzi spesso quindicenni, cerca di far capire che il talento non è un dono che arriva da solo, ma va coltivato con impegno.
Senza puntare troppo sulla propria carriera artistica, vuole trasmettere che la creatività non è solo ispirazione o poesia, ma soprattutto lavoro quotidiano, studio e concentrazione. I piccoli progetti espositivi locali sono un’occasione per gli studenti di imparare tutto il percorso, dal laboratorio alla mostra, dando loro un’esperienza concreta e professionale.
Le opere di Tealdi non cercano di riprodurre la realtà così com’è, ma di catturare tracce di tempo, emozioni e storie che si imprimono negli spazi e nei volti. Più che ritrarre la campagna intorno, la sua pittura crea un’atmosfera sospesa, fatta di spazi indefiniti e immagini che si dissolvono, come ricordi sedimentati. L’onirico si mescola al tema del dissolversi, del scolorirsi e del consumarsi, evocando un’assenza che però si fa sentire.
Paesaggi muti e statue consumate diventano simboli di un passato tangibile ma sfuggente. La memoria dei luoghi attraversa le tele come un filo invisibile che lega passato e presente. La pittura di Tealdi si muove su questo confine, invitando chi guarda a una lettura attenta, a cercare un significato oltre ciò che si vede.
Il suo studio a Cuneo resta il cuore di questa ricerca, non solo come luogo tecnico, ma come spazio che conserva e rimanda le energie di una storia familiare, di un territorio interiore e di un percorso artistico costruito giorno dopo giorno con passione e determinazione.
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