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Galleria Ricci Oddi di Piacenza: il museo rinnovato apre al pubblico dopo i lavori finanziati dai cittadini

Un anno di lavori, porte aperte a sprazzi, e una nuova luce per la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza. Non è stato un semplice restauro: l’edificio, quasi centenario, mostrava il peso del tempo. Le pareti e gli spazi avevano bisogno di respirare, di una riorganizzazione che permettesse alle opere di dialogare meglio con chi le osserva. Così, mentre altri musei restavano chiusi, qui si è scelto di non fermarsi del tutto, garantendo un accesso parziale ma costante. Da fine aprile, la galleria si presenta rinnovata, con un allestimento che racconta la collezione in modo più armonico, seguendo la visione della direttrice Lucia Pini.

Lissoni & Partners restituiscono l’anima originaria di Arata

Il restyling è frutto di un progetto firmato dallo studio milanese Lissoni & Partners, che ha lavorato gratuitamente a partire dalla primavera 2023. Più di mille metri quadrati e ventidue sale sono state coinvolte nel riallestimento. L’obiettivo era uno solo: riportare alla luce la forma originale e la sobrietà pensate da Giulio Ulisse Arata, l’architetto che nel 1931 disegnò la Galleria per ospitare la collezione di Giuseppe Ricci Oddi.

Il cuore dell’edificio è un grande panopticon centrale, un ambiente studiato per offrire una visione ampia e controllata, illuminata da luce zenitale naturale. Un’idea avveniristica per l’epoca, che ancora oggi valorizza gli spazi. Nel restauro si è guardato al progetto originale, recuperando dettagli spesso trascurati e curando materiali e funzionalità. Il risultato sono ambienti più ariosi, pronti ad accogliere l’arte con un linguaggio contemporaneo.

Giuseppe Ricci Oddi, aristocratico piacentino tra Ottocento e Novecento, ha lasciato in eredità non solo la sua collezione, ma anche questo edificio costruito ad hoc. Un modello di museo privato donato alla città, raro in Italia e fondamentale per la storia dell’arte in Emilia-Romagna.

La collezione Ricci Oddi: dal paesaggio all’arte moderna con il Klimt che fece storia

La collezione spazia dalla metà dell’Ottocento agli anni Trenta del Novecento. Non è una raccolta casuale, ma il frutto del gusto personale del fondatore, con una predilezione per paesaggi e figure. Tra i capolavori più noti ci sono “Pecore tosate” di Francesco Filippini e “Dopo Novara” di Gaetano Previati.

Oggi il museo conserva più di mille opere, di cui circa 210 esposte nel percorso permanente, grazie a una rotazione più fluida introdotta dal nuovo allestimento. Tra gli artisti presenti figurano nomi come Giuseppe Pellizza da Volpedo, Carlo Carrà, Umberto Boccioni, Medardo Rosso, Felice Casorati, Federico Zandomeneghi e Gaetano Previati.

Ma il pezzo forte resta il “Ritratto di signora” di Gustav Klimt. Un dipinto che ha vissuto una storia da romanzo: rubato nel 1997, è stato ritrovato nel 2019 dentro una busta per la spazzatura. Un episodio che ha riportato sotto i riflettori un’opera amatissima dagli appassionati di tutto il mondo.

La comunità di Piacenza protagonista del rilancio della galleria

Il restauro e il nuovo allestimento sono costati circa mezzo milione di euro, interamente coperti da donazioni di ventiquattro realtà locali: aziende, associazioni di categoria e persino un gruppo di ex studenti di un liceo del ’70. Un segnale chiaro di quanto la galleria sia nel cuore della città.

Massimo Toscani, presidente della Fondazione Ricci Oddi, ha sottolineato questo legame speciale tra museo e comunità. Per rinsaldarlo, la direttrice Lucia Pini ha dedicato una sala agli artisti locali, valorizzando il talento del territorio. Durante la riapertura, l’ingresso gratuito è stato esteso a una settimana, seguendo la tradizione voluta dallo stesso Ricci Oddi e invitando sempre più cittadini a entrare.

Cambio al vertice e nuovi progetti per il futuro

Il 2024 porta con sé anche un cambio ai vertici della Galleria. Massimo Toscani, subentrato dopo le dimissioni anticipate di Jacopo Veneziani, conclude il suo mandato insieme all’intero Consiglio direttivo. In questi due anni, la Galleria ha registrato entrate superiori ai 700mila euro, grazie anche a eventi di rilievo e progetti importanti, come il prestito del “Ritratto di signora” in Corea del Sud.

Questa operazione ha fruttato al museo circa 200mila euro, dimostrando come una buona gestione e la valorizzazione di opere di richiamo possano fare la differenza. Chi prenderà il testimone erediterà non solo una Galleria rinnovata, ma anche una solida base economica e una comunità pronta a sostenere il suo futuro.

Redazione

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