Mentre Venezia brulica di visitatori per la Biennale Arte, Palazzo Molin Querini si trasforma in un rifugio nascosto per l’arte contemporanea italiana. Cinquanta artisti, nessuno sotto i riflettori delle grandi istituzioni, si fanno spazio tra le calli e i canali, raccontando una Venezia meno sbandierata ma pulsante di vita vera. Non una mostra qualunque, ma un dialogo diretto con la città che li ospita, un invito a scoprire l’arte fuori dai circuiti ufficiali. Kunsthaus Paradiso non vuole solo esporre: mira a lasciare un’impronta autentica, un segno tangibile nel cuore della laguna.
Kunsthaus Paradiso non è nato dal nulla. Le sue radici affondano nel 2012, quando a Milano la curatrice Caroline Corbetta diede vita a Crepaccio, un progetto culturale che animava una vetrina su strada in un quartiere multietnico, aperta all’arte emergente italiana. Quando il ristorante Carpaccio, che ospitava quella vetrina, chiuse, il progetto si reinventò, diventando il Crepaccio Instagram Show, sfruttando i social per mantenere vivi scambi e visibilità.
La svolta arrivò con il Padiglione Crepaccio alla Biennale Arte 2013, una collaborazione con Yoox che univa arte e mercato in modo innovativo. Da lì è cresciuto Kunsthaus Paradiso, che dal 4 al 31 maggio 2026 trasformerà Palazzo Molin Querini in un luogo di incontri e opere, mettendo al centro la vita artistica di Venezia, lontano dai riflettori delle grandi istituzioni.
La Biennale Arte 2026 presenta un dato sorprendente: quasi nessun artista italiano tra gli eventi principali. Un segnale che riflette la marginalità della scena artistica veneziana rispetto ai grandi circuiti internazionali. Venezia è un caso a sé, una città con una vitalità culturale spesso nascosta sotto il peso di grandi istituzioni che fanno sistema a sé, lasciando poco spazio agli artisti locali e agli spazi indipendenti.
La città ospita oltre trenta spazi indipendenti, una rete fatta di studi, collettivi e creativi che intrecciano musica, cinema, architettura e letteratura. Ma tutto questo fermento fatica a emergere nella narrazione ufficiale, soffocato dal turismo di massa e da politiche culturali concentrate su grandi nomi e eventi di grande richiamo.
Kunsthaus Paradiso si propone come un rifugio, una casa aperta per artisti italiani e stranieri che hanno scelto Venezia come casa. Palazzo Molin Querini diventa così un laboratorio vivo, un punto di riferimento per una cultura contemporanea che guarda sia al locale sia all’internazionale.
La scelta di Palazzo Molin Querini, nel cuore di Cannaregio, non è casuale. Questo palazzo storico, mai prima aperto a eventi di questo tipo, offre un ambiente raccolto e intimo, perfetto per il progetto. I due grandi saloni all’ingresso sono quasi vuoti, pronti a ospitare le opere di cinquanta artisti e a diventare il centro di un organismo artistico vivo.
L’idea è trasformare il palazzo in una “casa nella casa”, un luogo dove la cultura contemporanea si sente a casa e i visitatori sono accolti come ospiti. La presenza costante della curatrice Caroline Corbetta, che vivrà il palazzo per tutta la durata della mostra, rafforza il senso di comunità. Il cartello “The curator is present” è un invito chiaro a un dialogo diretto tra pubblico e artisti.
La casa è aperta 12 ore al giorno, con un calendario ricco di incontri, workshop, performance e reading poetici organizzati da collettivi. Il progetto resta così dinamico e in continua evoluzione, coinvolgendo anche scuole di curatela e dando spazio alla sperimentazione.
Importante anche la collaborazione con Venice International Foundation, impegnata nella tutela del patrimonio UNESCO. La fondazione sostiene un progetto che va oltre la cartolina turistica, mettendo l’arte contemporanea al centro di un percorso di valorizzazione e rigenerazione culturale della città.
Questo dialogo tra passato e presente, tra conservazione e innovazione, disegna una politica culturale di respiro ampio. Venezia non è solo un museo da visitare, ma un organismo da abitare e far vivere. Kunsthaus Paradiso diventa così un atto politico, un segnale forte che riconosce la fragilità della comunità artistica locale e la necessità di sostenerla.
L’obiettivo è incidere sul tessuto sociale e culturale della città, creando sinergie tra istituzioni, artisti e pubblico, sfidando le dinamiche di isolamento che si sono consolidate negli anni. La curatrice insiste sull’importanza di fare squadra, per evitare che Venezia resti solo un palcoscenico temporaneo e distante per l’arte contemporanea.
La mostra inaugura il 4 maggio e resta aperta fino al 31, con una selezione ampia di artisti e collettivi, diversi per linguaggi e origini, ma uniti dalla scelta di vivere e lavorare a Venezia. Tra i protagonisti, nomi come Thomas Braida, Fabio De Meo, Caterina Rossato e il collettivo Scafandra, oltre a molti protagonisti della scena indipendente locale.
Il calendario prevede reading di poesia, performance dal vivo e incontri pensati per creare momenti di scambio autentico. La presenza costante della curatrice permette di intervenire e modificare il progetto anche durante il suo svolgimento.
L’ingresso è su prenotazione, con apertura dalle 10 alle 22 per garantire una fruizione ampia e flessibile. Kunsthaus Paradiso vuole aprire una nuova strada nel rapporto tra artisti e pubblico, nel cuore di Venezia, dove la cultura si vive e si abita ogni giorno, non si guarda solo da lontano.
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