
Ad Arzignano, nella galleria Atipografia, la luce e l’ombra non si limitano a esistere: si sfidano. La mostra L’ombra delle lucciole cattura subito lo sguardo, affondando nel cuore pulsante della pittura contemporanea. Non si tratta di un semplice gioco tra chiaro e scuro, ma di un intreccio delicato e profondo. Una lucciola illumina appena la scena, mentre l’ombra che la circonda sembra avvolgerla con un abbraccio silenzioso. Le opere, diverse per stile e tecnica, parlano tra loro e con chi le osserva, rivelando una tensione poetica che sfugge a una lettura superficiale. Qui la luce non vince sull’ombra, né viceversa: convivono, si cercano, si sfidano. E chi guarda è chiamato a entrare in questo mistero, a cogliere ciò che si nasconde dietro il contrasto evidente.
L’ombra delle lucciole: la luce e l’ombra come non le avete mai viste
La mostra, curata da Alfonso Cariolato e Luigi de Marzi, propone qualcosa di più di un tradizionale chiaroscuro. Qui non si tratta di contrapporre luce e ombra, ma di esplorare uno “spazio terzo”, dove questi due elementi si fondono e diventano realtà insieme. Gli artisti, ciascuno con la propria tecnica — dalla pittura classica alla penna su carta, fino all’encausto — costruiscono effetti di luce studiati per confondere lo sguardo e aprire nuovi modi di percepire. L’intento è chiaro: trasformare la pittura in un’epifania, dove la luce non è solo un fenomeno naturale, ma il “fiat lux” originario, la scintilla che dà vita al mondo.
La scelta di evitare una rappresentazione netta e figurativa punta a trasmettere un’energia più astratta, ma carica di significato. La luce delle lucciole, che in natura è un segno di vita e desiderio, diventa qui simbolo di instabilità e cambiamento, ma anche di attrazione irresistibile. Lo spettatore viene così invitato a un viaggio che va oltre l’estetica, fino a sfiorare il terreno della riflessione filosofica sul movimento nascosto dentro le immagini.
Artisti e tecniche: come nasce la tensione tra luce e ombra
La mostra prende forma nelle mani di quattro artisti che mettono in scena questa fragile convivenza. Marco Tirelli, romano classe 1956, usa tempera acrilica e inchiostro per creare spazi e forme sospesi tra figurazione e astrazione metafisica. Le sue ombre non sono semplici dettagli, ma elementi vivi che danno forma a ambienti mentali, quasi strumenti per pensare con gli occhi. La sua pittura ci porta in un universo dove la luce modella lo spazio senza definirlo mai del tutto.
Loes van Roozendaal, giovane artista olandese, lavora con olio e acrilico ma spinge più in là la complessità, frammentando la realtà fino a farla diventare quasi un mosaico di astrazioni. Avvicinandosi ai suoi quadri, ciò che sembra chiaro si scompone, capovolgendo il modo tradizionale di vedere luce e ombra.
Silvia Inselvini, bresciana nata nel 1987, ha scelto la penna a sfera come strumento principale, lavorando su carta e gesso con stratificazioni fitte e insistite. Il suo tratto si perde quasi, lasciando una sensazione sospesa tra presenza e assenza. Le sue opere, spesso raccolte in libri d’artista come Notturni , sprigionano un’atmosfera intima, quasi mistica, fatta di pieni e vuoti carichi di senso.
Infine, Mats Bergquist di Stoccolma, classe 1960, si muove con l’encausto per sondare i limiti del monocromo e della bidimensionalità. Le sue opere richiamano il minimalismo e le icone astratte di Malevich, invitando a riflettere sull’interazione tra oggetto, luce e ombra. Le ombre nascono dalla materia stessa e diventano parte integrante del quadro, spostando il focus dall’immagine alla percezione, distorta e amplificata.
Atipografia e il fermento dell’arte contemporanea in provincia di Vicenza
L’ombra delle lucciole non è un caso isolato. Fa parte di una programmazione più ampia di Atipografia, che dalla fine del 2023 ha lanciato una serie di mostre dedicate all’uomo e al suo rapporto con l’arte contemporanea. La galleria si propone come un modello virtuoso, portando avanti la sperimentazione anche fuori dai grandi centri urbani.
Il territorio vicentino, con realtà come Filanda a Trissino e Fondazione Bonollo a Thiene, dimostra una vitalità notevole nel sostenere proposte culturali capaci di confrontarsi con il panorama nazionale e internazionale. Qui, portare avanti progetti espositivi complessi è una sfida che la provincia raccoglie con determinazione, vedendo nella periferia un’occasione per coltivare un’arte meno convenzionale e più riflessiva.
Atipografia conferma così il suo ruolo di spazio di dialogo tra artisti e pubblico, dove il territorio diventa parte attiva di una conversazione sull’immaginario contemporaneo e i suoi molteplici orizzonti. La mostra, con la sua attenzione a luce, ombra e contrasti, si traduce in una proposta culturale capace di arricchire il tessuto locale e stimolare nuove letture estetiche e sociali.
