Trent’anni fa, una scarica di chitarre distorte e urla di rabbia scuoteva la scena musicale italiana. Era “Il vile”, l’album che i Marlene Kuntz lanciarono nel 1994, segnando un’era nuova per il rock alternativo nel nostro Paese. Due anni dopo “Catartica”, la band torinese riuscì a trasformare la rabbia in poesia sonora, e quel suono potente ancora oggi non lascia indifferenti. Nel 2024, il ritorno dei Marlene non è solo nostalgia: è un tour che attraversa l’Italia, una ristampa illustrata e due serate sold out nel cuore di Torino, all’Hiroshima Mon Amour.
Uscito esattamente trent’anni fa, “Il vile” ha definito l’identità sonora dei Marlene Kuntz e ha portato il noise rock sotto i riflettori in Italia, un genere allora ancora poco battuto. L’album ha saputo bilanciare la forza brutale delle distorsioni con testi intensi e misteriosi, costruendo un percorso musicale unico nel nostro panorama.
Con il passare del tempo, “Il vile” è diventato un classico, tanto da essere inserito da Rolling Stone tra i cento migliori album italiani di sempre. I testi raccontano la fragilità dell’essere umano di fronte alla paura e alla codardia, temi che continuano a colpire pubblico e critica, mantenendo vivo il fascino dell’album.
Nel 2024, la band ha ripreso in mano questo capolavoro con una serie di concerti in tutta Italia, che si chiuderanno a Bari il 18 aprile. A Torino, le date dell’8 e 9 aprile all’Hiroshima Mon Amour sono andate subito sold out, confermando l’attaccamento dei fan a questo pezzo di storia musicale.
Il ritorno dei Marlene Kuntz sul palco dell’Hiroshima Mon Amour è stato un evento per i fan di vecchia data e per chi segue da sempre la musica italiana. Questo locale, che nel tempo è diventato una sorta di seconda casa per la band, non è solo un palco ma anche un luogo di creatività, come dimostra la presenza nel film “Tutta colpa di Giuda” di Davide Ferrario, girato proprio qui nel 2009.
Le due serate torinesi sono state un viaggio dentro “Il vile”. L’atmosfera si è costruita fin dall’inizio con un’introduzione intima, fatta di pianoforte e cori femminili, che ha preparato il pubblico alla carica elettrica che sarebbe arrivata subito dopo con l’apertura affidata a “3 di 3”. L’energia sul palco è stata palpabile fin dai primi accordi.
Accanto a Cristiano Godano, sul palco c’erano Riccardo Tesio alla chitarra, Luca Lagash al basso e Sergio Carnevale alla batteria, uno dei fondatori dei Bluvertigo. La presenza di Carnevale ha dato un tocco di autenticità in più, rafforzando il legame tra i musicisti.
La scenografia luminosa ha fatto la sua parte, con luci rosse e neon a formare il titolo dell’album, calando il pubblico nelle atmosfere cupe e taglienti di “Il vile”. La scaletta ha seguito quasi per intero l’album, escludendo solo “E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare”, ma senza perdere nulla della sua forza.
Durante le serate torinesi, i Marlene Kuntz hanno dimostrato un affiatamento e una forza scenica impressionanti, mantenendo intatta la potenza che ha reso “Il vile” un punto di riferimento. Brani come “Retrattile”, “Come stavamo ieri” – proposta in una versione più essenziale – “Overflash” e “Ape Regina” si sono susseguiti con crescente intensità, fino al finale con la traccia che dà il nome all’album.
Il pubblico ha risposto con entusiasmo a ogni pezzo, partecipe e coinvolto in una scalata di emozioni. Dopo aver suonato l’album, la band ha aggiunto due brani da “Catartica”: “Sonica” e “Nuotando nell’aria”, rivisitati con vigore, seguiti da “La mia promessa” e “Cara è la fine” da “Che cosa vedi”.
A chiudere questa prima parte ci ha pensato “Festa mesta”, eseguita con forza e capace di scatenare un pogo coinvolgente. I Marlene Kuntz hanno mostrato che, anche dopo trent’anni, la loro musica resta fresca e vibrante, senza mai perdere energia o cadere nella ripetizione.
Dopo una breve pausa, la band è tornata sul palco per l’encore, regalando al pubblico momenti di dolcezza con “Infinità” e “Lieve”, pezzi tratti rispettivamente da “Ho ucciso Paranoia” e “Catartica” .
Il concerto si è chiuso con una carica emotiva forte grazie alla cover di “How Soon Is Now?” degli Smiths, suggellando un live di oltre un’ora e mezza ricco di energia e sentimenti. Il pubblico, esausto ma carico, ha applaudito una band che, dopo tutti questi anni, continua a mettere passione nella sua musica, mantenendo un legame profondo con chi li segue.
Questo tour non celebra solo un album, ma un pezzo di storia del rock italiano. I Marlene Kuntz hanno dimostrato di sapersi rinnovare senza perdere la propria identità, conquistando un posto di rilievo nel panorama musicale tra città e palchi che raccontano ancora la loro storia.
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