Firenze, Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati: è qui che, in questi giorni, è stato presentato un un nuovo standard destinato a rivoluzionare la gestione del patrimonio culturale italiano. Non è la solita promessa vaga, ma una proposta concreta, verificabile, che mette fine all’idea del bene culturale come semplice “tesoro da conservare”. Ora si parla di un approccio integrato, che coniuga tutela, fruizione e sostenibilità economica. Non solo parole, ma una certificazione reale, pensata per amministrazioni pubbliche, associazioni ed enti privati. Finalmente, il patrimonio culturale italiano potrà essere gestito con regole chiare, trasparenti e condivise.
La certificazione SGPI01:2024 è un sistema innovativo, promosso da Certiquality insieme agli Stati Generali del Patrimonio Italiano . Con il sostegno della Regione Toscana, si rivolge a tutti i soggetti che possiedono o gestiscono beni culturali e paesaggistici: enti pubblici, privati, associazioni, imprese. Al centro di questa certificazione c’è un modello di gestione che va ben oltre il semplice rispetto delle leggi. Parliamo di un sistema che copre la gestione quotidiana, la conservazione a lungo termine e la valorizzazione economica, con un’attenzione particolare alla sicurezza e all’accessibilità. La trasparenza e il controllo sono garantiti da CQY, un ente indipendente che effettua verifiche con esperti del settore.
La certificazione introduce un metodo condiviso che permette di inserire ogni bene culturale in procedure standardizzate, pensate per tutelarne l’identità storica e culturale, senza limitarne la funzione a una semplice custodia passiva. L’obiettivo è supportare i gestori nel creare valore nel tempo, migliorando l’organizzazione e la trasparenza contabile. In un Paese come l’Italia, con un patrimonio vastissimo, dove la gestione pubblica spesso non basta, questo standard può fare la differenza.
Oggi il sistema si basa soprattutto sul vincolo ministeriale previsto dall’articolo 42 del Codice dei Beni Culturali, che affida alle Soprintendenze la custodia del patrimonio. Ma spesso manca un approccio integrato, soprattutto sul fronte della sostenibilità economica. Qui entra in gioco la certificazione SGPI01:2024, che colma questa lacuna unendo tutela, fruizione e sostenibilità in un’unica visione operativa.
Con questo nuovo standard si punta a una cultura della responsabilità e dell’efficienza: i gestori non devono limitarsi a salvaguardare i beni, ma anche cercare risorse finanziarie, creare occasioni di fruizione in sicurezza e aumentare la trasparenza nelle scelte. È un cambio di passo necessario, soprattutto dopo leggi come “Italia in Scena”, che puntano a coinvolgere di più il settore privato e a trovare fondi aggiuntivi per il patrimonio.
Durante la presentazione a Firenze, è stato sottolineato come la sostenibilità economica sia fondamentale per garantire la tutela nel tempo: senza risorse certe, il rischio è il degrado o una gestione approssimativa. Per questo la certificazione non riguarda solo la conservazione, ma prescrive processi e sistemi per migliorare la governance e trasformare il patrimonio in un motore di sviluppo locale.
Chi sceglierà di adottare la certificazione SGPI01:2024 potrà contare su benefici reali, sia economici che istituzionali. Non è una semplice etichetta, ma un riconoscimento ufficiale della qualità gestionale, che facilita l’accesso a finanziamenti pubblici e privati, donazioni e collaborazioni strategiche. Inoltre, migliorare l’organizzazione aiuta a valorizzare l’immagine del territorio, rafforzandone l’attrattiva turistica e culturale.
Il sistema non si concentra sul singolo bene, ma su tutti i processi che ne regolano la vita amministrativa e tecnica. È un modo di lavorare più moderno, che include aspetti come la sicurezza dei visitatori, l’accessibilità universale e la gestione del rischio, temi sempre più importanti nei piani di valorizzazione.
L’Assessore alla Cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti, ha definito la certificazione un passo fondamentale, che lega sostenibilità economica, conservazione e fruibilità, sottolineando il valore dei controlli esterni e indipendenti per assicurare la qualità della gestione. Ora la diffusione di questo modello dipende dalla volontà di enti pubblici e privati di investire in una visione strategica del patrimonio.
Questa nuova certificazione risponde a una necessità storica del sistema culturale italiano: rendere il patrimonio più accessibile e ben gestito, evitando che i limiti economici e organizzativi ne compromettano la tutela. Il progetto parte dalla Toscana ma punta a diventare un punto di riferimento nazionale, alzando gli standard di conservazione e valorizzazione in tutta Italia.
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