Nel centro di Sesto Calende, un edificio rurale abbandonato ha ritrovato nuova vita. Spazio Luce non è un museo qualunque: è uno spazio pulsante, pensato per ospitare mostre temporanee e dare voce ai giovani artisti emergenti. Dietro questo progetto c’è la volontà di celebrare l’eredità di Giancarlo Sangregorio, scultore di rilievo del secondo Novecento italiano, e di rafforzare il legame tra la sua Fondazione e il territorio varesino. Così, tra muri antichi e idee fresche, prende forma un luogo dove il passato si fonde con la creatività di oggi.
Il cuore di Spazio Luce è il recupero di un edificio rurale storico, trasformato dalla Fondazione Giancarlo Sangregorio in uno spazio moderno e funzionale. Non si è trattato solo di un restauro estetico: l’immobile è stato ripensato per accogliere esposizioni contemporanee, progetti innovativi e attività culturali. La scelta di questa sede vuole unire le radici locali a una visione aperta sull’arte di oggi, facendo di Sesto Calende un punto di riferimento culturale nel Varesotto. Un esempio concreto di come recuperare patrimoni edilizi meno noti possa dare nuova linfa alla vita artistica del territorio.
Situato in via Cocquo 19, Spazio Luce è pronto a ospitare eventi diversi: da mostre temporanee a workshop per giovani creativi. Uno spazio versatile che integra l’offerta della Fondazione, proseguendo un lavoro di promozione artistica già avviato da tempo. Qui emergono nuovi talenti e si aprono dialoghi con il pubblico, stimolando la partecipazione della comunità. Il restauro ha valorizzato non solo l’edificio, ma anche l’area circostante, che potrà beneficiare di un maggior afflusso di visitatori e appassionati.
Spazio Luce ha aperto con “Incontri. Da Fontana a Baj, da Rotella a Mondino. Una collezione svelata”, una mostra curata da Lorella Giudici. Sono esposte 34 opere tratte dalla collezione privata di Giancarlo Sangregorio, con pezzi di artisti come Lucio Fontana, Enrico Baj, Mimmo Rotella e Aldo Mondino. L’idea è raccontare non solo la varietà dello stile artistico italiano del secondo Novecento, ma anche i legami personali e professionali che hanno animato il fondatore della collezione. La mostra rimane aperta fino al 27 settembre 2026, offrendo uno sguardo approfondito su un’epoca decisiva per l’arte italiana.
Le opere sono disposte per mettere a confronto i diversi linguaggi e i momenti chiave di quegli anni, restituendo la vivacità culturale di quel periodo. Tra i lavori spiccano pezzi dal forte valore affettivo, come “Il Vento” di Arturo Martini e la litografia “Donne con la collana” di Massimo Campigli. Una scelta che conferma come la collezione intrecci la storia personale di Sangregorio con quella dell’arte nazionale. La mostra vuole essere una narrazione visiva, capace di stimolare riflessioni sulle correnti artistiche e sulle relazioni tra colleghi.
Giancarlo Sangregorio ha costruito la sua carriera intrecciandosi con i protagonisti dell’arte italiana del secondo Novecento. La sua attività espositiva è stata spesso occasione di scambi e incontri con artisti di rilievo, da cui è nata la sua collezione privata. Sangregorio coltivava legami personali e creativi con figure come Maria Luisa de Romans, sua compagna e prima alleata, e con artisti del calibro di Lucio Fontana, Enrico Baj e Vittore Frattini. A Sesto Calende e dintorni si confrontava con altri artisti, creando un ambiente ricco di stimoli culturali.
Le collaborazioni spesso si traducevano in progetti originali, come i concerti di pietre con Pietro Pirelli o le iniziative ad Albissola Marina promosse dall’amico Sergio Dangelo. Un impegno che andava oltre la semplice produzione artistica, spaziando verso forme di arte interdisciplinare. Anche la scelta delle opere raccolte rifletteva legami affettivi, con pezzi carichi di significato e valore simbolico. Questi rapporti sono evidenti nelle scelte curate per la mostra “Incontri”.
Lorella Giudici, curatrice della mostra inaugurale di Spazio Luce, definisce la collezione Sangregorio come una testimonianza preziosa di un’epoca artistica. Oltre cento opere di artisti famosi raccontano amicizie, rispetto e collaborazioni tra figure di rilievo internazionale. Per Giudici, la raccolta non è solo un insieme di opere d’arte, ma un archivio vivo che ripercorre le relazioni che hanno segnato la vita di un artista e il panorama culturale italiano dal dopoguerra agli anni Settanta.
La mostra vuole mettere in luce la varietà dei linguaggi, la nascita di nuovi stili e il tentativo di raccontare tempi complessi attraverso simboli e contenuti sociali. Il percorso espositivo mostra la tensione tra memoria personale ed espressione pubblica, caratteristica di molti protagonisti di quegli anni. Attraverso le opere, si ricostruisce un intreccio di riferimenti e incontri che ha segnato la scena artistica contemporanea. La scelta di presentare tutto nel contesto raccolto di Spazio Luce permette di rivivere il fermento creativo di quel periodo.
Spazio Luce punta a diventare un centro di riferimento per la promozione dell’arte contemporanea a Sesto Calende e oltre. La struttura offre una programmazione vivace, aperta a collaborazioni con giovani artisti e realtà culturali diverse. Il nuovo spazio conferma la missione della Fondazione Giancarlo Sangregorio, diventando un laboratorio di sperimentazione e un punto di incontro per il pubblico.
La strategia culturale si basa su mostre temporanee, workshop, incontri tematici e laboratori didattici, coinvolgendo attivamente la comunità. Grazie a questa varietà di eventi, Spazio Luce mira a costruire una rete culturale capace di rilanciare l’interesse per l’arte contemporanea. L’inaugurazione è solo il primo passo di un percorso che coinvolgerà cittadini e visitatori da altre province, contribuendo anche a un rilancio turistico-culturale del territorio.
L’apertura conferma l’impegno della Fondazione nel conservare e diffondere l’eredità artistica di Giancarlo Sangregorio, con uno sguardo moderno e inclusivo sull’arte. La sfida ora è trasformare Spazio Luce in un punto di riferimento stabile per le arti visive, sempre attento alle nuove tendenze e ai giovani creativi. Il 2026 si apre così con una concreta opportunità per la cultura lombarda.
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