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Nuova Fondazione per l’Arte Contemporanea in Spagna: Il Racconto Esclusivo del Collezionista Gabriel Calparsoro

Gabriel Calparsoro, un nome che fino a poco tempo fa circolava tra addetti ai lavori, ora si impone sulla scena culturale spagnola. A San Sebastián, questo collezionista d’arte ha deciso di smettere di osservare da lontano e di agire. La Fondazione Calparsoro, la sua nuova creatura, ha debuttato a Madrid nel Museo Lázaro Galdiano con un evento di rilievo: l’esposizione di un’opera di Isaac Julien, uno dei più influenti videoartisti britannici. Non è solo una mostra. Dietro c’è un progetto ambizioso, fatto per tessere relazioni tra artisti, istituzioni e pubblico. Un tentativo di trasformare il collezionismo in una vera piattaforma di dialogo culturale, capace di superare la semplice raccolta di opere.

Fondazione Calparsoro: un debutto col botto a Madrid

La Fondazione nasce con un obiettivo preciso: aprire al pubblico una collezione privata di alto livello, offrendo così un patrimonio artistico fino a oggi poco accessibile. Per il primo evento si è scelto il Museo Lázaro Galdiano di Madrid, un luogo ricco di storia e arte, che spazia dal Gotico al Novecento. Qui è stata ospitata l’installazione video “Once Again… ” di Isaac Julien, commissionata nel 2022 dalla Barnes Foundation di Filadelfia. L’opera, lunga circa mezz’ora, affronta il valore dell’arte africana nelle collezioni occidentali, mettendo al centro il peso del colonialismo culturale e le sue ripercussioni sulle minoranze etniche e sociali. Una mostra che rispecchia in pieno la visione di Calparsoro, che predilige un’arte carica di contenuti critici e significati politici.

Gabriel Calparsoro: dalla passione al collezionismo consapevole

Gabriel Calparsoro racconta di aver scoperto l’arte contemporanea alla fine degli anni Ottanta, durante un soggiorno a New York per studi post-laurea. In un momento difficile della sua vita, l’arte è stata per lui una vera ancora, un modo per capirsi e capire il mondo. Da allora è nata una passione profonda, che si è tradotta in una selezione di opere mirata e intensa, focalizzata su temi sociali spesso ignorati, come le discriminazioni di genere o le minoranze etniche. La sua collezione conta circa 180 pezzi, ma non è una questione di quantità: Calparsoro punta a scegliere opere che parlino sia al cuore sia alla mente. Tra gli artisti raccolti ci sono nomi importanti come Nan Goldin, Adam Pendleton, Glenn Ligon e diversi talenti emergenti provenienti da ogni parte del mondo.

Una fondazione che punta sull’inclusione e sul dialogo

La Fondazione Calparsoro vuole superare i modi tradizionali di fruire l’arte. Con il sostegno di Gabriel e del suo compagno, ha messo in piedi progetti che mettono in relazione l’arte con temi di inclusione sociale, rivolgendosi a persone con disabilità, gruppi emarginati, detenuti e studenti. L’idea è creare un dialogo autentico, basato sul senso delle opere e sul loro potere di stimolare riflessioni sulla società di oggi. Non si cercano effetti spettacolari o mediatici, ma un impatto reale, simile a quello che l’arte ha avuto nella vita di Calparsoro stesso. Questa attenzione all’aspetto umano fa della fondazione un esempio innovativo nel panorama culturale spagnolo.

Catapulta: sostenere l’arte spagnola nel mondo

Calparsoro è anche attivo in iniziative più ampie, come il Progetto Catapulta, nato in Spagna su impulso di Francesca Thyssen. Si tratta di una rete di collezionisti che lavora per aumentare la visibilità internazionale degli artisti spagnoli. Tra le attività c’è un premio acquisizione legato ad ArcoMadrid, che sostiene artisti emergenti attraverso l’acquisto delle loro opere da parte di istituzioni straniere. La scultrice June Crespo, vincitrice della prima edizione, vedrà alcune sue opere entrare nella collezione della National Gallery of Art canadese. Questo tipo di sostegno è un pezzo importante nella strategia per promuovere e far crescere l’arte spagnola contemporanea a livello globale.

Collezionismo contemporaneo in Spagna: tra limiti fiscali e nuove speranze

Calparsoro mette in luce un problema concreto: nonostante l’interesse crescente per l’arte spagnola, il settore soffre ancora per alcuni vincoli fiscali, in particolare un’IVA culturale alta rispetto ad altri Paesi europei. Questo frena il mercato interno e pesa su collezionisti e gallerie. Il collezionista invita a cambiare la percezione del collezionismo, che non deve essere visto come un mondo elitario. Oggi molti giovani appassionati, anche con risorse limitate, si stanno affacciando sulla scena culturale con idee e energie nuove. La sua esperienza dimostra quanto sia importante un mecenatismo consapevole, capace di avvicinare arte e comunità. Un modello che, secondo lui, è destinato a crescere in Spagna nel 2024 e negli anni a venire.

Redazione

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